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Mercoledì, 14 Novembre 2018 20:34

E quando perdi ti amo ancor di più

Dopo cinque vittorie consecutive, tre in campionato e due in coppa, quindici gol realizzati e nessuno subito, sabato u.s. è arrivata la prima sconfitta della stagione 2018/2019: due sberle dalla capolista Polisportiva Baronissi, probabilmente in questo momento più pronta in gare dove la posta in palio è più alta.
In ogno caso l'analisi tecnica della gara persa al "Desiderio" è compito dello staff, mentre l'obiettivo di questa fanzine, scritta ricordiamolo dai sostenitori e soci del Cava United, ha il preciso dovere di rafforzare con convinzione alcuni importanti concetti. 

Vincere aiuta a vincere, ma la magia del calcio è anche nella sconfitta.
Che la vittoria sia per lo più una questione di testa non é una scoperta. La mentalità vincente è un mix magico di determinazione, autocontrollo, rabbia, serenità, motivazione, capacità di leggere le intenzioni dell’avversario e del compagno: tutti elementi in cui la testa fa la differenza.
Vincere quindi aiuta a vincere… ma la magia dello sport, nel nostro caso il calcio, è anche e soprattutto nella sconfitta. È banale sottolinearlo, ma in tutti gli sport il vincitore é uno, o una sola squadra, i partecipanti e gli sconfitti molti. Eppure alla fine di una partita, frustrati dalla sconfitta, i nostri ragazzi sono già pronti a riprendere gli allenamenti e ad attendere il momento della rivincita, sopportando impegno e rinunce per un obiettivo sportivo, un impegno che si scontra con la durezza della sconfitta, la percezione del limite e l’evidenza, in alcune gare, della superiorità di un avversario.
Da umili aspiranti educatori il nostro compito è, anche attraverso le pagine di questo foglio, trasmettere serenità ed equilibrio; in questi quattro anni di attività agonistica una cosa l'abbiamo imparata: è assolutamente difficile gestire sia la vittoria, sia la sconfitta.
Entrambe queste situazioni rischiano di produrre effetti non voluti: eccessiva presunzione la vittoria, depressione e mancanza di autostima la sconfitta.
In ambedue i casi, però, non conta tanto il verdetto finale, quanto piuttosto la gestione del verdetto stesso. Perché tutto ciò avvenga, non dimentichiamolo mai, bisogna coinvolgersi con impegno, determinazione, professionalità, passione, energia e curiosità. Nel calcio come nella vita.

Noi?
Come recita il titolo di questo articolo,  quando perdi ti amo ancor di più!
Alé United.
Pubblicato in Articoli Cava United
Sabato, 10 Novembre 2018 13:58

"Venti" folli

tutta la squadra saluta i tifosi

Domenica 4 novembre, campo sportivo comunale di San Marzano sul Sarno. Sono le 17 circa e la gara tra i locali dell'Atletico Pagani e i metelliani del Cava United è terminata da una mezz'ora o giù di lì.

Netta la vittoria per gli ospiti guidati da mister Longino; il tecnico pregiatese è soddisfatto, si coccola i suoi, dà una pacca sulla spalla a chi è stato in panchina con lui, consapevole che l'armonia di queste prime settimane è merito soprattutto di chi sta giocando meno degli altri: sostegno incondizionato ai propri compagni in campo e grandissima serietà nel farsi trovare pronti quando chiamati in causa. Un allenatore non può chiedere di più.

In quel momento il presidente dell'Atletico Pagani si avvicina al gruppo cavese fuori dagli spogliatoi (qualche ritardatario è ancora sotto la doccia), e con fare meravigliato indica i venti folli che ancora assiepano la tribuna di fronte: "da quando è finita la gara non hanno smesso di cantare, li avete resi felici".

Come non essere contenti di quello che si sta creando tra i ragazzi e noi che ne siamo i tifosi, i fratelli, gli amici, la famiglia: l'immagine di fine gara, con tutta la squadra a salutare la Doce, testimonia in pieno lo spirito "United" finalmente ritrovato.

Il capitano Altobello (capitan Bisogno infortunato), attraverso il suo profilo facebook lo dice chiaramente "Da soli si cammina veloci, ma insieme si va lontano...", parole che sicuramente avranno fatto eco anche nello spogliatoio  dei ragazzi dell'under 19; infatti la tenacia con cui hanno affrontato il quotatissimo Faiano, fa il paio alla prestazione dei ragazzi della prima squadra.

Ora, però, arriva a Cava una delle squadre che sulla carta è stata costruita per vincere il campionato, quel Baronissi di Avallone e compagni che vuole tentare subito il ritorno in prima categoria. Pertanto non dovrà mancare la giusta attenzione e non dovrà mancare il supporto di quei venti folli, che sulle note di "Vulesse addeventare nu brigante", in quel di San Marzano, invocavano il risveglio della passione United.

Pubblicato in Articoli Cava United
Sabato, 27 Ottobre 2018 13:06

Nati dalla gente

La cooperativa sportiva Cava United Football Club è un laboratorio in continuo movimento; il ritorno in campo delle squadre partecipanti ai campionati federali, ci consente attraverso la prima uscita stagionale della nostra fanzine, di fare un piccolo resoconto di quello che è successo negli ultimi mesi. Caotici, entusiasmanti, impegnativi mesi in cui il nostro community club ha visto nascere nuove iniziative, frutto di precise anche se non semplici scelte.

Una su tutte, la decisione di prendere in gestione una struttura sportiva, quella del Dream Soccer Cava de’ Tirreni, che da agosto è diventato il punto di riferimento sia del Cava United sia del Supporters Trust Sogno Cavese. Questi primi mesi di lavoro stanno mettendo a dura prova le energie dei soci/tifosi della cooperativa, poiché l’aumento delle attività da fare è stato esponenziale.

Vi è, però, la consapevolezza che nel tempo questo duro lavoro, se portato avanti in maniera costante e coerente con quella che è la linea adottata da anni da questo gruppo di persone, permetterà di raggiungere risultati importanti, i quali consentiranno al Club di crescere autosostenendosi. Un obiettivo ambizioso, l’ennesimo da quando, nel luglio del 2010, Sogno Cavese ha creduto che un altro calcio fosse possibile, anzi necessario.

Anche quest’anno saremo accompagnati nel nostro viaggio da tanti soci e da tanti partner, il cui appoggio è di fondamentale importanza non solo dal punto di vista economico, quanto piuttosto dalla fiducia riposta in quello che realizziamo attraverso la pratica sportiva ed extra-sportiva. Spesso, il correre veloci dietro alle innumerevoli attività espletate, non ci consente di ringraziarli nel giusto modo, sicuri che loro ci capiranno.

Lo faremo sicuramente attraverso la nostra fanzine, contenente la locandina delle gare casalinghe delle nostre due squadre, così come sarà simpatico seguire i nostri spot pubblicitari effettuati durante le dirette radio e facebook delle gare della prima squadra.

Nel frattempo è innegabile che al quinto anno di attività agonistica, il progetto sportivo Cava United cresce in maniera graduale, con qualche ostacolo senz’altro, ma con il raggiungimento di traguardi mirati e programmati. Gran parte del merito è delle persone, degli amici per meglio dire, che in questi anni, senza percepire un solo euro, hanno sposato l’idea dello United e ci hanno aiutato a crescere; gli staff guidati da Sabato Longino e Pasquale Senatore hanno avuto anche il merito di trasferire ai ragazzi che indossano i nostri colori, il pensiero “United” e lo hanno fatto e lo fanno costantemente, andando a riempire quei vuoti che purtroppo la società non sempre riesce a colmare. Il ringraziamento è doveroso, poiché la caratteristica più importante di queste persone è la schiettezza con la quale ci inducono a migliorarci.

I campionati sono iniziati e a questo punto facciamo parlare anche un po’ il terreno di gioco, e noi come sempre andiamo a sostenere quella che è la squadra nata dalla “gente”: un ideale in mente! 

Pubblicato in Articoli Cava United
Venerdì, 27 Aprile 2018 13:53

La storia di un percorso inarrestabile

gruppo bambini

6^ Edizione Torneo IL CALCIO È DELLA GENTE

Qualcuno tra i soci ha commentato con soddisfazione, durante la premiazione finale, che questo evento è stata la nostra prima creatura.

Ci piace ricordarlo, perché di fatto quella prima uscita di sei anni fa ha sancito l’inizio di un percorso inarrestabile, durante il quale la nostra Associazione SOGNO CAVESE è uscita allo scoperto, evidenziando la sua maturazione identificativa con ideali chiari, trasparenti e condivisi, scolpiti nella pietra del nuovo statuto.

L’obiettivo unico racchiuso in un motto : IL CALCIO È DELLA GENTE, tanto da dedicargli il torneo, il nostro primo torneo.

Da quel momento in poi è stato un susseguirsi di conferme.

Tutte in una sola direzione, seguendo il percorso dall'autodeterminazione all’azionariato popolare.

Nata come associazione di tifosi a sostegno della squadra del cuore della propria città, credendo fortemente a tutt’oggi nel coinvolgimento attivo e diretto degli appassionati alla vita sportiva del proprio club, si intuì successivamente di poter/dover partire dalla formazione sportiva giovanile, iniziando dai più piccoli, dalle scuole elementari.

Oggi dopo 6 anni ci troviamo a gestire una squadra di più grandicelli in seconda categoria e un’altra di ragazzi juniores. Il percorso sembra completo.

In realtà si tratta solo di un grande laboratorio, un affascinante e sfidante esperimento che si autoalimenta con i nostri pensieri, i nostri ideali, che quotidianamente sviluppano iniziative concrete declinate sul territorio e messe umilmente al servizio sociale.

Dovendo consolidare il percorso, il laboratorio non può fare a meno di ritornare ai più piccoli, sono loro a darci la spinta dal basso, sperando di avere presto la forza, sia economica che numerica, di poter dedicare loro più tempo e più spazio, al di là del torneo delle parrocchie che si svolgerà in luglio, sviluppato sempre in una sola giornata.

La giornata di mercoledì 25 aprile ha dimostrato che non ci siamo sbagliati e che la strada giusta è proprio questa.

Più degli altri anni questo torneo ha evidenziato la positività del calcio, in termini sociali, educativi, sportivi e ricreativi.

Soprattutto è stata una grande festa, con la gioia chiassosa dei bambini e la partecipazione pazientosa dei genitori, che hanno saputo cogliere l’atmosfera e la buona aria che si respirava, alcuni trascorrendo una giornata in pieno relax, approfittando della location molto accogliente e tranquilla, altri coinvolti più direttamente dall’emozione di seguire da bordo campo le imprese calcistiche dei loro figli, le loro corse, i passaggi, i goal e le parate.

Chi non era presente ieri alla struttura polivalente Athenas Temple penserà alla retorica autocelebrazione, ma può ricredersi soltanto osservando le immagini che fotografano i valori che hanno espresso i 160 bambini, divertendosi, giocando, stando insieme, gioendo e piangendo, dandosi battaglia sportiva dal mattino al pomeriggio, durante circa 40 partite di 10’ minuti.

Che potenza ha il calcio !

Ha fatto piangere e gioire i nostri piccoli eroi al termine della manifestazione, esattamente come i grandi campioni per una finale persa o vinta di Champion. Gli occhi del portierino della V classe di Santa Lucia al termine della semifinale persa, non erano così diversi da quelli di Buffon alla fine dello spareggio contro la Svezia. Le lacrime e i sorrisi dimostrano come ci tenessero a vincere e a portare a scuola l’ambito trofeo.

È il puro divertimento che il CALCIO È DELLA GENTE ci sa offrire, la sana competizione, l’approccio relazionale con gli altri bambini, l’inclusione delle femminucce (e qui potremmo scrivere fiumi di parole), la capacità aggregativa, la relazione positiva dei genitori, la loro voglia partecipativa, semplicemente la voglia di divertirsi tutti insieme.

In conclusione, anche i doverosi ringraziamenti finali superano la mera retorica, poiché diventano necessari per il piacere di ricordare questa piccola ma significativa pagina di storia della nostra comunità cavajola.

Inizio dalle maestre e dai dirigenti dei 4 Circoli Didattici, il link che creano fra l’Associazione e i genitori è fondamentale. I genitori e soprattutto i genitori referenti, che più degli altri hanno il coraggio di impegnarsi in prima persona, collaborando proattivamente con l’organizzazione. Le mamme che hanno preparato dolci eccezionalmente buonissimi. I ragazzi del Cava United che hanno offerto il supporto arbitrale, altri anche con la semplice presenza. Ai ragazzi gestori della struttura, una preparazione e una disponibilità da sottolineare con l’evidenziatore. Gianluca e Francesca sono stati davvero impeccabili. Agli sponsor, l’autofinanziamento dei soci per la realizzazione della manifestazione non sarebbe stata sufficiente.

Infine ai ragazzi e alle ragazze dell’Associazione Sogno Cavese, l’impegno profuso per vedere tanta gente sorridere e divertirsi è la nostra più grande soddisfazione.

Appuntamento quindi alla 7^ Edizione per il 2019.

Nel frattempo non perdiamoci le prossime iniziative 2018, le emozioni sono appena cominciate!

 

 IL PRESIDENTE
DELL’ASSOCIAZIONE SOGNO CAVESE
PAOLO POLACCO
Lunedì, 23 Aprile 2018 09:14

Siamo pronti!

6a edizione del torneo  “Il calcio è della gente!”
Mercoledì 25 aprile 2018

di maurizio paolillo

 

«È stata una splendida giornata di sport e divertimento!» «Un'esperienza indimenticabile!» «Credo che i bambini ne conserveranno un ricordo magnifico!».     

Ritorna il torneo di calcio riservato agli alunni delle scuole primarie di Cava de’ Tirreni, giunto alla 6a edizione. E noi partiamo dalle considerazioni raccolte estemporaneamente dai genitori dei bambini che hanno partecipato alla scorsa edizione della manifestazione.

Punto di partenza non facile, per un cumulo di ragioni.

Innanzitutto confermarsi, rinnovare il successo, anno dopo anno, non è mai cosa facile.

Inoltre va considerato come l’esito positivo delle scorse edizioni abbia stimolato, con nostra grande soddisfazione, la voglia di partecipare. Pertanto, quest’anno, i numeri, e di conseguenza l’impegno organizzativo, crescono, e non di poco.

Iniziamo con qualche conferma.

La manifestazione si svolge presso il Centro Sportivo “Athena’s Temple”, in località San Martino a Cava de' Tirreni; nome diverso ma stesso luogo dello scorso anno, confermato perché, considerati il luogo, gli spazi e, non ultima, la disponibilità degli amici che lo gestiscono, si è dimostrato ideale per accogliere un’iniziativa complessa e articolata come quella che ci apprestiamo a realizzare.

Confermati sono pure gli obiettivi: sviluppo della pratica motoria, educazione ambientale, sana alimentazione.

L’obiettivo prioritario, quello assolutamente irrinunciabile è sicuramente recuperare ai bambini la dimensione del gioco, del puro divertimento, del correre all’aria aperta “appresso a un pallone” col solo scopo di stare insieme in maniera gioiosa e spensierata. Perché gioia e spensieratezza sono sinonimo di benessere, esattamente nel senso in cui lo definisce l’Organizzazione Mondiale per la Sanità; ma, nel contempo, sono valori rari e preziosi in una società stressata della necessità del successo, della sopraffazione, dell’efficienza, del conseguire il risultato ad ogni costo.

Benessere vuol dire predisposizione d’animo e motivazione, presupposti essenziali per l’apprendimento. Perciò, magari, giocando e divertendosi, si potrebbe finire anche con l’imparare qualcosa. Hai visto mai…

Cambiano in crescita, come dicevamo, i numeri. Quest’anno prevediamo la partecipazione di circa 180 bambini organizzati in 18 squadre che saranno con noi dalle 8,00 del mattino fino al termine della giornata.

Un impegno gravoso che, per giungere a buon esito, necessita della collaborazione di tutti, a partire dai genitori che accompagneranno i bambini. Perciò esortiamo ad avere tanta pazienza, a non sottilizzare sui dettagli, a lasciare a casa un po’ delle ansie che affliggono, comprensibilmente, coloro che fanno il mestiere più difficile del mondo: il genitore.

Chi vince o chi perde non avrà nessuna importanza. L’unica cosa importante sarà giocare insieme. E l’Associazione Sogno Cavese ce la metterà tutta per aiutare i bambini a divertirsi.

Mercoledì, 21 Marzo 2018 20:55

Tu puoi

                                                

   “Lo sport va a cercare la paura per dominarla,

    la fatica per trionfarne, la difficoltà per vincerla”

                                                                                               Pierre de Coubertin

 “Timshel”(tu puoi) è una delle più importanti e significative parole della lingua ebraica. Essa implica una scelta, e va a significare che la via è aperta. Rimette tutto all’uomo. E’ importante perché se “tu puoi”, e anche vero che tu “non puoi”. Per il grande filosofo danese Soren Kierkegaard, scegliere in realtà era la prova dello stato di dramma permanente in cui si trova l’uomo. Di fronte ad una “possibilità che sì” e ad una “possibilità che no”, egli(l’uomo) si accorge di non possedere alcun criterio di scelta. In parole povere sovente brancola nel buio. Spesso, però, si dimentica che, in ogni caso, sono proprio le persone brancolanti nel buio che fanno accadere le cose. Se uno dei più geniali matematici mai esistiti, Blaise Pascal, era arrivato a sostenere che la scelta della cosa più importante della vita, il lavoro, è affidata al caso; allora si deve per forza giungere ad una conclusione: nello sport italiano, e quindi anche nel calcio, si sta sbagliando davvero tutto. Qualche giorno fa Vittorio Feltri, direttore editoriale e fondatore del quotidiano “Libero”, ha vergato un interessante articolo sull’esperienza(in parte anche sua) e la storia degli oratori italiani. Feltri racconta di  un’Italia,   dal dopoguerra in poi e prima che diventasse eccessivamente “americana”,  che riconosceva negl’oratori un necessario punto di aggregazione giovanile di estrazione cristiana e non(Feltri, per esempio, non è mai stato credente). Negli oratori  si praticavano sport(erroneamente si è portati a ritenere che l’unico sport praticato fosse il calcio), si avevano i primi approcci con il teatro, con il cinema, con la formazione professionale. Tutto, negli oratori, era svolto nel nome della gratuità, laddove per gratuità non si deve intendere solo in quello di mancanza di scambio di denaro, ma anche in quella gratuità quasi folle che determina ogni azione dell’infanzia e dell’adolescenza. Una gratuità in cui gli adolescenti vivono le cose con anarchia, sregolatezza e naturalità,  e che la modernità contemporanea tenta di imbrigliare e ridimensionare all’interno e in funzione di una cultura della norma. Negli oratori raccontati dal giornalista bergamasco, gli infanti e gli adolescenti potevano tranquillamente, e senza che su di loro si gravasse una qualche responsabilità, un giorno giocare portiere in una partita al campetto, e il giorno dopo dedicarsi a qualche tiro a canestro o ad una corsa di resistenza. Questo mentre si provava a mettere in piedi una piece teatrale, immaginandosi per qualche ora attori o drammaturghi. E tutto questo avveniva in un contesto di libertà, che permetteva ad ognuno di scoprire il meglio di sé. Chi giocava a calcio, e non frequentava gli oratori, aveva a disposizione cortili e campetti di fortuna per divertirsi, e provare, e osare. Ed è in questi momenti di pura gioia, che a qualcuno capitava di scoprirsi un talento così pronunciato e particolare da prefigurarsi un’ipotesi di “provino” presso il settore giovanile di qualche squadra importante. Oppure erano tifosi improvvisatisi osservatori, a segnalare il genio apparso improvvisamente in un cortile o in un oratorio. Erano tempi in cui tutti potevano partecipare alla vita della propria squadra del cuore, e in cui la squadra del cuore lo consentiva come la cosa più naturale del mondo. Fu Bob Bishop, di professione lattaio ma anche osservatore del Manchester United, a scoprire in un dettaglio della struttura urbana di Belfast il talento fuori dal tempo di George Best. “quando ero ragazzo avrei giocato sette giorni su sette”, ebbe modo di raccontare il fuoriclasse nordirlandese, in molti di quei momenti in cui un giovane uomo ama ricordare il suo recente passato. Il calcio, e molti altri sport, si sono alimentati per moltissimo tempo dell’anarchia, della libertà e della gratuità che faceva decidere al caso la scoperta di un campione.” Se non si è toccato un pallone a piedi nudi almeno una volta, non saprai mai veramente cosa sia”, recitava la battuta di un film. Ma la società del benessere e del passatempo organizzato ha da tempo dimenticato la conoscenza del camminare a piedi nudi, e sarebbe(giustamente) passibile di allarmismo o denuncia un genitore che facesse circolare per strada un figlio a piedi nudi. Non si può vivere guardandosi indietro, le cose cambiano e portano le persone verso nuovi scenari e nuove abitudini. Oggi gli infanti e gli adolescenti praticano sport in strutture organizzate e a pagamento, e non possono saltare da un sogno all’altro, come negli oratori descritti nell’ articolo di Vittorio Feltri. Non ci sono tifosi che, casualmente, li vedono provare virtuosismi in qualche luogo improbabile, ma genitori che li controllano severamente da tribune improvvisate in palestre e campi in erba sintetica. Genitori  “controllori” con l’orologio in mano, ansiosi che finiscano quelle due ore bisettimanali(o settimanali) pagate in una retta mensile stabilita. Forse l’Italia non ha, da tempo immemorabile, atleti di livello nel fondo e mezzo fondo, perché non c’è nessuna palestra o società amatoriale che chieda a dei genitori una retta mensile, per vedere correre i propri figli verso un orizzonte infinito. O forse dei genitori troverebbero assurdo pagare per vedere degli adolescenti, semplicemente, correre. I bambini non giocano più a calcio fino al calar della sera, ma sono irreggimentati in scuole calcio. Se qualcuno bravo viene fuori, e prima o poi in un Paese come l’Italia viene fuori, non viene notato da un tifoso appassionato osservatore, ma da un procuratore. Ed ecco  il divertimento  trasformarsi immediatamente in commercio. E se, come si è detto, non si può vivere guardandosi indietro, qualche rimedio alla mancanza di campioni bisogna pur trovarlo. E se lo spirito dell’oratorio e del cortile questi campioni li ha dati, allora forse occorrerebbe guardare a modelli similari. Pensare a delle polisportive, a dei luoghi dove tutte le società sportive di un determinato territorio si possano ritrovare per celebrare lo spirito dello sport, mettendo insieme ogni  risorsa economica e strutturale, potrebbe essere una risposta con uno sguardo rivolto al futuro. Non sarebbe male se insieme ad un Toro calcio, esistesse un Toro pallacanestro, un Toro Pallavolo, un Toro Pallamano, ecc. Non sarebbe stato male se il rinato Stadio Filadelfia ci fosse stato un canestro dove dei bambini convenuti ad assistere all’allenamento dei granata, in un momento di fantasia, avessero avuto voglia di provare un terzo tempo o un tiro a canestro. Non sarebbe stato male  trovare una piccolo quadrato di cemento dove provare a fare qualche scatto con i pattini. Magari si sarebbe già scoperto qualche prodigio in erba del pattinaggio a rotelle. Bello sarebbe se lo sport tornasse ad essere quel luogo dove il bambino riscoprisse quel “tu puoi”, che è il valore principale di ogni competizione sportiva, e di ogni attimo della nostre vite. Questo vorrebbe dire tornare ad essere una comunità(i tifosi di una squadra non sono forse una comunità?). L’Italia, nel tempo, e stata scritta e riscritta come su una lavagna, ma il calcio avrebbe dovuto rimanere la sua costante nel tempo. Il calcio italiano ha regalato miracoli, improvvisi tracolli, favole degne di essere raccontate,  ammirate in ogni parte del mondo. Ma ora questa costante pare essersi smarrita, i luoghi del “tu puoi” sembrano essersi persi in una delle tanti vertigini che la vita impone. Ma certe cose non si distruggono, sono solo riposte in qualche cassetto in attesa di essere tirate fuori. In una recente intervista Nicolas N’Koulou ha ricordato  che “i bambini devono fare quello che vogliono… io ad esempio vengo da una famiglia di musicisti, ma mia madre ha sudato perché io intraprendessi la carriera di calciatore”. Sport, arte, sogni, lavoro, sentimenti… forse si dovrebbero creare le premesse per lasciare che il caso faccia il suo lavoro. In questi giorni è scomparso Stephen Hawking, uno dei più prestigiosi scienziati del nostro tempo, ed è quanto mai necessario ricordare a chi si occupa di organizzare lo sport per i nostri figli un suo celebre pensiero: “ricordatevi di guardare le stelle e non i vostri piedi… per quanto difficile possa essere la vita, c’è sempre qualcosa che è possibile fare, e in cui si può riuscire”.

 

Anthony Weatherill

(ha collaborato Carmelo Pennisi)

Lunedì, 10 Luglio 2017 00:10

Ora e sempre: viva l’oratorio!

 

         

Torneo “Alla viva il Parroco” 2017 - 5° edizione

di Maurizio Paolillo

 

Per tutti quelli che hanno qualche capello bianco, l’oratorio è il luogo dove si giocava a pallone.

Certo il Parroco non sarebbe stato felicissimo di questa identificazione perché, per lui, a quell’istituzione erano legate altre finalità più coerenti con la propria missione: il catechismo, per esempio, oppure la preparazione delle feste comandate, delle celebrazioni del Santo e così via. Ma per noi ragazzi era quello lo scopo.

Ho detto per quelli che hanno qualche capello bianco perché parlo dell’epoca in cui non c’erano le scuole calcio, e neanche i campi di calcetto, con gli spogliatoi, la doccia e la superficie in erba sintetica.

A quell’epoca, appunto, il luogo deputato alla pratica del gioco che tutti noi tanto amavamo era proprio l’oratorio. Qui si disputavano i tornei, ma si giocavano anche le partitelle estemporanee, quelle che avevano un inizio ma mai una fine, che non vedevano mai un vincitore, le cui squadre si formavano al momento, coi due capitani, i più bravi di tutti, che sceglievano a turno tra gli astanti in attesa. Partitelle che iniziavano dopo pranzo e finivano quando faceva buio e non ci si vedeva proprio più, per cui, in inverno duravano 2 o 3 ore, ma in estate anche 7 o 8.

Queste partitelle costituivano l’occasione per far emergere qualche talento nascosto, ma erano soprattutto lo spunto per fare aggregazione, per far nascere amicizie eccezionalmente durature, in ultima analisi, per creare un tessuto sociale solido e consistente.

Del resto, il nucleo fondativo della nostra associazione si è formato tanti tanti anni fa per l’appunto attorno a un oratorio, quello oramai leggendario del Convento Cappuccino S. Felice.

Quel ricordo suggerisce che, in realtà, non tutti i Parroci fossero proprio scontenti dell’identificazione tra calcio e oratorio. È ben vivo in tanti il ricordo del Priore del Convento, il carissimo Padre Giacomo, che, con aria bonaria, sosteneva ed alimentava questo movimento di centinaia di ragazzi, un’intera generazione, che si è formata, ha lavorato, si è impegnata anche nel sociale: come dimenticare il ruolo svolto da quell’oratorio nei drammatici momenti del post sisma dell’80.

Quel Parroco aveva compreso e esaltato alla sua massima espressione il ruolo del gioco del calcio come motore civile, nonché, naturalmente, come aggregatore spirituale.

È questo il senso, lo scopo profondo della nostra manifestazione, il Torneo “Alla Viva il Parroco”: restituire agli oratori il ruolo educativo, aggregante, socializzante; aiutare queste istituzioni a tornare a svolgere la funzione di laboratorio di esperienze sociali che hanno svolto per decenni a favore di generazioni e generazioni.

Il torneo è giunto quest’anno alla sua 5a edizione. Hanno partecipato 8 oratori, con 12 squadre suddivise in 2 categorie: i nati tra 2007 e 2009 e i più grandi, nati tra 2005 e 2006; un centinaio di ragazzi che, sotto il sole implacabile di questa torrida estate, con oltre 30 gradi all’ombra, si sono sfidati fino all’ultimo secondo per conseguire la vittoria, gioendo ad ogni rete segnata, ma senza storie, senza sceneggiate, senza inutili proteste o noiosissime polemiche.

Hanno vinto tutti coloro che hanno partecipato e, a conferma di ciò, tutti hanno ricevuto lo stesso premio, primi o ultimi che fossero giunti.

A consuntivo bisogna considerare che è stata una giornata tranquilla, filata liscia e senza intoppi. Ancor più che nelle edizioni passate, le sensazioni sono state buone dall'inizio alla fine: c'è stata energia positiva, un clima di cordialità e di collaborazione da parte dei convenuti, nessuna polemica, anzi grandi ringraziamenti e un arrivederci alla prossima volta.

⁠⁠⁠Dopo 5 edizioni forse stiamo riuscendo a far passare il messaggio anche in direzione dei referenti, gli adulti che, accompagnando e organizzando i ragazzi, rappresentano uno snodo fondamentale della manifestazione. Stiamo riuscendo a far penetrare l’idea che, in queste giornate, l’obiettivo non è vincere, ma soltanto partecipare, stare insieme e divertirsi.

Sono questi i segnali che ricerchiamo.

Per citare un pilastro fondamentale di Sogno Cavese, Paolo Pecoraro, “sono segnali piccoli ma nello stesso tempo forti”.                                                                    

Murcia, città della Spagna meridionale, capitale della comunità autonoma di Murcia. Un vero e proprio colpo di fulmine. Quell’evento che, a prima vista, ti lascia a bocca aperta e senza fiato per un momento. Quel qualcosa, una persona, un luogo, un accadimento, un oggetto, una squadra di calcio o altro, che in un attimo rimangono indelebili nel cuore. Un lampo per sempre. Frazioni di secondo, dove ti sembra familiare quel tale posto, ti sembra di conoscere da una vita quella persona; dove quell’evento non è avvenuto per caso, che quella squadra è anche la tua, perché è già parte di te. È un’emozione che durerà per sempre. Proprio questo abbiamo provato, lo scorso fine settimana, durante la nostra permanenza nella bellissima e accogliente città di Murcia, che ci ha ospitato grazie ai ragazzi del CAP Ciudad De Murcia (Club di Azionariato Popolare), in occasione della visita per il progetto  Erasmus “Clubs and Supporters for Better Governance in Football”.

Nonostante le inevitabili differenze culturali ci siamo sentiti sin da subito a nostro agio; abbiamo trovato un gruppo di persone cordiali e accoglienti, le quali hanno reso la nostra esperienza familiare e piacevole. La facilità e la libertà con cui abbiamo condiviso le nostre idee e i nostri ideali, ci ha permesso di vivere un’esperienza unica. Ci siamo confrontati e consigliati in merito alle nostre rispettive esperienze. Abbiamo visto con i nostri occhi quanta passione mettono in campo queste persone. Un gruppo ben strutturato a seconda delle attività da svolgere; un gruppo ottimamente guidato da due giovanissimi che, tra presidente e vicepresidente, non arrivano ai 70 anni di età.

La passione e l’impegno che tutti mettono nella loro creatura è visibile e riscontrabile nelle molteplici attività del club: dal fornitissimo e variegato merchandising, alle iniziative domenicali. Quella di domenica, ad esempio, ha visto coinvolte poco prima della gara all’interno dello spogliatoio, le famiglie dei calciatori con l’obiettivo di sostenerli e motivarli per l’importante match salvezza, poi finito in parità.

È grazie a questi momenti “fulminei” che abbiamo instaurato nuove amicizie e consolidato altre; il tutto condito dall’allegria e la goliardia tipica dei paesi mediterranei. I ragazzi spagnoli ci hanno aperto le loro case e accolto con sincerità e semplicità d’animo. Abbiamo avuto la possibilità di visitare una bellissima e florida città, definita “la grande sconosciuta”, che nulla ha da invidiare alle più famose e visitate città spagnole. Una città dove l’allegria, il clima, l’ottimo cibo e la “cerveza” locale, la fanno da padrone. Tutto questo è stato possibile grazie al calcio, quello dei veri valori, quello sincero e genuino dei campi di periferia, dove i tifosi sono attivi protagonisti e non spettatori inermi e accondiscendenti. Perché IL CALCIO E’ DELLA GENTE che sia Spagna, Italia o Lapponia… perché le emozioni non hanno padroni, né confini, né latitudini.

Pubblicato in Articoli Cava United
Sabato, 29 Aprile 2017 14:25

Stavolta è stato ancora più difficile

V edizione del torneo “Il calcio è della gente!”

≪È stato una bellissima giornata di sport e divertimento≫; ≪un'esperienza indimenticabile! spero che i bambini, unici veri protagonisti, possano conservarne un magnifico ricordo!≫; ≪grazie a tutti per la passione che avete nell'organizzare l'evento≫. Qualcuno dei tanti messaggi fatti pervenire dai genitori dei bambini che hanno partecipato all’iniziativa svoltasi il 25 aprile scorso.
Secondo qualcuno questa è stata l’edizione più bella. Sicuramente è stata la più difficile. Per tante ragioni. Innanzitutto è sempre difficile ripetersi: quando ci si è già messi alla prova ottenendo buoni risultati, le aspettative aumentano, vieni atteso alla riconferma e anche l’ansia da prestazione ti può tradire. Poi anche il calendario, con la Pasqua e la relativa chiusura della scuole così ravvicinata, ha creato qualche ostacolo aggiuntivo, comprimendo molto i tempi organizzativi. Infine una nuova struttura, non sperimentata e della quale non conoscevamo i limiti e le possibilità.
A questo proposito dobbiamo ringraziare il GMG Sporting Center, alla località San Martino di Cava de’ Tirreni e i suoi titolari per i bellissimi spazi messi a disposizione dell’evento e per la loro disponibilità e la squisita gentilezza dimostrata nei confronti nostri e di tutti gli intervenuti.
Ma i dati ci confermano che l’entusiasmo, quest’anno, è addirittura cresciuto, a conferma di come sia un’esigenza sentita da tanti quella di partecipare a iniziative che non celino secondi fini, che non vogliono tirarti dentro equivoche operazioni commerciali, che siano finalizzate prima di tutto al puro, semplice e sincero divertimento. Dei bambini prima di tutto, ma, perché no, anche degli adulti.
Hanno partecipato quasi 120 bambini, tutti provenienti dalla classi V delle Scuole Primarie di Cava de’ Tirreni. Hanno tutti giocato al calcio all’insegna del puro piacere dello stare insieme e dell’agonismo più sano, organizzati in 11 squadre, 6 provenienti dal 2° Circolo Didattico, che ha fatto la parte del leone, 2 a testa dal 1° e dal 4° Circolo e una dalla Scuola Paritaria "Opera Pia Di Mauro". In campo scendevano in 7, con l’obbligo di far ruotare tutti i bambini in lista e con almeno una bambina sempre in campo. Quest’anno le bambine sono state tante, anche 4 o 5 per squadra, e c’è stato chi ne ha schierate anche 2 contemporaneamente. Tutte le squadre hanno disputato almeno 4 partite, chi è arrivato in finale ne ha giocate 7, ma chi non c’è arrivato ha continuato a divertirsi partecipando al torneo di calci di rigore denominato “Il Cucchiaio”.
Alla fine tutti sono stati premiati perché tutti hanno vinto nel momento in cui hanno deciso di esserci. Tutte la squadre hanno ricevuto un trofeo per la loro partecipazione entusiasta. Poi qualcuna è stato insignita anche di un trofeo speciale per la vittoria finale nel Torneo “Il Calcio è della Gente”, nel torneo del “Cucchiaio” e per i vincitori della “Coppa Pupainiello” dedicata ad Antonio Desiderio “Pupainiello”, il presidente povero, destinata alla squadra più “simpatica”, quella che, più della altre ha messo in mostra spirito di squadra, fair play, partecipazione, numero di giocatori iscritti e numero di bambine.
C’è stato anche il momento che spontaneamente è stato definito del “Judo è della gente”: il maestro Emanuele Piombanti ha allestito un tatami nello spazio del GMG Sporting Center e ha mostrato a tutti i bambini partecipanti i rudimenti dell’antica disciplina giapponese; ma soprattutto, mettendo in campo la sua grande passione, ha provato a farli innamorare dello spirito della nobilissima arte, suscitando curiosità, interesse e partecipazione.
Qualcuno si continua chiedere: ≪ma perché vi sobbarcate questi oneri?≫ e soprattutto: ≪perchè lo fate pure gratis!≫.
Lo facciamo per recuperare i valori più semplici e schietti, per provare ad aiutare qualcuno a uscire dalle logiche mercantili e del profitto che opprimono il mondo di oggi, per provare a recuperare il senso dello stare insieme, dell’aggregazione, della partecipazione. Convinti come siamo che solo partendo dall’animo dei bambini quest’opera possa avere qualche possibilità di successo, che solo una pianta giovane e ancora tenera che possa essere guidata nel suo sviluppo prima che la vita la porti a contorcersi, a perdere la capacità di puntare in alto, verso la luce, mantenendo le radici fortemente ancorate alla terra, alla propria terra. Perseguendo l’idea che lo sport sia la palestra ideale per recuperare il senso vero della cittadinanza, dell’appartenenza a una comunità, per sviluppare l’attitudine alla reciproca assistenza, il rispetto dell’altro, consolidare l’idea che si vince tutti insieme e, se si perde, è perché qualcun altro è stato più bravo di noi.
Certo la strada da fare è ancora tanta. Non basta certo una sola giornata, seppur vissuta intensamente, a depurare le scorie di una società che ti impone la vittoria a tutti i costi, con qualunque mezzo, che classifica lo sconfitto con “fesso” e il vincitore fraudolento come “furbo”, che propugna la competitività ossessiva, l’esclusione del più debole, che non aspetta chi rimane indietro, nella continua, delirante esaltazione di un concetto di selezione darwiniana, che nulla a che fare né con l’etica, né con la sociologia e nemmeno con la biologia.
Malgrado questa consapevolezza, noi abbiamo provato a dare il nostro contributo, mettendo in campo la nostra organizzazione, oramai collaudata da anni di esercizio, ma soprattutto i nostri sentimenti e i nostri principi etici, che sono la nostra guida e il nostro motore. Il carburante che ci dà la spinta a portare avanti con entusiasmo un’iniziativa così faticosa, estenuante ma entusiasmante; una lunghissima giornata, iniziata alle 8 del mattino e protrattasi fino alle 19.00, che ti aiuta a disintossicarti, che ti dà la carica per continuare a combattere, per vedere un sorriso sul volto di un bambino, sudato ma felice di esserci stato.

 

Il torneo “Il Calcio è della Gente!” giunge alla sua quinta edizione. Niente male.

Nel presentare questa edizione è doveroso un prologo, giusto per ricordare dove nasce questa iniziativa per noi così speciale.

Dicembre 2012. L’allontanamento dagli stadi di calcio degli ultimi impavidi associati di Sogno Cavese dura da alcuni mesi: la delusione della gestione Spatola/Maglione, la mancata iscrizione della Cavese e poi la bella esperienza al seguito dell’Aquilotto di Emilio De Leo, sono ormai acqua passata. Tutto molto sofferto, tutto molto vissuto. Esperienze da vivere.

Proprio l’ultima di queste avventure sportive ci permette di conoscere, bene, un ragazzo dal cuore d’oro e dalla grande professionalità: Pietro Matafora. Pietro, napoletano DOC, arriva a Cava per collaborare con De Leo nel tentativo di costruire un modello calcistico differente, all’insegna del dialogo con tutte le realtà territoriali. Una cosa fuori dal comune, una cosa che richiederebbe del tempo, tanto tempo. Purtroppo Cava, tutto questo tempo pare che non ce l’abbia e dopo un’annata decisamente positiva, questa idea naufraga miseramente.

Resta l’amicizia con Pietro, una sana amicizia fatta di consigli, confronti, suggerimenti e comprensione anche di scelte drastiche prese dalla nostra associazione.

Dicevamo, dicembre 2012. Nella isolata location del convento dei frati cappuccini metelliani, dove nel frattempo “gli ultimi rimasti” dell’associazione Sogno Cavese continuano a cementare l’amicizia creatasi durante le vicissitudini di cui sopra, alla consueta riunione del venerdì è presente anche Matafora, all’epoca allenatore della juniores della USD Cavese, neonata società aquilotta.

Il dilemma di quelle ultime riunioni era rappresentato dal futuro da dare alla nostra associazione, quelle energie raccolte tra quelle fredde mura sprigionavano calore, le idee fiorivano, ma mancava una spinta forte che ci aiutasse a raccogliere i frutti di quelle tante chiacchierate, fatte lontano dai riflettori di quello sport tanto amato, ma pure tanto odiato perché non riconosciuto.

Fu un attimo, Pietro ci conosceva bene evidentemente, e con poche parole disse: “ripartite dai bambini, organizzate un torneo dove il risultato sia l’ultima cosa da prendere in considerazione e divertitevi innanzitutto voi”. Nacque così “Il Calcio è della Gente!”.

Un consiglio semplice, le parole che volevamo ascoltare erano già dentro di noi e i mesi successivi furono dedicati esclusivamente all’organizzazione di quell’evento, che oggi è diventata la nostra manifestazione più sentita, quella che ci dona più soddisfazione.

Il resto è cronaca. La prima edizione vide la partecipazione solo di quattro squadre, ma fu bellissima; ci aprì la mente, oltre a farci capire che un’impeccabile organizzazione non bastava a coinvolgere la città, le scuole, le maestre e i genitori.

Gli anni successivi, infatti, i numeri sono cresciuti, ma soprattutto è cresciuta la consapevolezza del perché questo torneo è così importante per noi: abbiamo tramutato in realtà quelle semplici parole. E non solo, visto che i temi di queste giornate vanno oltre il calcio.

Pertanto, anche quest’anno il torneo sarà piacevolmente accompagnato dalla sana alimentazione, dai rifiuti zero, dal senso civico, dalla consapevolezza delle diversità, dallo sport come formazione e dalla cultura.

I costi sono a carico nostro perché ci piace investire su noi stessi.

Dopo la lettura di questa fanzine, non ci resta che assaporare questa giornata e viverla serenamente insieme ai nostri figli. Il risultato è già raggiunto.         
 

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