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Mercoledì, 29 Gennaio 2014 23:31

Le origini del Football, Anno 1898. Torino e Genova

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Tratto da Bar Frankie

All’inizio mica si sa che è l’inizio. All’inizio lo fai e basta. Poi capisci che è un inizio. Ma soltanto dopo, quando tutto già sta procedendo. Quando la prima volta l’hai già vissuta. Per il football in Italia capitò pressappoco la stessa cosa. C’è stato chi ha portato un pallone di ritorno da qualche viaggio in Gran Bretagna, c’è stato chi ha visto alcuni marinai inglesi prendere a calci una sfera su qualche molo, in attesa di ripartire. E c’è stato qualcuno che ha imitato. Perché qualcuno che imita, stanne pur certo, lo trovi sempre nelle belle storie. Imitare è il primo passo per fare una cosa come si deve, per poterla assimilare e poi farla meglio. Ma questo non c’entra.

il regolamento del giuoco del calcio

Torniamo al football. Torino, Genova. Due città, crocevia di destini, di scoperte scientifiche, di lotte politiche e di amore per il football. All’inizio ci sono queste due città, con la loro curiosità. Bosio, Ferrero da Ventimiglia, il Duca degli Abruzzi nell’ex capitale del Regno, gli inglesi, i marinai, Spensley, Dapples nella città portuale più importante d’Italia. I primi nomi sono questi, c’è poco da fare. È grazie a loro se oggi siamo ancora qua ad appassionarci nel vedere un gruppetto di ragazzi correre dietro ad un pallone.

Se vogliamo fare un po’ di storia come si deve, alcune date sono necessarie. A Torino si giocava al foot-ball (sì, con il trattino…) già verso la fine degli anni’80 del XIX secolo: Bosio, con alcuni colleghi dell’azienda per la quale lavorava aveva formato nel 1887 il Football and Cricket Club Torino, mentre nel 1889 il Duca degli Abruzzi e il marchese Ferrero di Ventimiglia avevano formato una loro squadra, i Nobili Torino. Queste – si dica per inciso per non suscitare disappunto in nessuno – possono essere considerate le due squadre più antiche d’Italia. Ebbero, però, vita breve perché già nel 1891 le stesse si fusero per dar vita all’Internazionale Torino.
A Genova, 120 anni fa, per mano inglese, presso il consolato britannico, nacque il Genoa Cricket and Athletic Club, per dar modo alla numerosa comunità di Sua Maestà di stanza a Genova di praticare i cari giochi della terra natia: cricket e atletica. E il football? Dopo. Verrà dopo. Nella seconda metà degli anni’90, quando un medico inglese diventerà socio del club e aprirà la sezione football, dando la sterzata decisiva per le sorti della società. Il suo nome? James Richardson Spensley.

Un’altra data fondamentale per chi ha voglia di ricordare come tutto ebbe inizio, è quella del 6 gennaio 1898: a Genova si incontrano il Genoa e una selezione formata dai migliori giocatori del Football Club Torino e dell’Internazionale Torino. A dir la verità l’incontro avrebbe dovuto disputarsi l’8 dicembre del 1897, ma la neve abbondante fece rinviare la sfida. Di questa partita sappiamo tutto. Grazie a Gianni Brera che nella sua “Storia critica del calcio in Italia” pubblicò il borderò completo dell’incontro, con tanto di numero di spettatori, incasso, spese. Tutto, insomma. La partita venne vinta dalla squadra torinese, con un goal di Savage, il cassiere incassò un bel ricavo di 64 lire e tutti al termine della sfida andarono a brindare a champagne presso il consolato britannico a Genova. Da quel momento il football non si fermò più. Le due squadre si affrontarono altre volte tra gennaio e marzo, ma ciò che più conta è che sempre in quei giorni si fece strada l’idea di creare un’associazione che stabilisse regole certe e univoche da adottare per giocare al football. E di questo fondamentale momento ne parleremo.

Per il momento vale forse la pena rileggere come La Gazzetta dello Sport concluse il racconto di quella partita:
“Rientrati a Genova i soci del Genoa Cricket and Athletique Club, che già molto cortesemente avevano dato una refezione mattutina ai loro avversari, li invitarono ad un sontuoso pranzo. Lo presiedeva il console inglese Mr. Kean che aveva alla sua destra il marchese Ferrero ed alla sinistra il gentilissimo Mr. Fawcus. Allo champagne il console di S. M. Britannica brindò agli ospiti con parole gentilissime, e gli rispose il marchese Ferrero, augurandosi di veder presto a Torino i footballers genovesi, per riprendersi quegli allori che molto umilmente avevano raccolto poche ore prima i torinesi. E così, fra la più schietta allegria e la più cordiale ospitalità, ebbe termine questa festa dello sport”.

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