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Il Calcio è della Gente! slogan dell'Associazione Sogno Cavese - Admin
Domenica, 22 Settembre 2013 21:50

Finchè morte non ci separi

Si è giocata con il lutto al braccio la partita Lecce - Catanzaro, valida per la prima divisione Lega Pro - Giorne B.

Non c'era nessun personaggio famoso da onorare, ma la storia di un uomo "comune" e della passione per la sua squadra.

Carlo La Forza, 38 anni, era nato e cresciuto a Napoli, ma le prodezze di Massimo Palanca avevano fatto entrare il Catanzaro nel suo cuore, e nulla l'aveva scansato, neanche la follia collettiva che aveva invaso la città partenopea all'arrivo di un "certo" Maradona.

Palanca in azione

Laureato in ingegneria sarà Milano ad accogliere lavorativamente Carlo e non sarà la distanza a smorzare la sua passione. Gli amici, incontrati nelle trasferte più vicine, ma anche in quelle più lontane e faticose, ricordano la speranza di portare quanto prima suo figlio, il piccolo Francesco di tre anni, con sè allo stadio, a tifare per i suoi stessi colori, da tramandare come il patrimonio genetico o il taglio degli occhi.

 

Giovedì, 19 Settembre 2013 22:01

C'è del marcio in Danimarca

C'è del marcio in Danimarca

Chiamateci pure folli ma i fatti e le cronache ci dicono che oggi, nel calcio, è tutta una gran presa per........e si lo scriviamo, presa per il “culo”. Quali altre angherie dovete subire per dire basta? C'è del marcio.....tanto tanto marcio.

E' di poche ore fa la notizia dell'arresto di 14 persone a Singapore, accusate di essere membri di un'organizzazione che truccava partite di calcio in tutto il mondo. Tra i fermati, udite udite, ci sarebbe anche tale Tan Seet Eng, ricercato anche in Italia nell'ambito dell'inchiesta di Cremona.

i soldi sporchi delle combine del calcio

Se qualcuno di voi ha letto il libro “Football Clan” ha senz'altro capito chi è il personaggio citato. Diciamo che trai fermati ci sarebbe, e ci andiamo con i piedi di piombo, poiché non è la prima volta che si annuncia questo eccellente arresto. Perchè “Dan”, è così che è soprannominato Tan Seet Eng, è un personaggio tanto pericoloso quanto misterioso e nessuno pare sappia come sia fatto.

 

Martedì, 17 Settembre 2013 17:41

Afro Napoli United

SQUADRA DI NEGRI, CURVA DI EBREI...era il 29 aprile 2001 quando un gruppo di mentecatti espose questo vergognoso striscione che non offendeva soltanto i loro acerrimi rivali, bensì l'intero genere umano.

La squadra formata da immigrati che parteciperà al prossimo campionato di terza categoria

Un po' di anni sono passati ma la situazione pare non sia molto cambiata. Chissà cosa avranno pensato o penseranno gli autori di questo ignobile striscione alla notizia della nascita a Napoli di una squadra formata totalmente da negri...come li chiamano loro...
Si chiama AFRO NAPOLI UNITED ed è nata nell'ottobre 2009 per dare, come raccontano gli ideatori del progetto, un calcio al razzismo. Inizialmente formata da soli giocatori africani insieme a qualche africano d'Italia, come spesso vengono denominati i partenopei dai propri connazionali, oggi vanta anche rappresentanti dal Sudamerica e dall'est Europa.

Quest'anno, dopo mille peripezie, finalmente riusciranno a partecipare al campionato di 3^ categoria. Non sarà impresa facile visti i problemi burocratici e i particolarismi che questa realtà può generare. Il nostro augurio è che questa squadra dia non solo un calcio al razzismo, ma anche alla pachidermica lentezza della burocrazia, perché quando c'è di mezzo un pallone e il puro divertimento non c'è colore, nè permesso di soggiorno che tenga...

IL CALCIO E' DELLA GENTE!!!

Quando è partita l'avventura de Il Calcio è della Gente! abbiamo pensato a lui e non è stato difficile decidere che fosse la nostra icona. Un'immagine che vale più di mille parole: il Super Santos.

Raccontato in questo splendido articolo di Paolo Russo pubblicato da www.canalenapoli.it e che vi invitiamo a leggere tutto d'un fiato.

 il super santos un'icona del nostro calcio

Prendi un piede di porco, vai nel parcheggio più vicino e apri dieci cofani di dieci macchine a caso. In almeno sei troverai un Super Santos. Le restanti quattro o appartengono a una persona anziana senza nipoti, o a una donna senza figli e poco socievole o a qualcuno che lo sta usando. C’è poco da fare, non c’è età, sesso, origine, fede sportiva o politica, religione o ceto sociale che tenga: quando c’è di mezzo un Super Santos siamo tutti amici.

Sfido chiunque a dire di non averci mai giocato, di non aver mai fatto una colletta per comprarlo, di non aver mai litigato con la madre perché ci giocava in casa, di non aver chiesto “Chi port’ ‘o pallon’?” prima di organizzare una gita, di andare a mare o anche semplicemente prima di andare sotto scuola quando già sapevi che c’era sciopero. Compagno fedele di ogni pasquetta, fratello inseparabile in ogni filone, eroico salvatore di giornate di nullafacenza, il Super Santos ha accompagnato la nostra crescita come la voce di Cristina D’Avena e anche dopo essere – almeno anagraficamente – cresciuti, è sempre lì pronto, come un vecchio amico, a spuntare dal bagagliaio nel momento del bisogno per un “sette si schiaccia” o una classica scapoli ammogliati al’ultimo sangue.

Sono molti i palloni con cui si gioca in strada e tanti hanno cercato di copiare la mitica sfera arancione, ma se per decenni è rimasto il pallone più amato e usato da chiunque, ci sarà un motivo. Noi ne abbiamo trovati 10 e ve li elenchiamo qui:

Continua a leggere: http://www.canalenapoli.it/news/i-10-motivi-per-cui-il-super-santos-e-il-miglior-pallone-della-mondo-88383

 

 

Sabato, 14 Settembre 2013 00:47

Eutanasia di una passione

Il “colore granata” del Nardò da queste parti non è il più simpatico, ma oggi è difficile non essere molto vicini ai neretini. Nonostante il granata e nonostante quella grande manovra del 2002 nello spareggio Cavese Nardò play-out di C2 (un vecchio e brutto ricordo), episodio che non salvò nessuna delle due formazioni dalla retrocessione in D. Un illecito sportivo, o presunto tale, che servì a lasciare una casellina vuota  tra i professionisti e che fu “gentilmente” donata alla Florentia. Ma quante beghe che ci regala questo pallone sgonfio.

 La conferenza stampa dei tifosi del Nardò

Non riusciamo più a contarle le società che iniziano il tortuoso procedimento del fallimento, non riusciamo più a prendere nota di tutte queste tifoserie che si trovano in una condizione disarmante. Quella di Nardò, però, va raccontata bene.

La storia a monte del fallimento è più o meno la solita. I soldi scarseggiano, società che non riescono a mantenere gli impegni presi, la politica che entra in gioco e manovra senza averne diritto prendendo in giro un’intera città, calciatori che non vengono pagati ma che sono costretti al continuo ricatto perché c’è da portare il tozzo di pane a casa e una tifoseria che si danna l’anima e raccoglie soldi per garantire un minimo di speranza.

Scene che si ripetono in un sequel di un film che va in scena in tante “sale” della nostra penisola e alla cui proiezione assistono migliaia di tifosi, complici involontari di un sistema marcio, ormai incancrenito.

 

Lunedì, 09 Settembre 2013 19:48

La lezione di vita del "divin codino"

 Roberto Baggio a Sanremo 2013

Non bisogna credere a ciò che arriva senza sacrificio, sono solo illusioni; lo sforzo e il duro lavoro costruiscono un ponte tra i sogni e la realtà.

Cinque parole chiave: passione, gioia, coraggio, successo (non quello sul palcoscenico, campo di calcio o teatro non fa differenza, ma quello dell’impegno in qualunque cosa si faccia), sacrificio (al quale è utile allenarsi fina da giovani). Aveva la voce un po’ tremolante perché non è un oratore,. Ma ha detto cose di grande saggezza, non a caso ha rivolto la lettera anche ai suoi figli. Una lettera che ci sentiamo di sottoscrivere pienamente e che vi riproponiamo con immenso piacere. Grande Baggio. Grazie Baggio.

Giovedì, 05 Settembre 2013 09:47

Tifosi ribelli

non è che mi piace il calcio. io lo amo. ne ho bisogno. no, non appartengo a gruppi ultras. non sono nemmeno un teppista. però non sono neanche un coglione vittima dei media. non guardo processi, non guardo trasmissioni con stronzi e mignotte dell’ultima ora rendere banale e scontato lo sport più bello del mondo, la passione della mia vita. non è un gioco, nessuna cosa che condiziona, più o meno intensamente, la vita di miliardi di persone può essere catalogata come un gioco. perché tutti ne parlano? perché tutti vogliono fare parte di questo mondo, mangiare in questo piatto? ha fatto sempre gola ai politici e ai potenti e non solo nelle dittature dell’est, del sudamerica o dell’africa centrale. no, anche nella civilissima europa viene usato come strumento di controllo delle masse.come tutte le passioni è vissuto intensamente, come tutte le religioni viene praticato regolarmente, come tutti i fenomeni sociali viene studiato e manipolato più o meno segretamente. federcalcio, uefa, fifa. ogni stronzo in cerca di gloria viene fuori con una nuova proposta. ognuno di questi cravattoni, che magari non è mai stato in una curva a vedere una partita nel corso della propria vita, spera di inventarsi qualcosa che magari gli valga la possibilità di imitare Jules Rimet, con il proprio nome ad identificare un trofeo.porte più larghe, moviola a bordo campo, tre arbitri sul terreno di gioco, niente fuorigioco, tutte idiozie, tutti tentativi di far passare le proprie manie di protagonismo per innovazioni volte a rendere più spettacolare il calcio. puttanate. già lo hanno ferito gravemente ma non si fermeranno finché non lo avranno ammazzato, finito del tutto.sponsor, diritti televisivi, premi, corruzione, accordi, bustarelle, scommesse, borsa, azioni, plusvalenze,fidejussioni, ammortamenti. il dio denaro ha deciso di entrare in maniera prepotente nel mio mondo, nel mondo di centinaia di milioni di persone. e ha deciso anche di volerlo cambiare. in peggio…non solo lo gioco ma lo vado a vedere. tutte le domeniche, in casa e, quando soldi e famiglia lo permettono, anche in trasferta. se vado allo stadio mi basta quello. non ho bisogno di rivedere niente alla televisione. non ho bisogno di commenti di panzoni e pinguini, non ho neanche bisogno di sentire cosa dice il capitano o l’allenatore della mia squadra. la partita è finita, aspettiamo la prossima. fanculo il resto. il calcio parlato, le polemiche, le illazioni, gli urli, le accuse e le moviole. soprattutto le moviole. fanno avvelenare il sangue agli stronzi. mi piace andare allo stadio con gli amici, mi piace la birra prima, l’odore dei fumogeni dentro, il freddo e il vento durante l’inverno. mi piace il verde del campo che splende sotto il sole, mi piace rimanere a sedere negli stadi quando intorno non c’è più nessuno. il calcio. chi lo segue, chi lo ama, è quasi visto con sospetto, di sicuro dall’alto in basso…incontrare migliaia di persone provenienti da città, regioni, nazioni diverse dalla tua, tutti accomunati dalla stessa passione, pronti a conoscersi, a fare amicizia, a scambiarsi esperienze e racconti, no, tutto questo non conta. siamo solo teppisti già esplosi o pronti ad esplodere. chiudersi tra quattro mura più volte a settimana illudendosi che quello che guardiamo su uno schermo, grande o piccolo che sia, possa essere la realtà, questo invece è molto meglio. sicuramente è più comodo per chi ci deve controllare. e per lo stesso motivo il calcio di oggi lo vogliono giocato sul divano di casa, tra le stesse quattro mura. non si vogliono i tifosi in trasferta. non si vogliono tifosi violenti, a volte ma non sempre, e soprattutto non si vogliono tifosi poveri e curiosi che si chiedono troppi perché…

Tifosi&Ribelli (2005)

 

Nasce così “ http://quandogliscarpinieranoneri.wordpress.com/ ”, il blog di Stefano Faccendini che ha ispirato il nome del nostro campionato di calcio. Il calcio è vita! Grazie Stefano.

Stefano Faccendini, l'autore di questo bellissimo contributo, è nato a Tivoli nel 1969.
Laureato alla sapienza con una tesi suglia aspetti economici e geografici del calcio in Italia, è autore di articoli per numerose riviste sportive.  Ha pubblicato "Noi siamo il Wimbledon", "Tifosi ribelli" e "La trasferta", libri che consigliamo di leggere perché attraverso il linguaggio di Stefano abbiamo una narrazione sul calcio, il nostro amato calcio, non conformista.

la copertina del libro di Stefano Faccendini

Giorni di febbrile attesa per l’evento che ci terrà impegnati il prossimo inverno e, per le finaliste, fino a primavera inoltrata. Da ieri sono aperte le iscrizioni per il campionato amatoriale di calcio a 6 organizzato da Sogno Cavese in collaborazione con la UISP, e ogni giorno sarà nostra cura informare i partecipanti sui dettagli che in questi giorni saranno messi a punto.

cuore simbolico di un atleta

 

Una delle priorità che ci siamo dati fin dalle prime discussioni organizzative è stata la salute e la sicurezza degli “atleti”, seppur amatori. Prendendo spunto dalle novità e dai balletti susseguitisi all’entrata in vigore del “Decreto Balduzzi”, è necessario specificare fin da subito che il certificato medico per le attività SPORTIVE era, e RIMANE un OBBLIGO anche per le attività NON AGONISTICHE (oltre che per le attività AGONISTICHE). 

D'altronde è una questione delicata e non si può continuare a parlare di SPORT in SICUREZZA senza prendere coscienza di cosa questo significa e includa. Troppi incidenti e troppo forte il giusto e doveroso segnale "salvavita". Si invitano pertanto tutti gli interessati , ma anche i non interessati a scaricare questa guida gratuita al seguente link: http://movidastudio.it/ebook_dettaglio.php?pag=14

Ci rendiamo conto che la crisi economica attanaglia tutte le nostre famiglie, e proprio per questo abbiamo trovato un accordo commerciale per facilitare il rispetto della priorità di cui sopra. In convenzione con lo studio di medicina dello sport del Dott. Luigi Trofa, è riservata ai partecipanti una visita specialistica ad un costo "speciale". Per i dettagli saranno informati direttamente i referenti, i quali contatteranno direttamente la struttura del Dott. Trofa; inoltre i referenti saranno invitati ad individuare due date in cui l’equipe del Dott. Trofa, illustrerà i nostri atleti dell’importanza della visita medica.

 

E allora…..prepariamoci a nuove sfide con generazioni a confronto. Segnerà più gol un giovane o la butterà dentro più uno con tanta esperienza sulle spalle?

 

Lunedì, 02 Settembre 2013 17:49

Chi siamo

“Il calcio è della gente!”, marchio registrato dall’Associazione Sogno Cavese (www.sognocavese.it), non rappresenta un semplice slogan ma un concetto profondamente radicato, principio ispiratore di una serie di iniziative promosse e realizzate dalla medesima Associazione.

 

In quanto amanti del calcio, siamo troppo spesso spettatori inermi del totale decadimento dello sport più amato dagli italiani, oggi schiavo dello show business, che ha totalmente abdicato alla sua originaria funzione per la logica del profitto. Il risultato scontato sono i periodici “scandali” che si susseguono (partite truccate, calcio scommesse, fallimenti di storiche società di calcio) a cui non riusciamo ad abituarci, che non vogliamo catalogare come episodi isolati ma che riteniamo ormai parte integrante del moderno ‘sistema calcio’.

 

Auspichiamo dunque un ritorno alle origini: guardiamo al calcio come un mezzo di aggregazione, uno strumento per tanti, non un fine per pochi, un momento di straordinaria passione e condivisione, che si tratti di calcio giocato o vissuto in qualità di tifosi.

 

Come Associazione Sogno Cavese, siamo impegnati in un movimento più ampio, nazionale (cfr. www.supporters-in-campo.org)  ed Europeo (cfr. www.supporters-direct.org) ed è da quest’ultimo che mutuiamo la collaborazione con la Uisp, già partner per l’Italia di un progetto finanziato dalla Commissione Europea per migliorare il calcio coinvolgendo i tifosi nella proprietà e nella governance dei club*.

 

* Il rapporto finale al seguente link: http://www.supporters-direct.org/wp-content/uploads/2013/06/Final_Report_EN.pdf. Il risultato per l’Italia è la nascita dell’organismo Supporters in Campo e la stesura di un manuale sulla fan ownership reperibile al seguente link:    

   http://www.supporters-in-campo.org/wp-content/uploads/2013/06/Manuale-Supporters-in-Campo-2013.pdf

Giovedì, 29 Agosto 2013 17:24

Il calcio per strada, come una volta.

Prendiamo spunto da un articolo di Mirko Auteri su Repubblica (http://genova.repubblica.it/cronaca/2013/08/29/news/il_calcio_per_strada_come_una_volta-65482015/)

Mentre le squadre dilettantistiche di calcio riprendono la preparazione sui campi in sintetico, in piazza Sopranis c'è chi ha deciso di tornare all'antico e organizzare un torneo avendo come terreno di gioco l'asfalto e come tribune i marciapiedi.

Per giocare è necessario svuotare la piazza dalle macchine, ma gli organizzatori assicurano che "dai palazzi vicini nessuno si lamenta. Nemmeno delle inevitabili pallonate".

"Dopo 17 anni abbiamo deciso di tornare a organizzare il Torneo Madonna della Guardia " racconta Marco Rondoni, uno degli organizzatori con Fabio Guido. "L'idea è nata al bar: ci sono tornati in mente i vecchi tempi, quando l'asfalto era il nostro campo e la piazza luogo d'incontro di tutto il quartiere. Con lenza e gesso abbiamo tracciato le righe del campo e, con l'aiuto della parroco che ha concesso gli spazi e della Corniglianese che ci ha prestato le porte, abbiamo potuto ridare vita a questo torneo".

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