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Il nome di questo gruppo blues-rock anni 70 ed il titolo di uno dei loro successi riassume alla perfezione il momento storico e il fine ultimo del nostro Supporter's Trust Sogno Cavese.

Sono trascorsi ben dieci anni da quando, in quello che è stato il mio ultimo anno milanese, ho trascorso tutte le mie ferie in compagnia di pochi compagni di viaggio nel tentativo di diffondere un nuovo modo di intendere il calcio, fatto di partecipazione, trasparenza e democraticità.

Era l'anno dell'ennesima gravissima crisi societaria della Cavese. Era l'estate dell’impegno di tutti i tifosi, culminato nella raccolta fondi gestita dal Comune e finita, col senno di poi, nelle mani sbagliate. Era l'anno della fondazione di Sogno Cavese, con un repentino quanto inaspettato numero di adesioni che raggiunsero le 500 unità.

Senza voler ripercorrere tutte le tappe della nostra travagliata storia, l'aspetto più importante ed emotivamente coinvolgente è indubbiamente esserci ancora, malgrado obiettivi ridimensionati, malgrado numeri ben diversi rispetto a dieci anni orsono, malgrado le mille difficoltà che hanno contraddistinto il nostro passato e accompagnano il nostro presente.

Dal nostro percorso, come noto, è nato il Cava United, il laboratorio calcistico all'interno del quale proviamo a trasporre i principi ispiratori di Sogno Cavese. È indubbiamente complicato operando in un sistema calcio che, in dieci anni, non ha fatto nessun passo in avanti e, probabilmente, addirittura qualcuno indietro. Non è facile per la cronica carenza di “forza lavoro", per l'italica abitudine all' “armiamoci e partite" e, non ultimo, anche per errori commessi, da noi in primis.

Malgrado tutto ciò noi siamo ancora qua. Invecchiati certo, con maggiori responsabilità ed impegni personali, con la difficoltà di garantire un ricambio generazionale e di serrare le fila.

Al raggiungimento di un traguardo e, lasciatemi dire, un decennio può assolutamente definirsi tale, di solito si traccia anche un bilancio. È buona abitudine, con l’obiettivo di migliorare e migliorarsi, concentrarsi sugli aspetti negativi. Voglio tuttavia sovvertire questa buona prassi: non saremo certo riusciti a cambiare il mondo, ma qualcosa di buono saremo pure riusciti a realizzare in questi anni: i nostri appuntamenti dedicati ai bambini (torneo alla Viva il parroco, torneo “Il calcio è della gente!”) sono ormai diventati un appuntamento fisso per la nostra comunità; la collaborazione con la Cooperativa Sociale la Fenice che, oltre alla co-organizzazione del Torneo “Scalciando insieme" si articola in un costante e reciproco sostegno; il Campionato “Quando gli scarpini erano neri" che per alcuni partecipanti è diventato ormai un impegno annuale; i rapporti con gli altri Supporters trust italiani, per alcuni dei quali siamo stati fonte di ispirazione e con i quali si sono rinsaldati negli anni rapporti di stima ed amicizia reciproca.

Se a qualcuno di noi tutto ciò potrà sembrare poco, e magari lo è perché ovviamente si può fare sempre di più e meglio, è bene concentrarsi su quanto lavoro e impegno c'è dietro a ciascuna di queste iniziative e quanto sia sempre più difficile portarle in porto vista l'inesorabilità degli anni che passano e le relative problematiche personali di ciascuno, che fanno della risorsa tempo il bene più scarso e al contempo prezioso.

Abbiamo commesso errori? Tanti! E tanti altri ne commetteremo. A ciò si associa l'unico rimpianto di questa nostra bella avventura, quella di aver perso lungo il nostro cammino molti compagni di viaggio. Ebbene, questi anni trascorsi insieme che hanno cementato rapporti interpersonali, creato nuove amicizie e rinsaldato le vecchie, hanno lasciato intatto un nucleo storico all'interno del quale mai e poi mai si poteva, si può e si potrà mai pensare che gli errori commessi siano frutto di malafede o negligenza. L'unico cruccio è non essere riusciti a trasferire a tutte le persone che abbiamo incrociato lungo il nostro cammino le buone intenzioni che animano il nostro agire, la scrupolosità con la quale negli anni abbiamo assunto decisioni a volte anche piuttosto difficili e l’apertura totale a chiunque volesse fornire un contributo alla nostra causa.

 

È ora quindi di passare ai ringraziamenti.

Un grazie a chi ha reso possibile tutto questo, dal primo socio fondatore di Sogno Cavese, sia esso ancora o meno parte del nostro progetto, al più recente dei soci ordinari.

Grazie a tutti i membri del nostro longevo Consiglio Direttivo in carica.

Grazie ai consulenti di Supporters Direct Europe senza i quali mai avremmo scoperto una nuova prospettiva. E grazie a Supporters in Campo alla cui fondazione abbiamo contribuito in maniera decisiva.

Grazie ai partner che negli anni hanno sostenuto le nostre iniziative.

E infine, il grazie più sentito va alle nostre mogli, compagne, fidanzate, ai figli, alle famiglie in senso più ampio per la pazienza dimostrata in questi anni per tutto il tempo sottratto a Voi e dedicato al nostro sogno, Sogno Cavese!

 

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