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Mercoledì, 14 Novembre 2018 20:34

E quando perdi ti amo ancor di più

Dopo cinque vittorie consecutive, tre in campionato e due in coppa, quindici gol realizzati e nessuno subito, sabato u.s. è arrivata la prima sconfitta della stagione 2018/2019: due sberle dalla capolista Polisportiva Baronissi, probabilmente in questo momento più pronta in gare dove la posta in palio è più alta.
In ogno caso l'analisi tecnica della gara persa al "Desiderio" è compito dello staff, mentre l'obiettivo di questa fanzine, scritta ricordiamolo dai sostenitori e soci del Cava United, ha il preciso dovere di rafforzare con convinzione alcuni importanti concetti. 

Vincere aiuta a vincere, ma la magia del calcio è anche nella sconfitta.
Che la vittoria sia per lo più una questione di testa non é una scoperta. La mentalità vincente è un mix magico di determinazione, autocontrollo, rabbia, serenità, motivazione, capacità di leggere le intenzioni dell’avversario e del compagno: tutti elementi in cui la testa fa la differenza.
Vincere quindi aiuta a vincere… ma la magia dello sport, nel nostro caso il calcio, è anche e soprattutto nella sconfitta. È banale sottolinearlo, ma in tutti gli sport il vincitore é uno, o una sola squadra, i partecipanti e gli sconfitti molti. Eppure alla fine di una partita, frustrati dalla sconfitta, i nostri ragazzi sono già pronti a riprendere gli allenamenti e ad attendere il momento della rivincita, sopportando impegno e rinunce per un obiettivo sportivo, un impegno che si scontra con la durezza della sconfitta, la percezione del limite e l’evidenza, in alcune gare, della superiorità di un avversario.
Da umili aspiranti educatori il nostro compito è, anche attraverso le pagine di questo foglio, trasmettere serenità ed equilibrio; in questi quattro anni di attività agonistica una cosa l'abbiamo imparata: è assolutamente difficile gestire sia la vittoria, sia la sconfitta.
Entrambe queste situazioni rischiano di produrre effetti non voluti: eccessiva presunzione la vittoria, depressione e mancanza di autostima la sconfitta.
In ambedue i casi, però, non conta tanto il verdetto finale, quanto piuttosto la gestione del verdetto stesso. Perché tutto ciò avvenga, non dimentichiamolo mai, bisogna coinvolgersi con impegno, determinazione, professionalità, passione, energia e curiosità. Nel calcio come nella vita.

Noi?
Come recita il titolo di questo articolo,  quando perdi ti amo ancor di più!
Alé United.
Pubblicato in Articoli Cava United
Sabato, 10 Novembre 2018 13:58

"Venti" folli

tutta la squadra saluta i tifosi

Domenica 4 novembre, campo sportivo comunale di San Marzano sul Sarno. Sono le 17 circa e la gara tra i locali dell'Atletico Pagani e i metelliani del Cava United è terminata da una mezz'ora o giù di lì.

Netta la vittoria per gli ospiti guidati da mister Longino; il tecnico pregiatese è soddisfatto, si coccola i suoi, dà una pacca sulla spalla a chi è stato in panchina con lui, consapevole che l'armonia di queste prime settimane è merito soprattutto di chi sta giocando meno degli altri: sostegno incondizionato ai propri compagni in campo e grandissima serietà nel farsi trovare pronti quando chiamati in causa. Un allenatore non può chiedere di più.

In quel momento il presidente dell'Atletico Pagani si avvicina al gruppo cavese fuori dagli spogliatoi (qualche ritardatario è ancora sotto la doccia), e con fare meravigliato indica i venti folli che ancora assiepano la tribuna di fronte: "da quando è finita la gara non hanno smesso di cantare, li avete resi felici".

Come non essere contenti di quello che si sta creando tra i ragazzi e noi che ne siamo i tifosi, i fratelli, gli amici, la famiglia: l'immagine di fine gara, con tutta la squadra a salutare la Doce, testimonia in pieno lo spirito "United" finalmente ritrovato.

Il capitano Altobello (capitan Bisogno infortunato), attraverso il suo profilo facebook lo dice chiaramente "Da soli si cammina veloci, ma insieme si va lontano...", parole che sicuramente avranno fatto eco anche nello spogliatoio  dei ragazzi dell'under 19; infatti la tenacia con cui hanno affrontato il quotatissimo Faiano, fa il paio alla prestazione dei ragazzi della prima squadra.

Ora, però, arriva a Cava una delle squadre che sulla carta è stata costruita per vincere il campionato, quel Baronissi di Avallone e compagni che vuole tentare subito il ritorno in prima categoria. Pertanto non dovrà mancare la giusta attenzione e non dovrà mancare il supporto di quei venti folli, che sulle note di "Vulesse addeventare nu brigante", in quel di San Marzano, invocavano il risveglio della passione United.

Pubblicato in Articoli Cava United
Sabato, 27 Ottobre 2018 13:06

Nati dalla gente

La cooperativa sportiva Cava United Football Club è un laboratorio in continuo movimento; il ritorno in campo delle squadre partecipanti ai campionati federali, ci consente attraverso la prima uscita stagionale della nostra fanzine, di fare un piccolo resoconto di quello che è successo negli ultimi mesi. Caotici, entusiasmanti, impegnativi mesi in cui il nostro community club ha visto nascere nuove iniziative, frutto di precise anche se non semplici scelte.

Una su tutte, la decisione di prendere in gestione una struttura sportiva, quella del Dream Soccer Cava de’ Tirreni, che da agosto è diventato il punto di riferimento sia del Cava United sia del Supporters Trust Sogno Cavese. Questi primi mesi di lavoro stanno mettendo a dura prova le energie dei soci/tifosi della cooperativa, poiché l’aumento delle attività da fare è stato esponenziale.

Vi è, però, la consapevolezza che nel tempo questo duro lavoro, se portato avanti in maniera costante e coerente con quella che è la linea adottata da anni da questo gruppo di persone, permetterà di raggiungere risultati importanti, i quali consentiranno al Club di crescere autosostenendosi. Un obiettivo ambizioso, l’ennesimo da quando, nel luglio del 2010, Sogno Cavese ha creduto che un altro calcio fosse possibile, anzi necessario.

Anche quest’anno saremo accompagnati nel nostro viaggio da tanti soci e da tanti partner, il cui appoggio è di fondamentale importanza non solo dal punto di vista economico, quanto piuttosto dalla fiducia riposta in quello che realizziamo attraverso la pratica sportiva ed extra-sportiva. Spesso, il correre veloci dietro alle innumerevoli attività espletate, non ci consente di ringraziarli nel giusto modo, sicuri che loro ci capiranno.

Lo faremo sicuramente attraverso la nostra fanzine, contenente la locandina delle gare casalinghe delle nostre due squadre, così come sarà simpatico seguire i nostri spot pubblicitari effettuati durante le dirette radio e facebook delle gare della prima squadra.

Nel frattempo è innegabile che al quinto anno di attività agonistica, il progetto sportivo Cava United cresce in maniera graduale, con qualche ostacolo senz’altro, ma con il raggiungimento di traguardi mirati e programmati. Gran parte del merito è delle persone, degli amici per meglio dire, che in questi anni, senza percepire un solo euro, hanno sposato l’idea dello United e ci hanno aiutato a crescere; gli staff guidati da Sabato Longino e Pasquale Senatore hanno avuto anche il merito di trasferire ai ragazzi che indossano i nostri colori, il pensiero “United” e lo hanno fatto e lo fanno costantemente, andando a riempire quei vuoti che purtroppo la società non sempre riesce a colmare. Il ringraziamento è doveroso, poiché la caratteristica più importante di queste persone è la schiettezza con la quale ci inducono a migliorarci.

I campionati sono iniziati e a questo punto facciamo parlare anche un po’ il terreno di gioco, e noi come sempre andiamo a sostenere quella che è la squadra nata dalla “gente”: un ideale in mente! 

Pubblicato in Articoli Cava United
Venerdì, 27 Aprile 2018 13:53

La storia di un percorso inarrestabile

gruppo bambini

6^ Edizione Torneo IL CALCIO È DELLA GENTE

Qualcuno tra i soci ha commentato con soddisfazione, durante la premiazione finale, che questo evento è stata la nostra prima creatura.

Ci piace ricordarlo, perché di fatto quella prima uscita di sei anni fa ha sancito l’inizio di un percorso inarrestabile, durante il quale la nostra Associazione SOGNO CAVESE è uscita allo scoperto, evidenziando la sua maturazione identificativa con ideali chiari, trasparenti e condivisi, scolpiti nella pietra del nuovo statuto.

L’obiettivo unico racchiuso in un motto : IL CALCIO È DELLA GENTE, tanto da dedicargli il torneo, il nostro primo torneo.

Da quel momento in poi è stato un susseguirsi di conferme.

Tutte in una sola direzione, seguendo il percorso dall'autodeterminazione all’azionariato popolare.

Nata come associazione di tifosi a sostegno della squadra del cuore della propria città, credendo fortemente a tutt’oggi nel coinvolgimento attivo e diretto degli appassionati alla vita sportiva del proprio club, si intuì successivamente di poter/dover partire dalla formazione sportiva giovanile, iniziando dai più piccoli, dalle scuole elementari.

Oggi dopo 6 anni ci troviamo a gestire una squadra di più grandicelli in seconda categoria e un’altra di ragazzi juniores. Il percorso sembra completo.

In realtà si tratta solo di un grande laboratorio, un affascinante e sfidante esperimento che si autoalimenta con i nostri pensieri, i nostri ideali, che quotidianamente sviluppano iniziative concrete declinate sul territorio e messe umilmente al servizio sociale.

Dovendo consolidare il percorso, il laboratorio non può fare a meno di ritornare ai più piccoli, sono loro a darci la spinta dal basso, sperando di avere presto la forza, sia economica che numerica, di poter dedicare loro più tempo e più spazio, al di là del torneo delle parrocchie che si svolgerà in luglio, sviluppato sempre in una sola giornata.

La giornata di mercoledì 25 aprile ha dimostrato che non ci siamo sbagliati e che la strada giusta è proprio questa.

Più degli altri anni questo torneo ha evidenziato la positività del calcio, in termini sociali, educativi, sportivi e ricreativi.

Soprattutto è stata una grande festa, con la gioia chiassosa dei bambini e la partecipazione pazientosa dei genitori, che hanno saputo cogliere l’atmosfera e la buona aria che si respirava, alcuni trascorrendo una giornata in pieno relax, approfittando della location molto accogliente e tranquilla, altri coinvolti più direttamente dall’emozione di seguire da bordo campo le imprese calcistiche dei loro figli, le loro corse, i passaggi, i goal e le parate.

Chi non era presente ieri alla struttura polivalente Athenas Temple penserà alla retorica autocelebrazione, ma può ricredersi soltanto osservando le immagini che fotografano i valori che hanno espresso i 160 bambini, divertendosi, giocando, stando insieme, gioendo e piangendo, dandosi battaglia sportiva dal mattino al pomeriggio, durante circa 40 partite di 10’ minuti.

Che potenza ha il calcio !

Ha fatto piangere e gioire i nostri piccoli eroi al termine della manifestazione, esattamente come i grandi campioni per una finale persa o vinta di Champion. Gli occhi del portierino della V classe di Santa Lucia al termine della semifinale persa, non erano così diversi da quelli di Buffon alla fine dello spareggio contro la Svezia. Le lacrime e i sorrisi dimostrano come ci tenessero a vincere e a portare a scuola l’ambito trofeo.

È il puro divertimento che il CALCIO È DELLA GENTE ci sa offrire, la sana competizione, l’approccio relazionale con gli altri bambini, l’inclusione delle femminucce (e qui potremmo scrivere fiumi di parole), la capacità aggregativa, la relazione positiva dei genitori, la loro voglia partecipativa, semplicemente la voglia di divertirsi tutti insieme.

In conclusione, anche i doverosi ringraziamenti finali superano la mera retorica, poiché diventano necessari per il piacere di ricordare questa piccola ma significativa pagina di storia della nostra comunità cavajola.

Inizio dalle maestre e dai dirigenti dei 4 Circoli Didattici, il link che creano fra l’Associazione e i genitori è fondamentale. I genitori e soprattutto i genitori referenti, che più degli altri hanno il coraggio di impegnarsi in prima persona, collaborando proattivamente con l’organizzazione. Le mamme che hanno preparato dolci eccezionalmente buonissimi. I ragazzi del Cava United che hanno offerto il supporto arbitrale, altri anche con la semplice presenza. Ai ragazzi gestori della struttura, una preparazione e una disponibilità da sottolineare con l’evidenziatore. Gianluca e Francesca sono stati davvero impeccabili. Agli sponsor, l’autofinanziamento dei soci per la realizzazione della manifestazione non sarebbe stata sufficiente.

Infine ai ragazzi e alle ragazze dell’Associazione Sogno Cavese, l’impegno profuso per vedere tanta gente sorridere e divertirsi è la nostra più grande soddisfazione.

Appuntamento quindi alla 7^ Edizione per il 2019.

Nel frattempo non perdiamoci le prossime iniziative 2018, le emozioni sono appena cominciate!

 

 IL PRESIDENTE
DELL’ASSOCIAZIONE SOGNO CAVESE
PAOLO POLACCO
Lunedì, 23 Aprile 2018 09:14

Siamo pronti!

6a edizione del torneo  “Il calcio è della gente!”
Mercoledì 25 aprile 2018

di maurizio paolillo

 

«È stata una splendida giornata di sport e divertimento!» «Un'esperienza indimenticabile!» «Credo che i bambini ne conserveranno un ricordo magnifico!».     

Ritorna il torneo di calcio riservato agli alunni delle scuole primarie di Cava de’ Tirreni, giunto alla 6a edizione. E noi partiamo dalle considerazioni raccolte estemporaneamente dai genitori dei bambini che hanno partecipato alla scorsa edizione della manifestazione.

Punto di partenza non facile, per un cumulo di ragioni.

Innanzitutto confermarsi, rinnovare il successo, anno dopo anno, non è mai cosa facile.

Inoltre va considerato come l’esito positivo delle scorse edizioni abbia stimolato, con nostra grande soddisfazione, la voglia di partecipare. Pertanto, quest’anno, i numeri, e di conseguenza l’impegno organizzativo, crescono, e non di poco.

Iniziamo con qualche conferma.

La manifestazione si svolge presso il Centro Sportivo “Athena’s Temple”, in località San Martino a Cava de' Tirreni; nome diverso ma stesso luogo dello scorso anno, confermato perché, considerati il luogo, gli spazi e, non ultima, la disponibilità degli amici che lo gestiscono, si è dimostrato ideale per accogliere un’iniziativa complessa e articolata come quella che ci apprestiamo a realizzare.

Confermati sono pure gli obiettivi: sviluppo della pratica motoria, educazione ambientale, sana alimentazione.

L’obiettivo prioritario, quello assolutamente irrinunciabile è sicuramente recuperare ai bambini la dimensione del gioco, del puro divertimento, del correre all’aria aperta “appresso a un pallone” col solo scopo di stare insieme in maniera gioiosa e spensierata. Perché gioia e spensieratezza sono sinonimo di benessere, esattamente nel senso in cui lo definisce l’Organizzazione Mondiale per la Sanità; ma, nel contempo, sono valori rari e preziosi in una società stressata della necessità del successo, della sopraffazione, dell’efficienza, del conseguire il risultato ad ogni costo.

Benessere vuol dire predisposizione d’animo e motivazione, presupposti essenziali per l’apprendimento. Perciò, magari, giocando e divertendosi, si potrebbe finire anche con l’imparare qualcosa. Hai visto mai…

Cambiano in crescita, come dicevamo, i numeri. Quest’anno prevediamo la partecipazione di circa 180 bambini organizzati in 18 squadre che saranno con noi dalle 8,00 del mattino fino al termine della giornata.

Un impegno gravoso che, per giungere a buon esito, necessita della collaborazione di tutti, a partire dai genitori che accompagneranno i bambini. Perciò esortiamo ad avere tanta pazienza, a non sottilizzare sui dettagli, a lasciare a casa un po’ delle ansie che affliggono, comprensibilmente, coloro che fanno il mestiere più difficile del mondo: il genitore.

Chi vince o chi perde non avrà nessuna importanza. L’unica cosa importante sarà giocare insieme. E l’Associazione Sogno Cavese ce la metterà tutta per aiutare i bambini a divertirsi.

Giovedì 22 marzo c.a. si è conclusa la stagione regolamentare del Torneo “Quando gli Scarpini erano Neri”, giunta alla sua 5^ Edizione.

La gara che ha chiuso la contesa per il primato è stata vinta dagli “Amici di Passiano”, che superando la “Domenica Sprint” con risultato largo, si è anche aggiudicato lo scudetto tricolore, affermandosi meritatamente vincitrice del campionato.

A onor del vero, la classifica finale indica in testa due squadre appaiate, Amici di Passiano insieme a “La Fenice”, ma negli scontri diretti gli Amici di Passiano hanno avuto la meglio con un pareggio nel girone di andata e una vittoria di misura nel girone di ritorno.

Ed è stata proprio questo scontro diretto a racchiudere l’espressione dell’intero campionato. Una partita davvero bella e avvincente, a cui ho avuto il piacere personale di assistere, gustando il sapore antico delle vecchie battaglie, quelle d’altri tempi.

Una gara così palpitante fino all’ultimo minuto, anzi direi proprio all’ultimo secondo, a cui era da tempo che non mi capitava di emozionarmi.

Nell’occasione Gli Amici di Passiano hanno giocato in salita per tutta la durata del match, sempre a rincorrere il risultato. Di contro La Fenice sembrava dominare gli avversari, controllando bene gli avversari in ogni zona del campo, dietro la regia di Claudio Siani, difensore tenace che dalle retrovie sa ben leggere la partita, dettando la tattica migliore per imbrigliare le trame degli “Amici”. Ma non sono bastate la grinta di Dario Ferrara, la tecnica di Davide e Daniele Senatore, la corsa di Mario Rispoli e la lucidità sotto porta dell’attaccante Maurizio Alfieri. Senza dimenticare il supporto tecnico e morale di Gabriele Adinolfi.

Gli Amici di Passiano hanno una marcia in più. La marcia in più si chiama Francesco Lamberti, che alla bravura tecnica abbina quella determinazione che trascina l’intera squadra, come si suol dire, gettando il cuore oltre l’ostacolo. Per lui la parola soccombere non esiste.

Mancano due minuti alla fine della gara e La Fenice passa in vantaggio per l’ennesima volta, dopo il precedente pareggio degli Amici di Passiano.

Sembra fatta per i ragazzi di Alfonso Ferrara, vero riferimento de La Fenice.

Passa un minuto ed è subito pareggio.

A quel punto tutti eravamo convinti che fosse finita, con un pareggio giusto che rispecchiava perfettamente l’impegno profuso da entrambe le squadre.

L’ottimo arbitro Sig. Pagano sta per fischiare, ma Francesco Lamberti ci crede ancora e scocca dalla distanza il tiro che risolve al fotofinish la partita e il campionato.

Così Gli Amici di Passiano possono raccogliere il frutto di quanto seminato fin dalle prime partite di ottobre, quando sono subito emerse le caratteristiche di una squadra ben organizzata da Carmine Sorrentino, sia fuori dal campo che sul terreno di gioco, con la classe di Giovanni Ventre, di Antonio Marrafino e di Silvio Pisapia, oltre che di Francesco naturalmente, coadiuvata dagli instancabili portatori d’acqua, come Gerardo Rega alias Jerry e Antonio Abatemarco. In porta poi l’ottimo Carmine Adinolfi è stato un vero baluardo impenetrabile.

Vittoria meritata dei vincitori, ma onore al merito per i vinti. I ragazzi della Fenice hanno ben figurato e possono uscire dal campo a testa alta.

Possono uscire a testa alta anche e soprattutto per il messaggio sociale che questa squadra esprime in ogni partita, oltre il gioco del calcio, non rinunciando mai alle presenze indispensabili e imprescindibili di Vincenzo, Ciro, Nunzio, Adriana (unica donna del torneo), Gaetano e Carmine. Senza di loro la Fenice non esisterebbe, sono loro l’anima e i veri protagonisti della loro squadra.

Perdere così il campionato, all’ultimo secondo, brucia tantissimo e qualche mugugno non è mancato, ma è giusto un attimo e ci sta tutto.

La correttezza e l’agonismo hanno trovato l’equilibrio giusto, in questa gara come per tutto il campionato.

Ed è da questi valori che vorrei esprimere le mie considerazioni generali di questa bellissima edizione.

Senza dubbio il torneo Scarpini è una delle più impegnative tra le inziative messe in opera dall'Associazione Sogno Cavese, a cui dedichiamo tempo e tanta passione.
Profondiamo il massimo impegno cercando di offrire ai partecipanti un’organizzazione efficiente e servizi di buon livello, dai campi di gioco, alle infrastrutture, al settore arbitrale, alla commissione disciplinare, e per finire al supporto digitale, con siti dedicati dove vengono pubblicati in tempo reale risultati e classifiche, ma anche foto che immortalano le fasi più significative dei protagonisti.

Cerchiamo di non trascurare nulla, come nello stile che caratterizza l'Associazione, sempre attenta ai bisogni dei partecipanti e ad ascoltare i loro suggerimenti.
Tuttavia il Torneo Scarpini, almeno nella nostra intenzione, vuole andare oltre, con obiettivi ancor più sfidanti, al di là delle nostre stesse capacità.

In questi 5 anni non abbiamo mai smesso di credere nel coinvolgimento diretto dei protagonisti, costantemente chiamati in causa, per condividere con l'organizzazione gli aspetti logistici, orari, regolamento e persino la formula delicata degli arbitraggi. Oltre alle persone interne all’Associazione, anche quest’anno sono stati coinvolti gli atleti delle squadre, resisi disponibili a mettersi in gioco col fischietto, vivendo un'esperienza dall'altra parte della barricata.
Non è stato facile, ma i segnali positivi non sono mancati. La conferma di Sebastiano Boccitto rappresenta un risultato che ci dà coraggio e fiducia per la strada intrapresa.

La ciliegina sulla torta è stata posta, dulcis in fundo, proprio nella parte finale del campionato, da Matteo Buonfiglio, resosi disponibile agli arbitraggi infrasettimanali, aggiungendo competenza tecnica indiscutibile e soprattutto l’amicizia delle sue radici cappucciniane, comuni a molti di noi. A Matteo va la nostra stima per aver avuto il coraggio di avvicinarsi con curiosità alla nostra realtà, conosciuta solo attraverso le parole dell’amico Massimino Apicella. Sarei molto felice se questo sodalizio continuasse.

Senza alcuna forzatura, nè pretesa, anzi lasciando spazio alla spontaneità e alla fantasia, abbiamo creato un clima in cui i calciatori e i partecipanti a vario titolo avessero l'opportunità di poter esprimere la loro proattività, vivere e sentirsi parte integrante dell'organizzazione stessa del "loro" torneo, compiendo un piccolo passo per responsabilizzarsi alla correttezza, alla lealtà e al rispetto per i compagni e per gli avversari.
In questo clima di condivisione, il nostro campionato degli "Scarpini" sta assumendo sempre più le connotazioni di un campionato "tranquillo", dove giovani e over 40 possono divertirsi insieme, coniugando il desiderio legittimo di giocare una partitella di calcio, tra amici, senza rinunciare a quella sana carica agonistica che ci consente di stringerci la mano a fine gara o agli sfottò sotto le docce, anche se fino a qualche minuto prima non sono stati lesinati calcetti e parole, senza oltrepassare i limiti consentiti.

Tutto questo bel patrimonio vogliamo portarlo avanti, se possibile implementarlo e migliorarlo.

Dipende molto dalla volontà dei partecipanti medesimi. Noi ce la stiamo mettendo tutta, ma il resto spetta a loro. Il loro potenziale contributo organizzativo è auspicabile, ma non è indispensabile, nè lo pretendiamo.

Ciò che pretendiamo è il loro impegno a partecipare, quello sì non può e non deve mancare. Quest’anno abbiamo avuto troppe partite rinviate o saltate all'ultimo momento, a causa di una pessima organizzazione interna alle squadre e a una condizione eccessivamente permissiva concessa ai referenti.

Tutto ciò ha causato disagi notevoli a chi tutti i giorni della settimana sta lì sul pezzo a mettere insieme i vari tasselli del puzzle, ovvero squadre, referenti, arbitri e gestore del campo. Non è facile e non si può mandare in fumo tutto questo immane lavoro a pochi minuti dalla partita.

Per l’anno prossimo correremo ai ripari e apporteremo i dovuti correttivi.

Il nostro impegno profuso, e il nostro non è affatto a scopo di lucro, non può prescindere dalla serietà delle persone.

Ora godiamoci questa pausa Pasquale, ma subito dopo vogliamo continuare a divertirci tutti insieme con la fase post-campionato della Coppa Cappuccini, altro storico trofeo molto ambito dagli atleti.

Si giocherà finalmente in un periodo dove la mitezza del clima favorirà l’afflusso serale di molti spettatori, che speriamo possano divertirsi assistendo alle imprese dei loro amici e parenti sul rettangolo di gioco.

Appuntamento dunque a dopo Pasqua.

Ed è proprio con gli auguri di Buona Pasqua che l’Associazione Sogno Cavese desidera salutare e abbracciare tutti coloro che hanno reso possibile questa 5^ Edizione degli Scarpini, dai giocatori, referenti, arbitri, organizzatori, al cronista unico e onnipresente Benito Vaccaro (oramai specialista dal dischetto……..senza portiere tra i pali !!!), ai gestori del campo, e a tutti i soci di Sogno Cavese, che anche solo col cuore hanno sostenuto e supportato l’idea di questo campionato.

 

Paolo Polacco

Mercoledì, 21 Marzo 2018 20:55

Tu puoi

                                                

   “Lo sport va a cercare la paura per dominarla,

    la fatica per trionfarne, la difficoltà per vincerla”

                                                                                               Pierre de Coubertin

 “Timshel”(tu puoi) è una delle più importanti e significative parole della lingua ebraica. Essa implica una scelta, e va a significare che la via è aperta. Rimette tutto all’uomo. E’ importante perché se “tu puoi”, e anche vero che tu “non puoi”. Per il grande filosofo danese Soren Kierkegaard, scegliere in realtà era la prova dello stato di dramma permanente in cui si trova l’uomo. Di fronte ad una “possibilità che sì” e ad una “possibilità che no”, egli(l’uomo) si accorge di non possedere alcun criterio di scelta. In parole povere sovente brancola nel buio. Spesso, però, si dimentica che, in ogni caso, sono proprio le persone brancolanti nel buio che fanno accadere le cose. Se uno dei più geniali matematici mai esistiti, Blaise Pascal, era arrivato a sostenere che la scelta della cosa più importante della vita, il lavoro, è affidata al caso; allora si deve per forza giungere ad una conclusione: nello sport italiano, e quindi anche nel calcio, si sta sbagliando davvero tutto. Qualche giorno fa Vittorio Feltri, direttore editoriale e fondatore del quotidiano “Libero”, ha vergato un interessante articolo sull’esperienza(in parte anche sua) e la storia degli oratori italiani. Feltri racconta di  un’Italia,   dal dopoguerra in poi e prima che diventasse eccessivamente “americana”,  che riconosceva negl’oratori un necessario punto di aggregazione giovanile di estrazione cristiana e non(Feltri, per esempio, non è mai stato credente). Negli oratori  si praticavano sport(erroneamente si è portati a ritenere che l’unico sport praticato fosse il calcio), si avevano i primi approcci con il teatro, con il cinema, con la formazione professionale. Tutto, negli oratori, era svolto nel nome della gratuità, laddove per gratuità non si deve intendere solo in quello di mancanza di scambio di denaro, ma anche in quella gratuità quasi folle che determina ogni azione dell’infanzia e dell’adolescenza. Una gratuità in cui gli adolescenti vivono le cose con anarchia, sregolatezza e naturalità,  e che la modernità contemporanea tenta di imbrigliare e ridimensionare all’interno e in funzione di una cultura della norma. Negli oratori raccontati dal giornalista bergamasco, gli infanti e gli adolescenti potevano tranquillamente, e senza che su di loro si gravasse una qualche responsabilità, un giorno giocare portiere in una partita al campetto, e il giorno dopo dedicarsi a qualche tiro a canestro o ad una corsa di resistenza. Questo mentre si provava a mettere in piedi una piece teatrale, immaginandosi per qualche ora attori o drammaturghi. E tutto questo avveniva in un contesto di libertà, che permetteva ad ognuno di scoprire il meglio di sé. Chi giocava a calcio, e non frequentava gli oratori, aveva a disposizione cortili e campetti di fortuna per divertirsi, e provare, e osare. Ed è in questi momenti di pura gioia, che a qualcuno capitava di scoprirsi un talento così pronunciato e particolare da prefigurarsi un’ipotesi di “provino” presso il settore giovanile di qualche squadra importante. Oppure erano tifosi improvvisatisi osservatori, a segnalare il genio apparso improvvisamente in un cortile o in un oratorio. Erano tempi in cui tutti potevano partecipare alla vita della propria squadra del cuore, e in cui la squadra del cuore lo consentiva come la cosa più naturale del mondo. Fu Bob Bishop, di professione lattaio ma anche osservatore del Manchester United, a scoprire in un dettaglio della struttura urbana di Belfast il talento fuori dal tempo di George Best. “quando ero ragazzo avrei giocato sette giorni su sette”, ebbe modo di raccontare il fuoriclasse nordirlandese, in molti di quei momenti in cui un giovane uomo ama ricordare il suo recente passato. Il calcio, e molti altri sport, si sono alimentati per moltissimo tempo dell’anarchia, della libertà e della gratuità che faceva decidere al caso la scoperta di un campione.” Se non si è toccato un pallone a piedi nudi almeno una volta, non saprai mai veramente cosa sia”, recitava la battuta di un film. Ma la società del benessere e del passatempo organizzato ha da tempo dimenticato la conoscenza del camminare a piedi nudi, e sarebbe(giustamente) passibile di allarmismo o denuncia un genitore che facesse circolare per strada un figlio a piedi nudi. Non si può vivere guardandosi indietro, le cose cambiano e portano le persone verso nuovi scenari e nuove abitudini. Oggi gli infanti e gli adolescenti praticano sport in strutture organizzate e a pagamento, e non possono saltare da un sogno all’altro, come negli oratori descritti nell’ articolo di Vittorio Feltri. Non ci sono tifosi che, casualmente, li vedono provare virtuosismi in qualche luogo improbabile, ma genitori che li controllano severamente da tribune improvvisate in palestre e campi in erba sintetica. Genitori  “controllori” con l’orologio in mano, ansiosi che finiscano quelle due ore bisettimanali(o settimanali) pagate in una retta mensile stabilita. Forse l’Italia non ha, da tempo immemorabile, atleti di livello nel fondo e mezzo fondo, perché non c’è nessuna palestra o società amatoriale che chieda a dei genitori una retta mensile, per vedere correre i propri figli verso un orizzonte infinito. O forse dei genitori troverebbero assurdo pagare per vedere degli adolescenti, semplicemente, correre. I bambini non giocano più a calcio fino al calar della sera, ma sono irreggimentati in scuole calcio. Se qualcuno bravo viene fuori, e prima o poi in un Paese come l’Italia viene fuori, non viene notato da un tifoso appassionato osservatore, ma da un procuratore. Ed ecco  il divertimento  trasformarsi immediatamente in commercio. E se, come si è detto, non si può vivere guardandosi indietro, qualche rimedio alla mancanza di campioni bisogna pur trovarlo. E se lo spirito dell’oratorio e del cortile questi campioni li ha dati, allora forse occorrerebbe guardare a modelli similari. Pensare a delle polisportive, a dei luoghi dove tutte le società sportive di un determinato territorio si possano ritrovare per celebrare lo spirito dello sport, mettendo insieme ogni  risorsa economica e strutturale, potrebbe essere una risposta con uno sguardo rivolto al futuro. Non sarebbe male se insieme ad un Toro calcio, esistesse un Toro pallacanestro, un Toro Pallavolo, un Toro Pallamano, ecc. Non sarebbe stato male se il rinato Stadio Filadelfia ci fosse stato un canestro dove dei bambini convenuti ad assistere all’allenamento dei granata, in un momento di fantasia, avessero avuto voglia di provare un terzo tempo o un tiro a canestro. Non sarebbe stato male  trovare una piccolo quadrato di cemento dove provare a fare qualche scatto con i pattini. Magari si sarebbe già scoperto qualche prodigio in erba del pattinaggio a rotelle. Bello sarebbe se lo sport tornasse ad essere quel luogo dove il bambino riscoprisse quel “tu puoi”, che è il valore principale di ogni competizione sportiva, e di ogni attimo della nostre vite. Questo vorrebbe dire tornare ad essere una comunità(i tifosi di una squadra non sono forse una comunità?). L’Italia, nel tempo, e stata scritta e riscritta come su una lavagna, ma il calcio avrebbe dovuto rimanere la sua costante nel tempo. Il calcio italiano ha regalato miracoli, improvvisi tracolli, favole degne di essere raccontate,  ammirate in ogni parte del mondo. Ma ora questa costante pare essersi smarrita, i luoghi del “tu puoi” sembrano essersi persi in una delle tanti vertigini che la vita impone. Ma certe cose non si distruggono, sono solo riposte in qualche cassetto in attesa di essere tirate fuori. In una recente intervista Nicolas N’Koulou ha ricordato  che “i bambini devono fare quello che vogliono… io ad esempio vengo da una famiglia di musicisti, ma mia madre ha sudato perché io intraprendessi la carriera di calciatore”. Sport, arte, sogni, lavoro, sentimenti… forse si dovrebbero creare le premesse per lasciare che il caso faccia il suo lavoro. In questi giorni è scomparso Stephen Hawking, uno dei più prestigiosi scienziati del nostro tempo, ed è quanto mai necessario ricordare a chi si occupa di organizzare lo sport per i nostri figli un suo celebre pensiero: “ricordatevi di guardare le stelle e non i vostri piedi… per quanto difficile possa essere la vita, c’è sempre qualcosa che è possibile fare, e in cui si può riuscire”.

 

Anthony Weatherill

(ha collaborato Carmelo Pennisi)

Venerdì, 02 Febbraio 2018 12:49

Lo stato dell'arte

di Maurizio Alfieri

Mi siedo davanti al personal computer. L’ennesima volta in questi anni tra Sogno Cavese e Cava United. Mail, racconti, compiti da svolgere. Fiumi di parole. Il pensiero, come un’ossessione, va sempre al rettangolo di gioco. Il girone di andata è terminato tra alti e bassi e la prima considerazione da fare è che questa squadra non ha espresso tutto quello che ha e potrebbe esprimere.

La domenica appena trascorsa, tra le curve mozzafiato della costiera amalfitana, ha probabilmente decretato la fine del “sogno” primo posto per il Cava United. Troppo la distanza dalle squadre battistrada Calcio Stella, Sporting Battipaglia e Cetara, con quest’ultima che ha vinto sui metelliani al termine di una gara molto bella e combattuta.

Peccato che il Cava United l’abbia combattuta bene solo per un tempo, il primo. Almeno cinque le palle gol fallite o ben difese dalla retroguardia locale durante i primi quarantacinque minuti di gioco, dove abbiamo concesso giusto un paio di occasioni al Cetara, i cui tiri verso la porta ospite hanno trovato il giovanissimo Pecoraro molto pronto e reattivo.

Al calar del primo tempo, mentre il sole faceva capolino sullo spicchio di curva dove si erano sistemati anche i tifosi cavesi al seguito, il Cava United aveva fatto capire che la classifica poteva essere bugiarda.

Una pia illusione peraltro subito smentita all’inizio della ripresa, con il Cetara a pigiare forte il piede sull’acceleratore e sfruttare il nostro primo errore difensivo per portarsi in vantaggio.

Il quarto d’ora successivo abbiamo rischiato di capitolare più volte, in bambola di un pugile consapevole dello sbandamento del proprio avversario; ancora una volta ci siamo difesi, con tenacia e fortuna e abbiamo risalito la china, sfiorando il meritato pareggio nel finale.

Quest’anno va così, e pur giocando bene tenendo testa alle migliori squadre del campionato, si è raccolto troppo poco.

C’è poco tempo per rimuginare sui numeri dell’andata, il derby alla prima di ritorno è alle porte e vogliamo augurarci che gli stimoli per migliorarsi siano ancora intatti.

Il fine settimana agro-dolce si è concluso, invece, con la straordinaria vittoria della juniores guidata da mister Pasquale Senatore. Il derby con il Centro Storico Salerno ha visto in campo una sola squadra, il Cava United, capace di annichilire i salernitani e riaprire i discorsi qualificazione, che con gli ultimi risultati si erano un po’ raffreddati.

La trasferta di Positano ci dirà molto sul futuro di questa squadra, vera sorpresa del campionato e bistrattata dal comitato regionale campano che ha deciso di non convocare nessuno dei nostri ragazzi nella rappresentativa regionale, seppur meritevoli visto il girone di andata disputato ad altissimo livello.

Da qui a fine stagione la società avrà il compito di decidere come impostare il futuro agonistico della propria realtà sportiva, già in ottica conquista dei playoff, obiettivo alla portata dei ragazzi di Longino e che premierebbe la passione dei tifosi United, i quali alla fine di ogni gara cantano sempre:

“In questo calcio che…meritiamo di più”

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Domenica, 21 Gennaio 2018 11:42

Desiderio di vittoria

di Gianfranco Sica

Una vittoria striminzita nel punteggio e nel gioco quella conquistata dal Cava United Football Club ai danni di una Galdese lontana parente della squadra granitica dello scorso anno, ma ben disposta in campo dal bravo trainer Antonio Alfano.

L’approccio alla gara delle due formazioni è disarmante, i passaggi sbagliati, gli errori in disimpegno e i goffi tentativi di impensierire i rispettivi portieri ne sono il risultato.

Il primo tempo  con contenuti tecnici da torneo dopolavoristico moldavo,  non consentono al cronista un solo appunto sul proprio taccuino; fortunatamente un tiepido e piacevole  sole e la consueta allegria sugli spalti, allietati anche dai festeggiamenti per il compleanno della tifosissima Miryam (auguri!!!) rendono meno noioso il pomeriggio.

Il  doppio fischio di un bravo ed attento arbitro, mai così atteso, pone fine ad un primo tempo inguardabile.

Il volume della “ramanzina “ del bravo mister Longino negli spogliatoi è molto più alto del solito, c’è da scuotere e rinvigorire l’atteggiamento dei suoi e l’impresa non appare agevole.

L’inizio della ripresa “more solito “  è caratterizzato da una maggiore caparbietà dei metelliani, che finalmente riescono ad imbastire trame di gioco piacevoli ed a rendersi pericolosi.

Si gioca in una sola metà campo, i volitivi Galdesi encomiabili per impegno,  sono in  evidente difficoltà complice anche un calo fisico e di energie, il solo Murolo (ex di giornata) sembra in grado di creare qualche situazione di gioco accettabile.

I frutti della ritrovata  “verve “ dei cavesi sono raccolti meritatamente  al 15, con Desiderio autore di una strepitosa progressione da centrocampo conclusa con un pallonetto che trafigge l’incolpevole portiere ospite.

La prodezza del prode Desiderio scatena il giusto entusiasmo sugli spalti, ripaga la noia della prima parte di gara e ridà entusiasmo e vigore al Cava United FC; la Galdese subisce lo svantaggio e sembra non essere in grado di opporre  resistenza.

L’ultima parte di gara è caratterizzata da una serie di ghiotte occasioni per il raddoppio sprecate dai padroni di casa, una in particolare dal bravo Amedeo Trezza che a tu per tu con il portiere non riesce a realizzare e portare a tre le reti del suo ottimo score personale.

Ultimi minuti di consueto pathos per il timore di una beffa, sempre possibile a questi livelli, ma la buona volontà e l’impegno degli attaccanti ospiti non producono nessun serio pericolo per il bravo Ragone.

L’agognato triplice fischio di un attento direttore di gara pone fine alla tensione e permette ai supporters cavesi di rilassarsi e di gioire per una  vittoria molto importante per la classifica e la corsa alla zona play off.

Il pensiero è già per la prossima impegnativa gara in trasferta contro una delle migliori squadre del girone, il Cetara di mister Torrente, oggi inopinatamente sconfitto.

Per concludere  una dovuta  annotazione sulla correttezza della gara e dei suoi protagonisti, nessun isterismo, nessun brutto fallo e tanto rispetto reciproco, ovvero gli elementi fondamentali del nostro modo di vivere il calcio e lo sport in generale.

ALE’ CAVA UNITED.

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Lunedì, 06 Novembre 2017 12:38

Primo pareggio stagionale per il Cava United

Nel calcio l’obiettivo è cercare, se ci riesci, di spingere il pallone oltre la linea di porta e gonfiare la rete. Questo è quello che ti permette di coronare buone prestazioni e far gioire i tuoi tifosi.

Al “Vittoria” di Fisciano questo non è successo, merito degli avversari del Villa 2015, che hanno lottato per evitare la terza sconfitta di fila, demerito del Cava United che pur creando tante occasioni da rete, non è riuscito a finalizzarle.

In virtù del pareggio di Fisciano, il Cava United lascia la testa della classifica alla schiacciasassi Longobarda, capace di rifilare ben nove gol alla Prepezzanese; il Cava United, però, ancora una volta dimostra di stare bene in campo, di avere una buona condizione fisica e che di certo disputerà un buon campionato.

Mister Longino prova a dare spazio anche a chi ha giocato meno in questo primo scorcio di campionato e schiera il ritrovato capitan Bisogno terzino sinistro, spostando in avanti Giosuè Senatore; molto positivo il debutto di Giuseppe Masullo a centrocampo, affiancato dagli ottimi Santoriello e Stella.

Con la difesa che mantiene inviolata la propria porta e il centrocampo che gira bene, non basta la gara volenterosa dei nostri attaccanti.

Va bene allo United al via del match: Amendola perde malamente palla prima della metà campo, la vecchia volpe cavese del Villa 2015 Salsano si trova a tu per tu con Gianmarco Senatore e sfiora il vantaggio per i suoi tirando addosso all’estremo portiere cavese.

Da qui in poi sarà il Cava United a fare la gara, con il Villa 2015 a difendersi per poi ripartire; sugli spalti la Doce apprezza e sostiene i biancoblu.

Sono tre le occasioni per andare in gol nella prima frazione di gioco. Giosuè Senatore, dopo una buona azione sulla fascia, serve al centro dell’area Lamberti, che strozza il tiro di sinistro e calcia debolmente in porta; è poi lo stesso Lamberti a sfiorare il gol dopo aver superato il proprio marcatore in velocità, da posizione leggermente defilata tira fuori, quando poteva servire Giosuè Senatore solo sul secondo palo; il tempo si chiude con un’altra ottima occasione, allorché Francesco Desiderio, da solo in area, tenta di superare con un pallonetto il portiere, ma la diagonale del terzino del Villa 2015 ha successo ed evita la capitolazione ai suoi. Al riposo è 0-0.

Non cambia il canovaccio della gara nella ripresa, anzi i padroni di casa calano notevolmente e di rado si fanno vedere dalle parti di Gianmarco Senatore.

Gioca bene il Cava United, che nel frattempo inizia la consueta rotazione dalla panchina, quest’anno vera arma in più in dote a mister Longino, ma i cambi non sortiscono gli effetti sperati.

Entra bene in gara Coiro, che sfiora il gol in almeno due occasioni dal limite dell’area, ma mette male il corpo e spara alto in entrambe le occasioni.

Meno brillanti Mosca e Murolo, con quest’ultimo che fallisce un gol clamoroso quando un’uscita maldestra del portiere locale permette all’esterno metelliano di trovarsi a pochi metri dalla porta senza l’estremo a difenderla: Murolo, però, cincischia nel controllo e tira debolmente addosso al difensore, che nel frattempo si era posizionato sulla linea dell’area piccola di porta.

C’è ancora tempo per vincerla questa gara, ma la porta del Villa 2015 sembra a questo punto stregata: ci prova prima l’indomabile Lamberti, che però tira addosso al portiere in uscita e negli ultimi istanti, è ancora Coiro, che dopo una bella azione corale, si trova da solo davanti alla porta ma incredibilmente alza la palla sopra la traversa, strozzando l’urlo in gola alla Doce pronta ad abbracciarsi ancora.

A fine gara è evidente la delusione dei nostri ragazzi, ma quando l’impegno c’è stato e non è stato lesinato nessuno sforzo, la Doce accoglie sotto il settore tra canti e applausi i propri ragazzi. Va bene così.

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