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Venerdì, 10 Gennaio 2014 18:27

Sogni di cuoio

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Premessa

Avete sentito parlare o visto il film “Sogni di cuoio”?.

Crediamo di no, anche perché come spesso capita questi film non entrano nelle sale e/o nei multisala italiani con tanta facilità. Questo film, poi, essendo un film-documentario le avrà solo sfiorate le sale e quando gli è andata bene è stato proiettato in qualche cineforum in serate a tema.

Oggi iniziamo con il raccontarvi di questa storia, impegnandoci per i prossimi mesi ad organizzare una serata per la proiezione di questo film-documentario sui sogni che muovono le esistenze, un documento sugli aspetti più nascosti del mondo sportivo, ma sopratutto una sofferta vicenda di emigrazione di ritorno.

la copertina del film Sogni di Cuoio

 

Un bel film – documentario del 2004, poco conosciuto ma ben fatto e assolutamente da vedere.

E’ tratto da una vicenda vera: nell’estate 2001, il Fiorenzuola (ora in Eccelenza, allora in C2) sarebbe dovuto diventare la “vetrina europea del calcio sudamericano“. Parola di Alessandro Aleotti, politico e imprenditore milanese. Aleotti, peraltro anche fondatore del Brera calcio, era a capo del progetto: sarebbe diventato il presidente di una squadra completamente sudamericana, e con prevalenza argentina, guidata dall’allenatore Mario Kempes, campione del mondo nel 1978 con l’Argentina.  La vicenda sembrava, già allora mentre accadeva “veramente”, la trama di un film. O meglio ancora un racconto di Soriano.

“Il sogno italiano” del gruppo di calciatori sudamericani però, fu destinato a rimanere solo tale. Il passaggio di proprietà dal presidente del Fiorenzuola, Antonio Villa, ad Alessandro Aleotti e al suo “progetto sudamericano”, rimase infatti “ufficioso” ma senza mai concretizzarsi, tanto che ad ottobre inoltrato la cessione della società ad Aleotti&soci saltò in maniera definitiva. Il Fiorenzuola nel frattempo, in attesa che la trattativa “argentina” si sbloccasse, aveva già iniziato in maniera egregia il campionato, con una squadra giovane zeppa di propri giocatori del vivaio. Per i giocatori argentini, invece, era stata la fine di un sogno cullato ad agosto tra il ritiro in Vallecamonica di Pianborno e l’agriturismo sulle colline piacentine dove erano alloggiati. In attesa di un contratto, che non arrivò mai.

Il film “Sogni di cuoio” diventa così la storia di 20 giocatori argentini e uruguaiani, tutti discendenti da famiglie italiane (quindi con doppio passaporto) che nel 2001 vengono ingaggiati dall’imprenditore Alessandro Aleotti per sostituire in blocco i calciatori del Fiorenzuola. Lo scopo è quello di creare un business, di ottenere un ritorno nella previsione che due o tre di essi esplodano. Per i giocatori, che hanno lasciato a casa famiglia, affetti e lavoro, e un Paese reduce dal “crack economico”, la speranza di riscattare la propria identità ed il miraggio dell’Eldorado italiano, del calcio ricco, del calcio dei sogni. Ad allenare la squadra viene chiamato proprio Mario Kempes, il campione simbolo del riscatto. È un sogno per i venti sudamericani, un sogno che però svanisce in circa quaranta giorni. Ai giocatori ingolositi da false promesse, una volta in Italia, non viene offerto nessun contratto e non vengono pagati. Il film percorre in tempo reale l’altalenante dipanarsi della vicenda catturando nelle testimonianze dei responsabili del progetto, del procuratore, dei tecnici, della gente, dello stesso Kempes, ma soprattutto nel quotidiano dei ragazzi, aspetti inquietanti annidati nel patinato e complesso mondo del pallone. Tra promesse e speranze, entusiasmi e ambiguità, pericolose omissioni e attese estenuanti, la romantica vicenda di un gruppo di ragazzi, che per realizzare il sogno della loro vita sorvolano l’oceano percorrendo a ritroso il tragitto già percorso dagli avi, annega in un dedalo incomprensibile di nodi burocratici, storie di fideiussioni, inconfessati campanilismi.

“Non è solo un film sul calcio – è il commento della regista Elisabetta Pandimiglio -. È anche una storia di immigrazione di ritorno. Il viaggio di questi venti ragazzi fatto anche per capire le proprie origini per capire da dove vengono“. È dunque un film, dal taglio prevalentemente giornalistico, che parla di calcio ma non è un film solamente sul calcio.  E’ la storia di un gruppo di calciatori-lavoratori e del loro tentativo di riscatto sociale.

Un documento sul calcio, su quegli aspetti che dagli spalti di uno stadio è difficile cogliere persino per lo sportivo più attento, ma anche un film sulla circolarità della Storia, sui quegli esseri umani che di generazione in generazione, in una sorta di moto perpetuo, continuano ad attraversare la terra in cerca di un destino migliore.

 

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