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Lunedì, 10 Luglio 2017 00:10

Ora e sempre: viva l’oratorio!

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Torneo “Alla viva il Parroco” 2017 - 5° edizione

di Maurizio Paolillo

 

Per tutti quelli che hanno qualche capello bianco, l’oratorio è il luogo dove si giocava a pallone.

Certo il Parroco non sarebbe stato felicissimo di questa identificazione perché, per lui, a quell’istituzione erano legate altre finalità più coerenti con la propria missione: il catechismo, per esempio, oppure la preparazione delle feste comandate, delle celebrazioni del Santo e così via. Ma per noi ragazzi era quello lo scopo.

Ho detto per quelli che hanno qualche capello bianco perché parlo dell’epoca in cui non c’erano le scuole calcio, e neanche i campi di calcetto, con gli spogliatoi, la doccia e la superficie in erba sintetica.

A quell’epoca, appunto, il luogo deputato alla pratica del gioco che tutti noi tanto amavamo era proprio l’oratorio. Qui si disputavano i tornei, ma si giocavano anche le partitelle estemporanee, quelle che avevano un inizio ma mai una fine, che non vedevano mai un vincitore, le cui squadre si formavano al momento, coi due capitani, i più bravi di tutti, che sceglievano a turno tra gli astanti in attesa. Partitelle che iniziavano dopo pranzo e finivano quando faceva buio e non ci si vedeva proprio più, per cui, in inverno duravano 2 o 3 ore, ma in estate anche 7 o 8.

Queste partitelle costituivano l’occasione per far emergere qualche talento nascosto, ma erano soprattutto lo spunto per fare aggregazione, per far nascere amicizie eccezionalmente durature, in ultima analisi, per creare un tessuto sociale solido e consistente.

Del resto, il nucleo fondativo della nostra associazione si è formato tanti tanti anni fa per l’appunto attorno a un oratorio, quello oramai leggendario del Convento Cappuccino S. Felice.

Quel ricordo suggerisce che, in realtà, non tutti i Parroci fossero proprio scontenti dell’identificazione tra calcio e oratorio. È ben vivo in tanti il ricordo del Priore del Convento, il carissimo Padre Giacomo, che, con aria bonaria, sosteneva ed alimentava questo movimento di centinaia di ragazzi, un’intera generazione, che si è formata, ha lavorato, si è impegnata anche nel sociale: come dimenticare il ruolo svolto da quell’oratorio nei drammatici momenti del post sisma dell’80.

Quel Parroco aveva compreso e esaltato alla sua massima espressione il ruolo del gioco del calcio come motore civile, nonché, naturalmente, come aggregatore spirituale.

È questo il senso, lo scopo profondo della nostra manifestazione, il Torneo “Alla Viva il Parroco”: restituire agli oratori il ruolo educativo, aggregante, socializzante; aiutare queste istituzioni a tornare a svolgere la funzione di laboratorio di esperienze sociali che hanno svolto per decenni a favore di generazioni e generazioni.

Il torneo è giunto quest’anno alla sua 5a edizione. Hanno partecipato 8 oratori, con 12 squadre suddivise in 2 categorie: i nati tra 2007 e 2009 e i più grandi, nati tra 2005 e 2006; un centinaio di ragazzi che, sotto il sole implacabile di questa torrida estate, con oltre 30 gradi all’ombra, si sono sfidati fino all’ultimo secondo per conseguire la vittoria, gioendo ad ogni rete segnata, ma senza storie, senza sceneggiate, senza inutili proteste o noiosissime polemiche.

Hanno vinto tutti coloro che hanno partecipato e, a conferma di ciò, tutti hanno ricevuto lo stesso premio, primi o ultimi che fossero giunti.

A consuntivo bisogna considerare che è stata una giornata tranquilla, filata liscia e senza intoppi. Ancor più che nelle edizioni passate, le sensazioni sono state buone dall'inizio alla fine: c'è stata energia positiva, un clima di cordialità e di collaborazione da parte dei convenuti, nessuna polemica, anzi grandi ringraziamenti e un arrivederci alla prossima volta.

⁠⁠⁠Dopo 5 edizioni forse stiamo riuscendo a far passare il messaggio anche in direzione dei referenti, gli adulti che, accompagnando e organizzando i ragazzi, rappresentano uno snodo fondamentale della manifestazione. Stiamo riuscendo a far penetrare l’idea che, in queste giornate, l’obiettivo non è vincere, ma soltanto partecipare, stare insieme e divertirsi.

Sono questi i segnali che ricerchiamo.

Per citare un pilastro fondamentale di Sogno Cavese, Paolo Pecoraro, “sono segnali piccoli ma nello stesso tempo forti”.                                                                    

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