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Lunedì, 04 Aprile 2016 11:59

La vittoria ci sorride

la formazione titolare in campo a Nocera Inferiore

A Piedimonte in Nocera Inferiore, valida per la diciassettesima giornata del campionato di terza categoria girone A, si è disputata la gara tra Fidelis Agro e Cava United, terminata con la larga vittoria dei ragazzi di mister Senatore per 4-0.

Il ritorno in campo dopo la quindicinale sosta prefissata dalla FIGC per le festività pasquali, poteva nascondere delle insidie per chi, sicuro della prima posizione in graduatoria, poteva aver lasciato la testa alla sfida di alta quota con il Deportivo Doria. Così non è stato, anche se durante la prima mezzora la formazione metelliana non ha sciorinato una delle migliori prestazioni, merito anche di una buona Fidelis Agro che ha tenuto i ritmi di gioco alti, almeno nella prima parte della gara.

Qualche novità nella formazione titolare che ha visto scendere in campo il seguente undici: Ragone tra i pali, Alessio Ascione, capitan Bisogno, Altobello e Melchionda sulla linea difensiva, Coppola, Carotenuto, Polacco e Murolo sulla linea mediana, Mosca e Senatore in attacco. A disposizione di Senatore: Caso, Danilo Ascione, Mannara, Perfetto, Sammartino, Sica, Ferrara.

Questo terreno di gioco la scorsa stagione ci vide soccombere contro il forte Pro Casolla e mostrò la difficoltà di un campo molto piccolo, dove il pressing la fa da padrone e diventa difficile costruire delle valide trame di gioco. La gara di ieri ha dimostrato, qualora ce ne fosse stato ancora bisogno, che il Cava United ha ormai raggiunto una maturità di squadra tale, che anche la fase di difficoltà è affrontata con la giusta mentalità vincente.

Dopo un buon inizio con Mosca che imbecca Senatore solo in area, il quale cincischia con il pallone sprecando una buona occasione, la Fidelis Agro alza il baricentro andando a pressare addirittura in attacco la squadra di Senatore; la tattica produce buoni effetti, il Cava United ha difficoltà nel costruire azioni pericolose ma continua a far girare la palla, con gli avversari che corrono ma inevitabilmente si stancano. Ragone corre qualche grattacapo su qualche calcio piazzato, ma non deve in sostanza mai intervenire in maniera decisiva, anzi è lo United a sfiorare il vantaggio: cross al bacio di Coppola per Mosca al centro dell’area di rigore, perentorio lo stacco di testa, ma palla colpita male che finisce di poco fuori. Gol mancato.

La prima frazione va sfumando sulla falsa riga di quanto in precedenza raccontato quando i cavesi decidono di alzare il proprio pressing fin nell’area avversaria; pressing che sortisce gli effetti sperati, palla rubata, scambio veloce sulla fascia e palla in mezzo per il tap in facile facile per il ritrovato bomber Mosca, che sblocca il match e manda i suoi al riposo con il prezioso vantaggio.

Il gol di Mosca galvanizza il Cava United che scende in campo per la ripresa da prima della classe, complice anche l’inevitabile calo fisico della Fidelis Agro. I metelliani stringono d’assedio i locali alla ricerca del gol che metterebbe al sicuro la vittoria, e per un quarto d’ora sfiorano in diverse occasioni il raddoppio; raddoppio che arriva sugli sviluppi di un calcio piazzato dall’out destro ad opera di Murolo, che imbecca Altobello nel suo habitat naturale, la mischia in area di rigore, il quale si aggiusta il pallone e lo scarica con violenza verso la porta avversaria: un difensore tenta in tutti i modi di bloccare la traiettoria vincente, ma non può che rallentarne solo la corsa, con il pallone che inevitabilmente termina in rete. Esplode Altobello, sa che ha realizzato un gol importante e corre a festeggiare sotto la Doce, e corre verso papà Antonio abbracciandolo virtualmente attraverso le maledette inferriate. Ci emozioniamo un po’ tutti.

La partita si chiude in pratica qui, giacché l’estremo difensore locale, colto da un momento di follia, prima inveisce e poi aggredisce il direttore di gara, finendo anzitempo la propria partita e lasciando i compagni di squadra con un uomo in meno e sotto di due gol.

C’è il tempo per la consueta girandola di sostituzioni e gli altri due gol di giornata. La terza marcatura arriva dopo una splendida azione personale di Coppola, di nuovo capace di saltare l’uomo come solo lui sa fare, il quale dalla linea di fondo serve un rigore in movimento a Generoso Murolo che non sbaglia, riscattando con un gran secondo tempo una prima parte di gara sottotono. Chiude i giochi capitan Bisogno, cui abbiamo già dedicato un momento di riflessione per il suo primo gol con la maglia dello United, celebrandone anche le doti di ottimo capitano.

Sabato 9 aprile alle ore 15:30 a San Pietro arriva l’Angels Episcopio per un’altra sfida di vertice da giocare tra le mura amiche.

Sosteniamoli fino alla fine, nulla è ancora compiuto.

Pubblicato in Articoli Cava United

una foto di Johan Cruyff

di maurizio paolillo

 

Se n’è andato.

È tornato tra le stelle da dove era venuto, improvvisamente e miracolosamente, all’inizio degli anni settanta.

Anni turbolenti, anni in cui tutto stava cambiando, e tutti si sentivano protagonisti di quel cambiamento. E qualcuno lo era davvero…

Anche nel calcio tutto stava cambiando. E ciò che accadeva nel mondo del pallone prendeva spunto e si riverberava nel mondo del costume, nel modo di pensare, di apparire e di essere.

Il turbine del cambiamento sembrava penetrare ovunque e, nel calcio, era colorato di arancione. Era il colore delle maglie della squadra che incarnò, nei primi anni ’70, il cosiddetto “calcio totale”, che fece comprendere, a chi ebbe la fortuna di vederla, che il calcio fosse il gioco più bello del mondo e lo spettacolo più appassionante ed avvincente che possa esistere.

E al centro di quel turbine c’era un numero 14.

Non il 9 o il 10, i numeri portati dai grandi miti degli stadi. Il 14 è un numero fuori dalle righe, fuori da tutti gli schemi e le convenzioni.

Identificava un personaggio che è stato per tutti un gigante nella storia del calcio. Ma per me, e per tanti ragazzi degli anni settanta, Johan Cruijff è stato letteralmente una leggenda.

Era dotato di classe immensa, corredata da innato carisma. Elegantissimo e potente insieme, ambidestro assoluto, lo si può ricordare per il suo caratteristico modo di calciare d’esterno, per il modo di stare in campo sempre a testa alta, per i suoi micidiali affondo palla al piede che, in venti metri, riuscivano a fare secca l’intera squadra avversaria. Ma fu soprattutto un sensazionale “uomo-squadra”. Ci sono stati altri leader autorevoli come lui, altri cosiddetti “allenatori in campo”, che facevano girare la squadra intorno a sé, dettandone i tempi. Lui era tutto questo, era l’uomo che con gesti e parole disponeva i compagni in campo, dettava le modalità del movimento collettivo, del caos organizzato che rappresentava il marchio di fabbrica della nuova scuola olandese; ma fu anche un grande realizzatore, un idolo e un trascinatore per il pubblico; un grande calciatore, ma anche un allenatore innovativo e carismatico e un manager efficace ed efficiente.

3 volte "Pallone d'oro", segnò 402 gol in 716 partite da professionista.

Prima fece dell’Ajax di Amsterdam una squadra dominatrice e quasi imbattibile: dal ’69 al ’73, disputò 4 finali di Coppa dei Campioni, vincendone 3.

Al Barcellona, continuò a mietere successi da giocatore e soprattutto da allenatore (in 8 anni sulla panchina, 4 campionati consecutivi, una Coppa nazionale, una Coppa delle Coppe e la prima Coppa dei Campioni), ma soprattutto gettò le basi per fare del club catalano (e, per certi versi, della nazionale spagnola) la fantastica compagine che è divenuta negli anni recenti.

Nella sua Nazionale giocò 48 gare segnando 33 reti. Ne fu sempre il leader incontrastato, ma, ai Mondiali di Germania del ‘74, giunse col piglio del “Condottiero Indomito” alla conquista del Mondo.

Gli Orange conquistarono, cammin facendo, il ruolo di protagonisti assoluti di quell’edizione della Coppa del Mondo, con una squadra che appariva ai comuni mortali come un manipolo di superman, grandi atleti e ottimi calciatori, con alcuni campioni assoluti, Ruud Krol e Johan Neeskens su tutti, guidati, in campo e fuori, dal Divino Comandante Cruijff.

Quella era un’epoca in cui i sistemi di gioco erano pochi e chiaramente definiti: c’era il calcio del Nord Europa, il “calcio atletico”, basato su muscoli, corsa, aggressività e possesso palla; c’era il modulo all’italiana, tutto difesa e contropiede; c’era il modulo sudamericano, più propriamente brasiliano, tutto tecnica ed estro, poca tattica e attenzione alla difesa pressoché nulla.

Con gli olandesi cambiava tutto. Tutto era trasformato in un grande magma tattico, in cui il concetto di ruolo perdeva di definizione: i difensori a turno impostavano il gioco e si proiettavano dentro l’area, il centravanti giostrava per tutto il campo fin dentro la propria area di rigore a iniziare l’azione, le punte laterali svariavano su tutto il fronte offensivo e arretravano a prendere palla e favorire gli inserimenti, i centrocampisti erano spesso i finalizzatori principali. Il concetto stesso di difesa era così stravolto da lasciare addirittura esterrefatti: in condizione di non possesso, arretravano tutti dietro la linea del pallone e, improvvisamente e senza un apparente motivo, si lanciavano in stuolo (4, 5, anche 8 giocatori) sul portatore di palla; un pressing parossistico che, in genere, consentiva il recupero e la ripartenza, ma, altrimenti, lasciava inopinatamente l’intero attacco avversario in fuorigioco.

Un caos apparente che il Maestro Gianni Brera, definì, con uno dei suoi classici neologismi panturbiglione. E a governare il panturbiglione c’era lui, Johan Cruyff, uno degli dei dell’Olimpo del calcio, domatore di belve e direttore d’orchestra, profeta di un calcio come forma d’arte e di una vita come sfida continua.

L’Olanda fece la rivoluzione anche fuori dal campo. L'organizzazione del gruppo, i metodi di allenamento, le modalità di relazione fuori del rettangolo di gioco rispecchiavano a pieno quel clima di sconvolgimento culturale che si respirava nelle Università e nelle strade di tutt’Europa. Gli atleti vivevano in modo del tutto rilassato il loro impegno, con un approccio estremamente libero e aperto: furono i primi ad accantonare il tabù del sesso, a superare gli stereotipi dell'astinenza quale presupposto dell'efficienza fisica, tanto che portavano abitualmente, con allegria e disinvoltura, mogli e compagne in ritiro con loro.

Sarà stato forse proprio questo atteggiamento estremamente disinvolto, o forse la non semplice convivenza tra personalità troppo prorompenti, a far sì che quella meravigliosa compagine, che rappresentava un modello inarrivabile, non riuscì in pratica a vincere mai niente, a cominciare dalla finale di quei mondiali tedeschi, che gli atleti arancioni affrontarono da superfavoriti e finirono col perdere proprio contro gli immarcescibili padroni di casa, un elemento che, forse, rende ancor più simpatici e incrementa l’aura di nobiltà di quei prodi cavalieri.

Nulla, in ogni caso, poté mai intaccare l’alone di leggenda che era sorto intorno al loro Grande Condottiero, personaggio magnetico, sempre sopra le righe, stella di prima grandezza capace di restare sempre in bilico nel firmamento e non cadere mai nella polvere.

Una volta dichiarò; ≪Quando l'allenatore dà lo stop senti il cuore che batte vertiginosamente, sembra che debba scoppiarti nel petto: devi riuscire a ricondurlo al suo ritmo normale in meno di due minuti; se non ci riesci è meglio che apri una tabaccheria o tenti di diventare Presidente del Consiglio: vuol dire che hai sbagliato mestiere≫.

Lui, per fortuna, non ha mai tentato di diventare Presidente del Consiglio…

Pubblicato in Articoli Cava United
Domenica, 13 Marzo 2016 21:27

Fuga per la vittoria

esultanza dopo il match con il Deportivo Doria

Ansia e tanta attesa, arrivi al campo per sostenere la tua squadra, non c’è posto per l’auto. In fretta invento un parcheggio, è tutto pronto. I “distinti” si stanno popolando, tanti bambini, bandiere e qualche fumogeno. Onnipresente il mega striscione. Pubblico delle grandi occasioni, siamo in terza categoria, la passione è la stessa, il senso di appartenenza domina. Sono le 15, le squadre scendono in campo, i ragazzi vanno sostenuti, LA DOCE diventa protagonista.

Big match al comunale di San Pietro, a far visita al Cava United è il Deportivo Doria, compagine di Angri che all’andata era riuscita a strappare un punto alla capolista in un match maschio e spigoloso. Partita molto importante in ottica classifica, una sconfitta dei metelliani rimetterebbe tutto in gioco accorciando notevolmente la distanza tra le prime della classe.

Mister Senatore deve fare a meno dello squalificato Polacco, può sorridere però per il pieno recupero di Sica e Mannara, autore di una grande prestazione già in quel di Sarno. Il modulo ormai collaudato è il 4-4-2, tra i pali grande ritorno di Ragone, line difensiva con i “fantastici” 4 con Perfetto, Altobello, Bisogno e Mannara. Novità a centrocampo, è Sica a fare coppia con Carotenuto e sulla sinistra spicca Senatore, a destra il solito Coppola. In avanti Murolo a supporto dell’unica punta Mosca.

Ultimi preparativi, saluto tra le squadre e schieramento in campo. L’incontro può avere inizio. Sin da subito si nota un campo in perfette condizioni e lo United prova a premere con decisione sull’acceleratore. Subito ci prova Mosca, servito in profondità da Coppola, il bomber dello United conta i passi e calcia dai 20 metri di prima intenzione, la mira non è precisa ed il pallone finisce alto sulla traversa. La partita diventa subito maschia e Altobello e Bisogno diventano subito protagonisti, è la loro giornata e lo si vede sin da subito quando ai primi approcci offensivi del Doria intervengono tempestivamente e con rabbia: di qui oggi non si passa. Più il tempo passa più diventa difficile trovare spunti, al 15esimo minuto già si contano almeno 10 fischi a centrocampo. E neanche a dirlo è da una di queste punizioni che nasce il goal. Ventesimo minuto, ennesimo fallo subito da Sica, Altobello batte e allarga molto bene per Coppola che dalla destra entra in area e mette in mezzo, deviazione del portiere che però trova pronto, come al solito, bomber Mosca: stop e tiro, la rete si gonfia e la DOCE esplode, 1-0. Dunque vantaggio United e match che neanche a dirlo si incattivisce. Passano pochi minuti e ancora Coppola semina panico sulla destra, ma questa volta viene falciato senza se e senza ma e la Doce si infiamma. Iniziano a volare i primi cartellini, ma tutto sommato la lealtà sportiva in campo non manca. Lo United corre un paio di pericoli e prima Ragone e poi Murolo sulla linea di porta salvano il risultato; da qui in poi  il match risulterà privo di occasioni fino alla fine del primo tempo ma la grinta e la corsa vista in campo sono assolutamente da prime della classe.

La ripresa inizia con una scaricata di vento e pioggia che non spaventa per nulla i circa 150 tifosi giunti al Comunale di San Pietro. Lo United decide di gestire il vantaggio, nessun cambio per mister Senatore ma l’atteggiamento della squadra è chiaro: non subire neanche un tiro in porta. La linea Maginot costituita dal duo Carotenuto-Sica in prima battuta e poi dai “fantastici” 4 è imperforabile e quando viene superata (una volta in tutto il match) ci pensa Ragone a calare la saracinesca. Come avete potuto ben capire, il copione del match non cambia, United aggressivo in fase passiva e Deportivo Doria che si infrange ripetutamente sul muro cavese senza mai affondare. Dopo 4 minuti di recupero di pura agonia, la DOCE può liberare la sua gioia, i tre punti sono stati portati al caldo. Onore agli avversari e grande festa. 

Da sottolineare una grande prova dell’arbitro, bravo a mantenere la calma e a gestire perfettamente ogni minima situazione spigolosa.

Tre punti fondamentali, che danno morale, grinta e soprattutto classifica. Staccato il Doria a +7, si attende il match del Don Bosco per risistemare la classifica. Grande prova di carattere, squadra arcigna e grintosa, magari non bella da vedere ma sicuramente solida ed autorevole. Ancora 6 partite, 6 finali, 6 battaglie. C’è un campionato da conquistare. Brutti e cattivi, qualcuno dice così. Brutti e cinici dicono altri. VINCENTI forse è la parola giusta. E a noi interessa vincere. VAMOS A GANAR!

Pubblicato in Articoli Cava United
Domenica, 06 Marzo 2016 21:11

Quando il gioco si fa duro…

 

esultanza di Alessandro Mosca al Viscardi

Una piovosa domenica mattina, un avversario ostico, un campo che non ci aveva mai regalato grosse soddisfazioni.

I presupposti per una vittoria dello United non erano sicuramente i migliori, ma quella andata in scena all’“Aniello Viscardi” di Lavorate è una partita che rimarrà nella storia e nella memoria dei protagonisti in campo e sugli spalti.

Non c’è molto da raccontare da un punto di vista tecnico-tattico: è stata una partita dura, combattuta in ogni centimetro di campo, ma ricca di quel pathos che forse solo i campi di periferia sanno regalare.

L’inizio del match è stato sicuramente appannaggio dei ragazzi di Mr Senatore: squadra corta, palla a terra, tanta corsa e voglia di lottare. L’asse Mannara-Melchionda sulla corsia sinistra ha dato filo da torcere alla retroguardia del Lavorate e le rare sortite avversarie hanno visto la porta di Nasta in serio pericolo in occasione di un fuorigioco non rilevato dall’arbitro (bravo il portiere in uscita a fermare l’avversario in un ‘uno contro uno’ da lasciare senza fiato). Malgrado un discreto predominio territoriale, il Cava United tuttavia non si è reso particolarmente pericoloso nella prima frazione di gioco, se non sul piattone di Alessio Ascione di un soffio sulla traversa.

Il secondo tempo è stato invece decisamente emozionante: dopo una nitida occasione da gol scaturita da un bel cross di Melchionda e non finalizzato sul secondo palo da Mosca (bravo il portiere avversario a mantenere la rete inviolata dopo il tocco sottomisura del Bomber), la partita si sblocca grazie ad un calcio di rigore procurato dallo stesso Melchionda e trasformato proprio da Mosca che si lascia perdonare l’errore commesso pochi minuti prima.

All’esultanza dei nostri ragazzi è partita una bagarre incredibile con alcuni calciatori del Lavorate particolarmente nervosi (eufemismo!) nei confronti del portierone Nasta e del centrale Altobello (a proposito, AUGURI DI BUON COMPLEANNO). Gli animi si sono decisamente accesi, con i nostri a fare da ‘pompieri’ agli atteggiamenti ‘incendiari’ degli avversari con l’arbitro che si è limitato ad una breve sospensione della partita: da questo preciso momento, il gioco del calcio ha lasciato spazio alla provocazione costante e continua.

Lo United, grazie alla caparbietà dei ragazzi e alle mosse di Mr Senatore, ha saputo mantenere il risultato e la calma con la giusta maturità, evitando di reagire a qualche decisione dubbia del direttore di gara e alle continue invettive e provocazioni ricevute.

Una prova di carattere incredibile da parte di tutta la squadra, in campo come in panchina. Una calma ed una consapevolezza dei propri mezzi degna di calciatori navigati, tanto più apprezzabile nelle giovani leve: vedere Davide Senatore lottare senza paura su tutti i palloni fino al 95esimo tra avversari tosti, fisicamente prestanti e sicuramente più esperti di lui, piuttosto che la reazione di Mannara ai calcioni presi e agli atteggiamenti intimidatori con sorrisi, strette di mano e ‘pacche sulle spalle’ non ha prezzo!

Oggi lo United non ha solo conquistato i 3 punti: oggi, questi ragazzi, ci hanno dimostrato di esser diventati Uomini!

ALE’ UNITED

Pubblicato in Articoli Cava United

dal dischetto Coppola

Al “Pasquale Vittoria” di Fisciano la capolista Cava United batte i padroni di casa del San Lorenzo Pizzolano e mantiene la testa della classifica, respingendo l’attacco a testa bassa delle inseguitrici.

Pomeriggio nuvoloso con temperatura tutto sommato al di sopra delle medie del periodo e gustoso pre-gara per alcuni tifosi dello United, recatisi presso la vicina “Oasi del Frassineto”, per un fugace pasto vecchia maniera. Prelibatezza di un calcio “ideale” e vissuto in maniera serena, mentre allo stadio di Fisciano il clima in campo non sarà dei migliori, ma ce ne faremo una ragione.

Mister Pasquale Senatore, dopo una settimana di lavoro intenso con il suo staff, effettua un giusto turnover (anche noi in terza categoria ce lo possiamo permettere) e dà spazio a Danilo Ascione al centro della difesa e al diciassettenne Giuseppe Sammartino, esterno di centrocampo. Forfait all’ultimo minuto per Giuseppe Lambiase, vittima di un grave incidente stradale per fortuna senza gravi conseguenze per le persone coinvolte. In campo Caso in porta, linea difensiva con Alessio Ascione, capitan Bisogno, Danilo Ascione e Nunzio Melchionda, centrocampo a partire sempre da destra con Coppola, Carotenuto, Polacco e Sammartino, in attacco la coppia Ferrara, Senatore. A disposizione di mister Senatore: Ragone, Perfetto, Altobello, Di Martino, Milite, Murolo e Laudato.

Cava United parte decisa all’attacco sin dalle prime battute, al fine di chiudere il San Lorenzo Pizzolano nella propria metà campo. E i metelliani ci riescono abbastanza bene, tant’è che dopo pochi minuti trovano già il vantaggio, grazie ad una bella azione sulla sinistra del debuttante Sammartino che una volta arrivato sul fondo, serve un delizioso assist per l’accorrente Polacco, il quale, a distanza di un anno, si ripete sullo stesso campo e batte con precisione l’estremo avversario.

Il vantaggio non placa la furia dello United che continua ad attaccare; passano neanche dieci minuti che dopo un’azione insistita in area di rigore l’attaccante Senatore viene atterrato. E’ calcio di rigore e conseguente espulsione per fallo da ultimo uomo del difensore giallorosso. Sul dischetto va Coppola che non sbaglia. 2-0 per il Cava United e maledizione dei calci di rigore “falliti” superata.

A questo punto la gara è in discesa ma, si sa, noi siamo bravi nel complicarci la vita e una disattenzione difensiva permette ai padroni di casa di accorciare le distanze e riaprire momentaneamente la gara. La partita, nel frattempo, si incattivisce e gli avanti biancoblu subiscono qualche fallo di troppo. Ne fanno le spese Senatore e Coppola che reagiscono con qualche protesta di troppo e vengono ammoniti.

Si va al riposo tra il nervosismo generale, consapevoli che mister Senatore saprà far ritrovare la calma ai suoi ragazzi.

E così sarà. Nella ripresa non c’è partita, lo United colleziona azioni pericolose una dopo l’altra e potrebbe chiudere la gara con molti gol all’attivo.

Il 3-1 è firmato proprio dall’ultimo arrivato, Sammartino, ragazzo che si è fatto ammirare durante le gare del nostro campionato amatoriale e che ha ben impressionato durante la gara di ieri. Il diciassettenne dell’Epitaffio si è regalato, oltre a un’ottima prestazione, anche un gran gol con un sinistro violento dal vertice dell’area di rigore, imparabile per il portiere di casa.

Ci pensa poi Coppola a chiuderla con la sua personale doppietta, dopo un delizioso slalom al limite dell’area di rigore con il quale supera un paio di difensori e conseguente tiro piazzato nell’angolino basso alla sinistra del portiere.

A fine gara solito momento di condivisione con la “Doce”, sempre al seguito dei suoi ragazzi e pronta al sostegno “oltre il novantesimo”.

Il prossimo turno derby “della gente” con il San Vito, che si disputerà sabato al “San Pietro”.

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Una grande Doce al Settembrino di Fratte

Atmosfera delle grandi occasioni al “Settembrino” di Fratte per il match che vede la capolista Cava United affrontare i padroni di casa del Don Bosco 200.

Il Cava United si presenta da prima della classe con al seguito la “Doce”, sempre più spettacolare e pronta come sempre a sostenere e incitare i propri ragazzi.

Mister Senatore schiera lo United con il 4-1-4-1: Caso; Perfetto, Altobello, Carotenuto, Bisogno, Ascione D., Coppola, Polacco, Mosca, Lambiase, Senatore.

I minuti iniziali della gara trascorrono con le squadre volte a studiare i punti deboli dell’avversario e le azioni pericolose tardano ad arrivare.

Lo United sembra svegliarsi e, sostenuto da un gran tifo, inizia a creare gioco puntando molto sull’out di sinistra con Senatore molto attivo. E proprio da un’azione insistita di Senatore sblocca la gara: il giovane attaccante mette palla al centro dell’area di rigore dove Lambiase, incredibilmente solo, dopo un grande controllo tira ma la sua conclusione è murata dal portiere; sulla ribattuta si fionda Polacco e gol: United in vantaggio. La Doce in delirio!! Solo le transenne non permettono l’abbraccio tra i tifosi e Polacco.

Il Don Bosco 200 risponde con una conclusione dalla distanza che sembrerebbe innocua ma che colpisce la parte alta della traversa.

Poco dopo ancora pericolosa la squadra di casa con un calcio da fermo e, nella mischia in area di rigore, Altobello spazza colpendo un avversario sulla schiena: la palla carambola di poco fuori e pericolo sventato per lo United.

Sul finire della prima frazione di gioco, Cava United ancora pericoloso con un calcio d’angolo battuto magistralmente da Lambiase e Altobello, solo, colpisce la palla di interno e scheggia la traversa.

Fine primo tempo: 0-1!

Il secondo tempo vede incredibilmente uno United rinunciatario e la squadra lunga, e il Don Bosco 200, pur non essendo brillante come nella seconda parte del primo tempo, trova più spazio e inizia a prendere coraggio.

Il gol del pareggio arriva da un errato disimpegno di Carotenuto che scarica la palla sulla destra per Perfetto, il quale è anticipato dall’avversario e segna con un tiro cross diretto all’incrocio dei pali: impossibile intervenire per Caso e pareggio dei padroni di casa.  

Lo United è in difficoltà e la voce dei propri sostenitori si fa sempre più forte. I ragazzi più che mai hanno bisogno di loro.

Mister Senatore effettua un cambio cercando di dare più ossigeno al centrocampo, dentro Milite fuori Lambiase, ma la squadra pur mantenendo uno sterile predominio territoriale stenta a costruire occasioni da gol.

All’80’ minuto il Don Bosco 200 trova il vantaggio: tiro dalla distanza, apparentemente poco pericoloso, Caso interviene in tuffo e respinge con poca decisione. Il più lesto è l’attaccante di casa che a due passi dalla porta insacca e porta la squadra in vantaggio.

La Doce non molla e continua ad incitare i propri ragazzi.

Lo United ha una reazione, Coppola verticalizza per Senatore che scatta sul filo del fuorigioco e inganna la difesa avversaria ma, a tu per tu con il portiere, si fa murare il tiro dall’ottimo intervento dell’estremo arancione.

Mister Senatore tenta la carta Ferrara a 3’ dal termine ma, purtroppo, niente da fare: triplice fischio e arriva la prima sconfitta per lo United!

Nonostante la prima gara persa, lo United conserva la vetta della classifica e questa battuta d’arresto servirà a far crescere il gruppo guidato da Mister Senatore.

I tanti sostenitori giunti da Cava applaudono i propri ragazzi e, come abitualmente succede al termine di ogni gara, si salutano intonando i cori che accompagnano la squadra da un anno e mezzo ormai.

Non sarà una sconfitta a far svanire i sogni del Cava United!

Alè United!

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La partita Cava United Villa

Aria gelida e vento, ottava giornata al Comunale di San Pietro, gioca lo UNITED. Avversario di turno il Villa 2015, squadra ultima in classifica con un solo punto in cascina. Squadra abbordabile sulla carta, ma il campo dirà l’opposto. Ne viene fuori infatti un match apertissimo e ricco di goal con un’ottima prova da parte del team di Fisciano. Deludente la prestazione degli uomini di casa, ma il bottino pieno finale può far sorridere la capolista.

Passiamo al match. Mister Pasquale Senatore deve fare i conti con tantissime assenze, mancano all’appello infatti Mannara, Melchionda, Salsano, Ascione A., Mazzini, Sica, Lodato, Quadrano e Ragone. Si ritorna al 4-4-2, modulo con il quale lo United si è espresso sicuramente al meglio. Tra i pali Caso, linea a quattro con Perfetto, Bisogno e Altobello, a sinistra l’unico di ruolo sarebbe Todisco ma mister Senatore decide di dare fiducia a Polacco in una posizione inedita per lui. In mediana spazio dunque a Lambiase in coppia con l’onnipresente Carotenuto, sugli esterni Coppola e Murolo a sostegno della giovane coppia Senatore-Nasta, panchina per bomber Mosca e Ferrara.

Match che appare sin da subito spigoloso, con le occasioni però che non tardano a venire. Minuto 18, è il solito Coppola a prendersi la squadra sulle spalle e ad innescare Nasta che a porta spalancata spara alto. Passano pochi minuti e Senatore, in seguito ad un’azione confusa, si ritrova il pallone sul destro ma da pochi metri tira a lato. Il tempo passa ed i padroni di casa non riescono a prendere il pallino del gioco in mano, i reparti sono troppo lontani tra loro e le ingenuità sono all’ordine del giorno. Al minuto 35, in seguito all’ennesimo fallo inutile, gli ospiti conquistano una punizione dal limite dell’area: tiro violento, la barriera si apre e Caso compie un miracolo deviando in angolo. I ragazzi di Senatore continuano ad essere disordinati e si punta esclusivamente a dar fiducia alle giocate dei singoli. Decisione che in pratica viene pagata, infatti al 40esimo è Coppola che servito al limite dell’area dribbla prima un avversario e dalla sinistra calcia ad incrociare nell’angolino, nulla da fare per il portiere ed è 1-0. Neanche il vantaggio riesce a dare sicurezza e autorevolezza allo United, da sottolineare la prova di Giordano che da solo riesce a mantenere in apprensione l’intera retroguardia metelliana. Proprio il capitano del Villa, a pochi istanti dal fischio finale della prima frazione di gioco, riesce a rubar palla a Bisogno al limite dell’area presentandosi a tu per tu con Caso, battendolo con un toco delizioso: è 1 a 1, si va negli spogliatoi.

Nella ripresa la musica non cambia, nessun cambio per lo United e ancora squadra lunga. Inoltre si gioca con un nemico in più, il vento. Lambiase non sembra in giornata, fatica a dettare i ritmi, Murolo appare spento e allora ci si affida ai più attivi Nasta, Senatore e il solito Coppola. Minuto 51, è proprio l’esterno cavese, in un palese stato di grazia, a lasciare sul posto un paio di avversari, cross velenoso da dentro l’area che trova l’intervento maldestro di un difensore del Villa, palla in rete e nuovo vantaggio United. Svolta della partita? Macchè. Passano pochi minuti e su azione da calcio d’angolo in proprio favore, Bisogno and co. si lasciano trovare impreparatissimi sul capovolgimento di fronte. Carotenuto e Polacco sbagliano i tempi di uscita ed è ancora Giordano a trafiggere un incolpevole Caso: 2-2. Dopo l’ennesimo schiaffo ecco però entrare in gioco l’orgoglio dei padroni di casa i quali si riversano con caparbietà nella metà campo avversaria. Primo cambio per lo United, dentro Mosca e fuori un impalpabile Murolo. Minuto 67, è Senatore, lanciato in azione di contropiede a bruciare sul tempo difensore e portiere avversario, tocco di giustezza e palla sotto la traversa, 3 a 2 e tutti ad esultare. Con il nuovo vantaggio arriva il secondo cambio per mister Senatore, dentro Ascione per Lambiase, Polacco torna nel suo ruolo e Altobello viene spostato a sinistra. Partita che si mette in discesa e al 75esimo è Mosca a chiuderla con gol di rapina. Nel finale spazio per Di Martino, fuori Coppola, tanti applausi per lui, Perfetto passa a centrocampo, Altobello a destra e Ascione a sinistra, stabilendo forse il record di terzini sinistri non di ruolo cambiati nell’arco di una sola partita. Match che non regala più emozioni, finisce 4-2, tra gli applausi della Doce che nel frattempo tira un sospiro di sollievo visto l’andamento della partita.

Sicuramente non una prova brillante, ma i motivi per essere felici ci sono tutti. In primis i 3 punti unitamente al carattere mostrato dalla squadra, in secondo luogo  i risultati provenienti dagli altri campi. Lo United resta in vetta e allunga, magari non gioca benissimo, ma si sa che nel calcio contano i 3 punti. L’obiettivo resta immutato, brutti e vincenti, VAMOS A GANAR.

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Riprende il campionato e termina con un pareggio la lunga pausa natalizia.

una fase di gioco del difficile match di Lavorate contro l'Angels Episcopio

Questi giorni festivi hanno visto il rientro in città di tanti emigranti, addirittura dalla lontana Los Angeles e pronto alla sua prima gara dopo due anni, c’è il gran debutto di Peppe “a’nfrmer”, il quale durante la gara si diletterà anche in spezzoni ultracomici di radiocronaca.

L’attesa è tanta e fortunatamente in questi giorni i tifosi dello United hanno avuto anche altri impegni, che hanno leggermente smorzato la trepidazione per l’importante partita di Lavorate contro l’Angels Episcopio.

Ospiti della tifoseria dello Spartak Lidense di Ostia, la “Doce” ha partecipato a un incontro nazionale tra tutte quelle squadre che stanno impegnandosi nel fare calcio dal basso. Si tratta di un movimento calcistico nella sua fase embrionale con alla sua radice tante realtà che, qualora sia possibile e qualora ci fosse una benché minima condizione, realizzano un calcio partecipato dalla base, con ideali puliti e con passione, indipendentemente dall'estrazione di provenienza, sia essa di radice politica, sociale, sportiva o calcistica che sia. Nell’ascoltare i ragazzi di Napoli e di Taranto, quelli di Roma, Bari, Firenze etc... siamo convinti che ci siano tante parole comuni che ci uniscono. Le diversità non vanno deposte, né nascoste, anzi. Esse possono rappresentare un patrimonio e il valore aggiunto di ciascuna realtà territoriale, ma non vanno ostentate. Occorre far funzionare i neuroni e questo si spera non siano solo le nostre considerazioni, ma le riflessioni finali dell'intera platea che ha partecipato alla riunione di martedì 5 gennaio a Roma. 

Fatto questo giusto preambolo sugli eventi d’inizio anno, veniamo alla prima partita ufficiale del 2016. Come sopra evidenziato si gioca in casa dell’Angels Episcopio, formazione che durante le festività ha badato a rinforzare la rosa con l’acquisto di tre importanti pedine per lo scacchiere di mister Molisse, al fine di puntare alla vittoria diretta del campionato.

Sul fronte Cava United numerose le assenze dovute a infortuni e malanni di stagione, ma comunque un’ottima rosa a disposizione di mister Senatore.

Queste le formazioni che sono schierate sul terreno di gioco del “Viscardi” di Sarno:

ANGELS EPISCOPIO: Pappacena, Bocchi, Fiore, Rega, Adiletta C.,(6st Gaudiello), Gigi, La Rocca(40st Fortes),Mancuso, Sabatino (38st Gaito), Parziale (42st Pellegrino), Esposito (30st Da Luz)
A disposizione: Adiletta G, Angelino Allenatore: Molisse Antonio.

CAVA UNITED : Ragone (38st Caso), Perfetto, Ascione D, Carotenuto, Altobello, Bisogno, Coppola, Polacco, Mosca, Ferrara (27st Senatore), Lambiase (33st Milite). A disposizione: Nasta, Sica, Di Martino, Ascione A. Allenatore : Senatore Pasquale.

ARBITRO: Robertiello di Salerno.

Da Cava una trentina di supporters che non faranno mancare per un solo minuto il proprio incitamento.

La partita in sé regala pochissime emozioni e sul tabellino annotiamo rarissime situazioni pericolose; le squadre pensano prima a non prenderle e poi eventualmente a cercare delle soluzioni di attacco, dividendosi la posta in palio anche come situazioni di gioco. La prima frazione è a tratti noiosa per chi vi assiste, mentre in campo non manca l’agonismo esasperato, con qualche colpo di troppo tra i protagonisti e un bravissimo Mancuso per i padroni di casa, cui non servirebbero certi comportamenti oltre le regole. Nella ripresa solito canovaccio con le squadre che si allungano, accusando un calo fisico evidente, e con un paio di recriminazioni per parte.

La prima vede protagonista la buona giacchetta nera che in occasione di un calcio piazzato in favore del Cava United fischia un fallo a Milite per una spinta inesistente, proprio mentre Ascione incornava perfettamente e mandava la palla in fondo al sacco; la seconda vede ergersi a protagonisti il nostro Altobello che ferma in maniera impeccabile l’attaccante arancione Parziale, il quale in un primo momento si era ben girato eludendo la sua marcatura e si avviava verso la porta metelliana.

Il pareggio è comunque il risultato giusto per quello che si è visto in campo, anzi "non visto", poiché lo United ci ha abituato a ben altre prestazioni, ma di questo bisogna dare anche merito ai coriacei avversari che hanno disputato una partita molto grintosa senza lasciare nulla al caso.

Ritorniamo a casa con un buon punto, sempre più consapevoli che sarà dura fino alla fine, ma lo sarà anche per i nostri avversari perché Cava United è dura a morire.

A inizio gara abbiamo ricordato in silenzio due dei più grandi tifosi della nostra città (Eduardo e Salvatore), mentre nel finale nel cielo di Sarno echeggiava il tifo della Doce lanciato direttamente dai ragazzi in campo. Bellissimo.

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Tre punti sotto l’ albero per il Cava United che nell’ ultima gara dell’ anno solare batte non senza difficoltà la coriacea Fidelis Agro per 2-1 e consolida il primato in classifica generale!

il gol del 2-0 realizzato da Ferrara

Ritorna alla vittoria il Cava United di mister Senatore; dopo il pari racimolato al Novi di Angri, infatti, arrivano tre punti fondamentali contro una squadra arcigna, quella della Fidelis Agro, che non ha mai smesso di crederci e ha lottato fino al 90’, dando filo da torcere alla compagine bianco blu. Primo tempo nettamente di marca blufonçe col Cava United capace di portarsi sul 2-0 grazie alle reti di Coppola e Ferrara e di sfiorare più volte la rete con lo stesso Ferrara prima e Mosca poi. Nella ripresa, invece, gli ospiti approfittano del calo psicofisico dello United, alzano il baricentro e trovano a 5’ dalla fine la rete che riapre pericolosamente il match. Passiamo alla cronaca. Mister Senatore cambia qualche interprete ma non il modulo rispetto alla precedente uscita in quel di Angri: in porta c’ è Caso, a centrocampo Lambiase rileva il battagliero Carotenuto, mentre nel reparto offensivo il buon Ferrara rileva Senatore, autore di un grande avvio di stagione, ma appiedato dal giudice sportivo. Il Cava United , come di consueto, inizia in sordina e nei primissimi minuti concede qualcosa di troppo agli avversari che si rendono pericolosi con un traversone dalla destra, sul quale però è tempestivo l’ intervento di capitan Bisogno che libera l’ area di rigore. Col passare dei minuti il Cava United guadagna campo e chiude gli avversari nella propria metà campo. Alla prima azione pericolosa i bianco blu passano in vantaggio: Lambiase, autore di una prestazione superba quest’ oggi, accende la lampadina e con un gran lancio pesca Coppola defilato sulla sinistra; il numero 7 del Cava United controlla, si accentra e fa partire un destro poderoso che termina la sua corsa all’ incrocio dei pali. Eurogol di Coppola che trova la seconda realizzazione stagionale, dopo il gol alla prima giornata, e corre ad esultare sotto la Doçe.  Poco dopo è ancora lo scatenato Coppola a rendersi pericoloso con un tiro cross dalla sinistra, ma il portiere avversario è attento e blocca in due tempi. La reazione della Fidelis Agro è tutta nel tentativo, velleitario e senza troppe pretese del numero 9, che ci prova dalla lunghissima distanza, ma la sfera finisce docile docile tra le braccia di Caso. Lo United insiste e a metà frazione Ferrara fa le prove del gol: gran punizione del numero 10 del Cava United che colpisce però l’ incrocio dei pali a portiere battuto. La pressione esercitata dal Cava United porta i suoi frutti; infatti il 2-0 è cosa fatta al 35’ quando Ferrara si avventa come un falco su un pallone vagante in area di rigore e a tu per tu col portiere incrocia bene il sinistro mandando il pallone nell’ angolino basso. La prima frazione si chiude ancora con un’ occasione di marca bianco blu: questa volta è bomber Mosca ad andare vicino alla marcatura, ma il centravanti, servito ottimamente da Murolo, spedisce alto da buona posizione. Nella ripresa i ragazzi di mister Senatore calano vistosamente e permettono il rientro degli avversari che dopo una manciata di minuti sfiorano il gol: erroraccio in fase di disimpegno di Lambiase; palla che finisce sui piedi del centravanti della Fidelis Agro che batte a colpo sicuro, ma Caso è a dir poco miracoloso nell’ allungarsi alla sua sinistra e respingere la sfera. Il Cava United si affida alle ripartenze e su una di queste è ancora Mosca ad andare vicino al gol, ma il numero 9 blufonçe trova sulla sua strada l’ ottima risposta dell’ estremo difensore avversario che vola a deviare in angolo. A 5’ dal termine arriva l’ episodio che potrebbe cambiare l’ inzerzia del match: Mannara atterra un avversario in area di rigore; l’ arbitro non ha dubbi e concede il penalty. Dagli undici metri si presenta il numero 10 della Fidelis Agro che si fa ipnotizzare da un reattivo Caso, prestazione maiuscola la sua alla seconda da titolare quest’ anno, ma sulla ribattuta il più lesto è lo stesso calciatore in maglia gialla che ribadisce in gol e accorcia le distanze sul 2-1. I restanti minuti sono una sofferenza anche se accade poco o nulla. Finisce così, come di consueto quest’ anno dalle parti di San Pietro, con il Cava United in festa sotto la Doçe a gioire per una vittoria meritata e sofferta che chiude così l’ anno solare dei bianco blu; un anno da ricordare condito da gioie e dolori, ma comunque da emozioni forti che sono destinate a rimanere impresse nella mente di chi vive quest’ ambiente.

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Martedì, 15 Dicembre 2015 22:05

La rivoluzione latente del nostro povero calcio

i presenti alla due giorni di Taranto

Il seguente articolo di Tommaso Magrini è stato pubblicato dal settimanale Pagina 99

«Andavamo in curva una volta e ci andiamo ancora. La differenza è che adesso la squadra è nostra». David Miani è vicepresidente e amministratore delegato dell’US Ancona 1905, la prima società di calcio professionistica in Italia ad avere come proprietari i suoi tifosi. Siamo nel 2010. La storica Ancona fallisce e a un gruppo di supporter viene un’idea rivoluzionaria, almeno per l’Italia: mettersi insieme e gestire direttamente la propria squadra del cuore. Nasce così “Sosteniamo l’Ancona”, un’associazione di tifosi senza scopo di lucro che inizialmente deteneva il 2% e aveva due posti nel cda del nuovo club. «Per quattro anni abbiamo lavorato fianco a fianco dei dirigenti, riportando la squadra dall’Eccellenza alla Lega Pro», spiega Miani. Lo scorso giugno la svolta. Il patron Andrea Marinelli decide di cedere la società ai tifosi. Oggi l’Us Ancona il cui presidente onorario è il sindaco Fiorello Gramillano  è una società gestita in modo sostenibile, con grande attenzione al settore giovanile e, ovviamente, alle richieste dei suoi sostenitori. «Abbiamo1100 socie decidiamo tutto insieme. Finché ci saremo noi non potrà arrivare nessuno da fuori, prendersi la società con scopi poco chiari e portarla poi al fallimento, come accade spesso nel calcio italiano». Quella dell’azionariato popolare (o più precisamente dei supporters trust)è una realtà consolidata in molti Paesi europei, se non addirittura la regola.«Il Regno Unito ha la tradizione più longeva e il maggior numero di associazioni, più di 180. Germania e Svezia sono il massimo per il coinvolgimento diretto dei tifosi nei processi decisionali dei club», spiega Ben Shave,responsabile per lo sviluppo di “Supporters Direct Europe”, un’organizzazione che assiste i tifosi decisi a formare un trust. «Aiutiamo solo le associazioni aperte, democratiche e no profit», continua Shave. «Oggi seguiamo oltre 300 trust in più di 20 Paesi europei». Nel calcio britannico il fenomeno è di portata generale. Quasi il 70% dei club nelle prime cinque categorie tra Inghilterra e Scozia ha in seno un supporters trust. Solo per fermarsi alla Premier League gli esempi più celebri sono Manchester United, Arsenal e Tottenham. Questi gruppi hanno iniettato quasi 30 milioni di euro solo attraverso le quote sociali e hanno salvato più di un club prossimo al fallimento, come accaduto con lo Swansea.

Nei primi anni Novanta in Spagna quasi tutti i club professionistici sono stati obbligati a diventare società sportive per azioni, finite in mano a moltissimi tifosi:l’esempio più celebre,il Barcellona,conta più di 170 mila soci.

E l’Italia? In ritardo, ma sta arrivando. Dal 2010 a oggi il numero dei trust è cresciuto notevolmente. «Il tifoso non può essere assimilato a un cliente: non considera la propria squadra alla stregua di un prodotto commerciale e stringe un legame destinato a durare per sempre». Così la vede Diego Riva, il presidente di “Supporters in Campo”, organizzazione impegnata da anni nella diffusione in Italia di un modello partecipativo per la proprietà e la gestione delle società sportive. «L’interesse sta crescendo, ormai rappresentiamo più di venti associazioni di tifosi»,spiega. Il ritardo, secondo Riva, non è motivato da ostacoli normativi. «Certo, in alcuni Paesi europei ci sono leggi che regolano la partecipazione dei tifosi e strumenti che facilitano l’aggregazione, ma la principale differenza è il background sociale e culturale. C’è bisogno di un modo diverso di vedere il calcio, che dovrebbe essere espressione di una città e non un modo per fare business. La vera sfida è il radicamento della società in un territorio di riferimento, aggregando le forze economiche locali e coinvolgendo direttamente i tifosi in processi democratici partecipativi. Sono loro il vero capitale dei club».

Gli esempi italiani si trovano per lo più nelle serie minori. Da Taranto a Lucca fino a Tortona, dove il trust “Noi Siamo il Derthona” è  riuscito a sottoscrivere un contratto di licenza esclusiva per l’utilizzo del marchio Derthona F.B.C. 1908, club che milita in serie D. «Tra i nostri soci ci sono tutte le tipologie di tifoso, i ragazzi che aderiscono al movimento ultras come gli anziani che vanno in tribuna da una vita», racconta Andrea Freddo. «Il nostro obiettivo è ottenere una quota di partecipazione e puntare tutto sull’identità storica, culturale e sociale della nostra squadra e della nostra città. Purtroppo in Italia prevale il sospetto verso qualsiasi forma di associazionismo tra i tifosi. C’è un po’questa mentalità da padre padrone, secondo la quale chi mette i soldi deve decidere per conto proprio». Capita allora che talvolta, trovandosi chiusa la porta, i tifosi creino una nuova squadra a propria immagine e somiglianza. È il caso di Sulmona, dove dopo dieci anni complicati tra cessioni societarie, debiti e stipendi non pagati, i tifosi rompono con lo storico club cittadino e ne fondano uno nuovo, l’Asd Ovidiana,anche a costo di ripartire dalla Terza Categoria.«Siamo quasi tutti giovanissimi e soprattutto anarchici», spiega Oreste De Deo. «Non abbiamo uno statuto vero e proprio, ma ci troviamo tutti insieme per prendere le decisioni. Siamo un club popolare in tutti i sensi». Risultato? L’Ovidiana fa più spettatori del Pro Sulmona, che però gioca in serie D.

Ma è anche il caso di Cava de’ Tirreni, dove l’associazione Sogno Cavese ha dato vita al proprio club comunitario Cava United, che milita nella Terza Categoria campana. «Oggi ciò che ci spinge ancora a seguire una squadra di calcio ed un pallone che rotola si trova al gradino più basso del calcio italiano. Ma non ci importa nulla, abbiamo la squadra che vogliamo, abbiamo la squadra a nostra immagine e somiglianza, abbiamo Cava United», racconta Maurizio Alfieri.«Abbiamo chiuso con quel calcio fatto di soldi, fallimenti e operazioni non sempre lecite. La nostra è una società senza padroni dove ognuno è importante. Abbiamo creato una cooperativa sportiva con uno statuto blindato con due categorie di soci: cooperatori e finanziatori». L’organo direttivo è formato sempre per due terzi da cooperatori e per un terzo da finanziatori. «In questo modo - prosegue Alfieri -impediamo che la maggioranza possa cambiare dall’oggi al domani e garantiamo la continuità dei valori della squadra. Visto che in Italia non c’è una legge ad hoc, noi il modello ce lo siamo inventati da soli, dal basso». Ma i supporters trust non rappresentano solo la nostalgia di un calcio romantico. «Macché, quelle sono fesserie che ci siamo messi in testa» prosegue Alfieri. «La partecipazione diretta è sinonimo di un modello organizzativo nuovo che può portare tutta una serie di benefici, anche economici, ai club e al territorio».

Ne è convinto Walter Campanile, presidente di My Roma, primo esempio di azionariato popolare nella Serie A italiana. «La partecipazione diretta dei tifosi può contribuire a una serie di servizi indotti capaci di generare introiti importanti. Nei nostri primi anni di attività in sinergia con la Roma, dopo la nascita nel 2009, abbiamo contribuito a creare delle iniziative, dalla nuova biglietteria alle audio descrizioni delle partite per i tifosi non vedenti. Abbiamo avviato una campagna di sensibilizzazione nei confronti delle giovanili,le cui gare fino a qualche anno fa richiamava-no pochissime persone». My Roma detiene un pacchetto di azioni che garantisce un posto alle assemblee degli azionisti del club. «Ma all’ultima non siamo neppure andati», spiega Campanile.«È inutile perdere tempo,non ci ascoltano. Qualcuno che sta dall’a ltra parte dell’oceano ha deciso di cambiare lo stemma della nostra squadra per motivi di merchandising senza nemmeno consultarci». E così, in attesa di una legge che non c’è,i club si arrabattano tra bilanci in rosso, fallimenti e ripartenze più o meno stentate. «Chi gestisce il calcio italiano non ha compreso le enormi potenzialità sprecate», ripetono in coro i protagonisti dei trust italiani. Nel frattempo l'innovazione è partita, dal basso. Nella speranza che se ne accorgano anche ai piani alti.

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