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Giovedì, 31 Ottobre 2013 20:23

Lasciami giocare la mia partita Featured

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un'immagine di bambini che giocano in strada

Dopo aver letto la lettera di Luigi Cabrini un genitore di Casalmorano, che vi invitiamo a leggere sulla nostra pagina facebook Il Calcio è della Gente, non potevamo non riaffrontare l’argomento. Che ci sta molto a cuore, poiché riguarda il futuro dei nostri figli.

Questo genitore nella sua lettera confessa che se potesse tornare indietro direbbe al suo papà: “lasciami giocare in pace la mia partita”; un esempio raro in un contesto, quello giovanile, diventato nel tempo molto peggio del mondo pallonaro dei grandi.

Lungi da noi puntare il dito contro qualcuno o generalizzare sulle colpe di specifiche organizzazioni che gestiscono “un vero e proprio business”, ma da qualche parte bisogna guardare e cambiare. Molti di noi sono genitori, altri lo diventeranno e a tutti farebbe piacere avere dei figli bravi in quello che fanno, ma spesso trasferiamo su di loro le nostre frustrazioni, i nostri fallimenti o peggio ancora i nostri desideri. E allora è qui che intervengono le oltre 7000 scuole calcio italiane che gestiscono un numero enorme di “sogni”, un vero e proprio esercito di calciatori in erba.

Un vero e proprio business che evidentemente funziona, se continuano a nascere nuove scuole calcio, o quantomeno ha funzionato fino ad oggi viste le rette non proprio in linea con la crisi economica che è ormai ben radicata nei tempi che viviamo. Si paga tanto e quando il figlio è più di uno immaginiamo che il sacrificio economico, sostenuto dalle famiglie, è importante.

Il ruolo degli istruttori-educatori delle scuole calcio a questo punto diventa centrale nella crescita dei ragazzi ed il motivo è semplice: il sogno di diventare fenomeni lo realizzano in pochi, molto pochi e quindi questo è l’aspetto principale da curare fin dall’inizio. Non basta, ovvio, un mini corso per essere dei buoni istruttori. Perché se può sembrare facile gestire i bambini, quelli difficili da domare sono i genitori e perché no, anche i nonni.

Tutti vogliono far giocare i propri diletti, tutti vogliono per i propri pargoli una maglia da titolare, tutti sono convinti di avere in casa i più bravi. Nessuna approssimazione è permessa. anche perché la retta incide anche nel rapporto che si viene a creare tra i dirigenti, gli allenatori e i genitori.

Siamo convinti che le organizzazioni che operano sui nostri territori abbiano a cuore le sorti dei nostri figli che operino affinché i problemi di cui sopra siano presi in seria considerazione.

Scene del tipo “sovrapponiti sulla fascia, non stare fermo come un salame, proponiti per il cross” debbono essere severamente proibite, non sappiamo come ma sappiamo che recano danni irreparabili alla crescita non solo sportiva dei bambini e/o ragazzi. A tutela anche di quei padri tranquilli, che sono soddisfatti di vedere il loro pargolo che corricchia e prova a segnare almeno una rete: loro non pensano alla gloria e alla grana futura, si accontentano di scattare mille foto, di fare un filmetto ogni partitella, di rimpinguare l’archivio delle immagini familiari.

In cuor nostro vorremmo che quei genitori apprensivi (“Mettiti subito la felpa che è umido, sei sudato, hai corso troppo…”), scalmanati (“In scivolata, entragli in scivolata, o palla o gamba!”), illusi (“Mio figlio già sono venuti a vederlo per una squadra vera, sto ragazzino tra quattro anni guadagna il doppio di me”), disperati (“Ma lo vedi che hai combinato? Sei una pippa, ecco cosa sei figlio mio, una grandissima pippa!”), che tutti quei genitori schierati a bordo campo restassero a casa, e che anche il campo sparisse, e il mister, e i borsoni e i completini: forse vorremmo solo giocare per tre ore di fila sul prato del parco, dove non gioca più nessuno “perché ci stanno i drogati, i pedofili, gli zingari” o perché non abbiamo più un posto dove farlo.

Vorremmo solo che i nostri bambini siano liberi di giocare, improduttivi, gioiosamente privi di scopo, lontani dagli schemi e dalle frustrazioni degli adulti. 

bambini che giocano in un parco

 

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