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09 Giu 2014, 11:11
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Francia 98 - Zizou, il Fenomeno sei tu

 

manifesto 98 francia campione 

 

Spagna, 1982. Sono passati 24 anni dall’ultima grande Francia, quella di Kopa e Just Fontaine, che arriva terza ai mondiali in Svezia. Con la maglia dei transalpini c’è un 27enne numero 10 che incanta. E’ Michel Platini. Si arrenderà in semifinale allo strapotere della Germania Ovest. La stessa cosa accadrà in Messico quattro anni dopo. In mezzo la vittoria agli Europei del 1984 in casa e davanti ad un pubblico in estasi per i suoi 9 gol. Il primo vero e unico trionfo in campo internazionale della storia dei bleus. Mentre a Bilbao, Valladolid, Madrid, Siviglia e Alicante nel 1982 Platini semina sprazzi della sua classe, ad ammirarlo davanti alla tv a Marsiglia c’è un ragazzino di dieci anni, Zinedine Zidane. Viene dal quartiere popolare di La Castellane e indossa anche lui la maglia numero 10 del Saint-Henri. La sua famiglia è originaria della Cabilia, una regione berbera dell’Algeria, ed è emigrata in Francia nel periodo della guerra civile. In verità il suo primo idolo calcistico è l’uruguaiano Enzo Francescoli. Ma le strade di Platini, tre volte Pallone d’Oro nel 1983, 1984 e 1985, e di Zidane sono destinate molto presto ad incrociarsi.

 

Così mentre la stella del fuoriclasse della Juventus comincia a spegnersi nel 1987 quando decide di appendere a soli 32 anni le scarpette al chiodo, Zinedine, il cui nome in arabo significa “bellezza della religione”, entra a far parte a quindici anni della squadra del Cannes. L’ascesa sarà breve. Quattro anni in Costa Azzurra, quattro anni al Bordeaux, il contratto con la Juventus di Marcello Lippi nel 1996. All’Avvocato Agnelli viene consigliato proprio da lui, oui, Le Roi Michel. E’ il suo erede. Nella Vecchia Signora vince subito due scudetti, una Coppa Intercontinentale, una Supercoppa Europea e una Supercoppa Italiana. Nel 1994 entra nel giro della Nazionale e ad Euro ‘96 in Inghilterra indossa la 10 che una volta era di Platini. I galletti perdono ai rigori in semifinale contro i ceki di Nedved e Poborsky, tuttavia il ct Jacquet, in carica dal 1993, può stare tranquillo. La strada è quella giusta, la ricostruzione di una squadra competitiva dopo tante delusioni e la mancata partecipazione ad Italia ’90 e USA ’94 in vista dei prossimi mondiali che si tengono in Francia passa attraverso i piedi fatati di Zinedine Zidane. Inutile dire che sarà l’eroe della manifestazione, il simbolo della “nouvelle vague” del calcio multietnico d’oltralpe.

Sessant’anni dopo l’edizione del 1938 il campionato del mondo torna dalle parti di Parigi. Lo ha fortemente voluto Michel Platini che lascia nel 1992 dopo quattro anni la carriera di allenatore e la panchina dei bleus senza nessun risultato di prestigio per diventare co-presidente insieme con Fernand Sastre del Comitato Organizzatore del torneo iridato. L’edizione del ’98 è la più ricca di sempre. Si passa da 24 a 32 squadre divise in otto gruppi di quattro per un totale di 64 partite. Agli ottavi accedono le prime due di ogni girone. Gli stadi sono bellissimi e moderni, in particolare lo “Stade de France”, un’astronave che si trova a Saint Denis, periferia nord a trenta chilometri dalla capitale. Per fortuna si passa dal caldo insopportabile degli States al clima mite francese che permette agli atleti di tornare ad esprimersi su un buon livello. La FIFA adotta il golden gol ai supplementari, già sperimentato agli Europei inglesi, il tabellone luminoso con i minuti di recupero e per combattere il gioco duro si chiede agli arbitri di punire con il cartellino rosso gli interventi in tackle da dietro. La Federazione Internazionale due giorni prima della partita inaugurale, Brasile-Scozia, elegge il nuovo presidente: al posto di Joao Havelange c’è il potente segretario Joseph Blatter.

Le prime sorprese vengono dalle qualificazioni dove vengono eliminate la Repubblica Ceca vice campione europea, la Svezia terza nel ’94 e l’Uruguay. Il Brasile detentore del titolo non può disporre dell’infortunato Romario e spera nelle prodezze di Ronaldo che alla prima stagione con l’Inter di Simoni ha spinto i nerazzurri con 25 reti al secondo posto in campionato e alla vittoria in Coppa Uefa contro la Lazio. L’attaccante è una scoperta di Jairzinho. E’ velocissimo, abile con entrambi i piedi, tecnico e freddo, dotato di un dribbling micidiale. Apparentemente non ha difetti. Dopo aver vestito le maglie di Sao Cristovao e Cruzeiro, prima di essere ingaggiato da Massimo Moratti, il “fenomeno” in Europa ha fatto sfracelli come Romario nel PSV Eindhoven e nel Barcellona. In questo momento insieme con Zizou viene considerato il giocatore più forte del pianeta. Con lui il Brasile sembra imbattibile. Quattro anni fa negli Stati Uniti osservava a bordo campo le gesta dei compagni senza collezionare nemmeno un minuto. Ora, a 21 anni, è il suo momento. Mario Zagallo, ritornato ad essere l’allenatore dei verdeoro dopo essere stato assistente di Parreira, abbandona l’atteggiamento difensivo e la Seleçao torna ad essere fucina di calcio spettacolo. Dunga è il perno del centrocampo, Cafù e Roberto Carlos due autentici stantuffi sulle fasce, Rivaldo e Denilson garantiscono imprevedibilità alla manovra e assist al bacio per Bebeto e Ronaldo.

Una simile batteria di assi spaventerebbe chiunque. Non la Francia di Jacquet che gioca con un 4-3-3 solido ed effervescente potendo contare su diversi elementi che militano in Italia. Davanti all’eccellente Barthez l’ex napoletano Blanc è il libero fortissimo di testa che fa ripartire l’azione da dietro, mentre il milanista Desailly è un mastino invalicabile. Thuram e Lizarazu garantiscono un buon appoggio alla zona mediana dove Deschamps, Petit e Karembeu macinano chilometri. Zidane e Djorkaeff a turno supportano l’unica vera punta Guivarc’h, che si alterna con Henry, Trezeguet e Dugarry. Un certo ottimismo si respira pure in casa di Argentina e Olanda. I biancocelesti di Passarella, “caudillo” come calciatore e come ct, e i tulipani di Hiddink arrivano con discrete credenziali. Batistuta e Kluivert hanno le potenzialità per contendere a Ronaldo lo scettro dei bomber. C’è curiosità invece attorno alle novità Croazia, Giappone, Giamaica e Sudafrica. In particolare i croati di Blazevic, pur privi dell’acciaccato Boksic, hanno in rosa gente come Stanic, Boban, Prosinecki e Suker in grado di fare la differenza.

Rispetto a queste corazzate l’Italia, seconda quattro anni fa, non sembra avere troppe chances. Il rinnovamento sacchiano tanto auspicato fallisce miseramente. In verità Arrigo sull’aereo che riporta a casa gli azzurri dagli USA vorrebbe dare le dimissioni. Troppe pressioni. Il presidente federale Matarrese le respinge con forza. Siamo vicecampioni del mondo, ma Baresi e soci vengono contestati. Agli Europei in Inghilterra nel 1996 non riusciamo a superare il primo turno. Agli inizi di dicembre il mago di Fusignano rassegna per la seconda volta le dimissioni al commissario straordinario della Federcalcio Raffaele Pagnozzi. Nessuno si oppone. Sacchi, su esplicita richiesta di Silvio Berlusconi, nostalgicamente torna ad allenare il Milan. Dal 4 dicembre sulla panchina della Nazionale siede il selezionatore dell’Under 21 Cesare Maldini che debutta il 22 gennaio 1997 a Palermo contro l’Irlanda del Nord. “Cesarone” gode di una notevole stima per i tre titoli continentali vinti con gli azzurrini e di una grande simpatia anche per l’imitazione televisiva di Teo Teocoli che lo ha reso quasi un personaggio dello spettacolo molto amato dal pubblico. Da calciatore è stato bandiera del Milan, come lo è ora il figlio Paolo. E’ stato per anni collaboratore e vice di Enzo Bearzot, dal quale ha appreso tutti i segreti per gestire al meglio lo spogliatoio. Nella notte del “Bernabeu” tutti ricordano il suo faccione teso in panchina e poi sorridente al fianco del “Vecio” con la giacchina a righe madida del sudore del trionfo. Quello stesso faccione che nelle hall degli alberghi in ritiro alla vigilia di scontri importanti faceva compagnia al “patriarca” fino a tarda sera insieme con il professor Vecchiet e qualche dirigente per discutere di schemi, uomini, avversari e di vita. E per combattere la celebre insonnia di Bearzot. Quando Maldini e gli altri crollavano dal sonno dai piani alti arrivavano in soccorso Marco Tardelli e Bruno Conti, i coyotes. E, mentre la luce in camera di Zoff e del povero Scirea era spenta da un pezzo, “Cesarone” andava a letto e il resto organizzava la veglia.

Il nuovo trainer ha due anni per preparare l’avventura francese. Dal 4-4-2 e dalla zona si torna al modulo all’italiana e in certi momenti al catenaccio e al contropiede. Una delle più belle pagine della sua gestione nelle qualificazioni mondiali è la vittoria di “Wembley” con l’Inghilterra del 12 febbraio 1997, superata con un gol di Zola e una grande prova difensiva. Purtroppo l’Italia nel match di ritorno non riesce a battere gli inglesi e ha bisogno del doppio spareggio con la Russia per staccare il biglietto per la Francia. E’ il gol di Casiraghi a Napoli il 15 novembre che ci dà la certezza di partecipare alla manifestazione più prestigiosa. Il sorteggio prima della fine dell’anno ci inserisce nel gruppo B con Cile, Austria e Camerun. Un girone abbordabile che consente ai nostri di prepararsi senza troppi patemi per gli appuntamenti successivi di certo più difficili.

Quella che scende in campo nella prima partita con il Cile l’11 giugno 1998 a Bordeaux è principalmente l’Italia di Bobo Vieri. Maldini per andare avanti nel torneo punta tutto sull’attaccante dell’Atletico Madrid, un misto di Boninsegna e Gigi Riva, e i fatti gli daranno ragione. Durante la preparazione il ct perde per infortunio Peruzzi e Ravanelli. Tra i pali viene promosso il portiere dell’Inter Pagliuca. In avanti al fianco dell’ariete c’è Roberto Baggio. Il fantasista è reduce da una grande annata nel Bologna ed è stato convocato a furor di popolo. Dopo gli anni d’oro alla Juventus e il passaggio al Milan si è ritrovato in provincia e, nonostante un rapporto non idilliaco con il tecnico rossoblù Ulivieri,con 22 gol in serie A si è guadagnato la considerazione di Maldini. Il suo erede bianconero Alessandro Del Piero è reduce da un problema fisico che risale alla finale di Champion’s con il Real Madrid e si attende il suo pieno recupero. La rivalità tra “Raffaello” e “Pinturicchio”, parafrasando il linguaggio dell’Avvocato Agnelli, riempie le pagine dei giornali. Come a Messico ’70 la stampa si divide. “Cesarone” cerca di gestire al meglio il caso facendo giocare in una sorta di “staffetta bis” un po’ l’uno e un po’ l’altro. Non siamo tornati al dualismo tra Mazzola e Rivera, ma poco ci manca. In difesa sulla ribalta internazionale si affaccia Fabio Cannavaro che con Costacurta, Nesta e Paolo Maldini forma un quartetto di sicuro rendimento. A centrocampo Albertini, Dino Baggio e Di Livio devono guardarsi dalla concorrenza di Di Biagio e Moriero.

Con i cileni finisce 2-2. Vieri sblocca il risultato su assist del “divin codino”, Salas si scatena con una doppietta ed è proprio Baggio a salvarci sul filo di lana quando all’85’ si procura e trasforma un calcio di rigore. Va meglio nelle altre due uscite con il Camerun il 17 giugno a Montpellier e il 23 giugno a Saint Denis con l’Austria. Centriamo due successi per 3-0 (Di Biagio e doppietta di Vieri) sui leoni d’Africa e per 2-1 sugli austriaci che ci proiettano agli ottavi come primi del girone. Contro il Camerun Del Piero entra al posto di Baggio nella ripresa. Contro i bianchi di Prohaska lo juventino parte titolare e calibra una punizione al 49’ sulla quale si avventa Vieri che di testa batte Konsel. Il fantasista di Caldogno lo sostituisce al 73’ e firma all’89’ il secondo gol servito da Inzaghi. Dopo tre minuti si fa male Nesta e Maldini si affida all’esperienza di Bergomi, al suo quarto mondiale.

Il Brasile e la Francia che molti vorrebbero vedere in finale superano la prima fase con qualche problema. I verdeoro nella partita inaugurale il 10 giugno a Saint Denis hanno bisogno di un’autorete di Boyd al 73’ per battere la Scozia e, dopo aver liquidato il Marocco, regalano il successo alla Norvegia per agevolare il passaggio agli ottavi della squadra di Olsen ai danni dei nordafricani di Michel che non la prendono bene. I transalpini conquistano nove punti, frutto del 3-0 al Sudafrica, del 4-0 all’Arabia Saudita e del 2-1 sulla Danimarca, ma perdono per due turni Zidane che contro i sauditi si vede sventolare dall’arbitro messicano Brizio Carter il cartellino rosso dopo un fallo di reazione. Tornerà nei quarti. Crolla la Spagna che non riesce a superare il turno, nonostante il 6-1 alla Bulgaria, mentre la Nigeria di Milutinovic campione olimpica ad Atlanta ’96 si candida come possibile sorpresa. Accedono agli ottavi inoltre Paraguay, Olanda, Messico, Germania, Jugoslavia, Romania, Inghilterra, Argentina e Croazia. Tra i tedeschi di Vogts campioni d’Europa l’eterno Matthaus è al quinto mondiale. Raggiunge Carbajal e lo supera come numero di gare giocate, 25. Molto atteso è l’incrocio tra USA e Iran del 21 giugno a Lione, due nazioni divise da rivalità ideologiche e politiche che si affrontano correttamente e si schierano insieme a centrocampo per una foto distensiva. Vincono gli asiatici per 2-1. Al ritorno a Teheran saranno accolti come eroi. Batistuta con i tre gol rifilati alla Giamaica è il primo a realizzare due triplette in due mondiali diversi.

Le partite più belle e combattute degli ottavi sono Francia-Paraguay e l’ennesima rivincita tra Argentina e Inghilterra. I francesi a Lens sbattono nei tempi regolamentari contro il muro del portiere sudamericano Chilavert, maestro nel calciare le punizioni, che deve arrendersi nei supplementari al golden gol di Blanc. E’ il 113’: Pires mette in mezzo, Trezeguet appoggia di testa per il libero che al volo di destro non perdona. Per il Paraguay è la morte improvvisa. A Saint Etienne invece gli inglesi, ridotti in dieci uomini per l’espulsione di Beckham, dopo 120 minuti palpitanti che si chiudono sul 2-2, dal dischetto pagano l’errore di Batty che dà la qualificazione agli argentini. Dalla “mano di Dio” a quella del portiere Roa sono passati dodici anni, ma il risultato è lo stesso. E’ sempre un argentino a far piangere i leoni. Da ricordare la rete del 18enne Michael Owen che al 16’ imita la celebre cavalcata di Maradona a Messico ’86: partendo da quasi cinquanta metri il piccolo attaccante britannico in velocità supera Chamot e Ayala e batte l’estremo difensore albiceleste. Non è proprio come il “gol del secolo”, di certo è una delle gemme più luccicanti nella storia della Coppa del Mondo. Negli altri incontri Il Brasile agevolmente a Parigi regola per 4-1 il Cile con doppietta di Ronaldo, l’Italia a Marsiglia con il quinto centro di Vieri batte la Norvegia, la Danimarca con un altro 4-1 stende la Nigeria che vive una giornata da incubo, la Germania fa fuori il Messico, l’Olanda la Jugoslavia con un gol allo scadere di Davids e la Croazia la Romania.

Cesare Maldini comincia a non reggere le critiche. Contro i giganti norvegesi tiene fuori Roberto Baggio per tutti i novanta minuti. Schiera Del Piero e al 32’ della ripresa lo sostituisce con Chiesa. Alcuni tifosi lo insultano dagli spalti e lui trova il modo per discutere a distanza. Cannavaro è magistrale nel controllare l’ariete Flo. Nei quarti il tabellone ci propone a Saint Denis il 3 luglio il derby con i cugini francesi. L’ultima volta in Messico nel 1986 Platini ci ha sbattuto fuori nettamente agli ottavi. I bleus sono favoriti, gli italiani sperano nella cabala. Sessanta anni fa i ragazzi di Pozzo qui hanno conquistato la seconda Rimet. Battendo nelle prime due gare nell’ordine Norvegia e Francia. Jacquet tocca ferro. Il ritorno di Zidane dalla squalifica conforta il tecnico. Con il loro condottiero in trincea i galletti sapranno farsi valere.

La gara è combattuta ed equilibrata. “Cesarone” presenta una squadra rinunciataria. In difesa conferma Bergomi con Cannavaro, Costacurta e suo figlio Paolo. Nella zona mediana giocano Moriero, Dino Baggio, Di Biagio e Pessotto. Quest’ultimo è addetto alla sorveglianza stretta di Zizou. In questo modo regaliamo un uomo ai francesi. In avanti ci sono Vieri e un Del Piero che non incide. La staffetta si ripete nella ripresa al 67’. Pagliuca compie un paio di interventi di rilievo su Djorkaeff. L’arbitro, lo scozzese Dallas, non vede una gomitata di Guivarc’h a Cannavaro che è costretto a proseguire con una vistosa fasciatura. L’occasione più ghiotta capita nel primo tempo supplementare a Roberto Baggio, il cui tiro al volo sfiora il palo. Il nostro destino per la terza volta viene deciso ai calci di rigore. Il nostro portiere è bravo a respingere su Lizarazu, ma subito dopo Albertini si fa neutralizzare la conclusione da Barthez. Non sbaglia più nessuno fino a Di Biagio che spara una cannonata che rimbalza sulla traversa e torna in campo. I francesi si abbracciano, sono in semifinale. Il centrocampista della Roma crolla a terra e si dispera. E’ una vera maledizione. Dopo Italia ’90 e USA ’94 i nostri sogni si fermano sempre ad undici metri dal traguardo. Roberto Baggio si consola con una piccola soddisfazione per dimenticare la delusione di Pasadena. Mette dentro il primo rigore della serie dopo quello di Zidane. E chiude la rassegna con un bottino personale di due reti. E’ il primo italiano ad avere segnato in tre diverse edizioni del mondiale. Il bilancio della spedizione, considerando che siamo usciti ai quarti contro i futuri campioni del mondo, non è proprio da buttare. Il presidente federale Luciano Nizzola però non è contento dell’atteggiamento troppo difensivo e dà il benservito a Maldini. A settembre, dopo le vacanze, si ricomincia da Dino Zoff per preparare gli Europei che si giocheranno nel 2000 in Belgio e Olanda.

Negli altri quarti rispetta i pronostici soltanto il Brasile che a Nantes batte 3-2 la Danimarca con la doppietta di Rivaldo. A Lione la Croazia rifila un incredibile 3-0 alla Germania. Jarni, Vlaovic e Suker sono gli autori delle reti. Dopo aver eliminato l’Inghilterra l’Argentina viaggia con il vento in poppa. A Marsiglia ci pensa l’Olanda a riportarla sulla terra. I tulipani allo scadere sul punteggio di 1-1 riescono con una prodezza di Bergkamp a centrare l’accesso al penultimo atto del torneo e ad entrare almeno nelle prime quattro. Non accadeva da vent’anni. L’ostacolo verso la finalissima per gli orange si chiama Brasile.

Al “Velodrome” il 7 luglio Ronaldo porta in vantaggio i suoi. Kluivert  a tre minuti dalla fine prolunga la contesa ai supplementari. Il golden gol non arriva neppure in questo caso. Ai rigori l’eroe è Taffarel come negli States. Ipnotizza Cocu e Ronald De Boer e manda la Seleçao alla seconda finale consecutiva. A Saint Denis l’8 luglio un intero paese chiede a Zidane di battere la Croazia. Quando Suker trafigge Barthez al 46’ i circa 76.000 spettatori dello “Stade de France” sudano freddo. Il protagonista non annunciato della serata è un difensore. Nessuno si aspetta che a firmare la rimonta ci pensi Lilian Thuram con una doppietta. Lui che prima di quel giorno non aveva mai segnato in Nazionale. Il difensore del Parma vive il classico momento magico e quasi non crede ai suoi occhi quando scocca il sinistro che fa secco Ladic per la seconda volta. Francia-Brasile doveva essere e Francia-Brasile sarà. Per la Coppa. E per l’immortalità. A fine gara si dispera solo Blanc. Il libero che bacia per scaramanzia la pelata di Barthez prima di ogni calcio d’inizio viene espulso al 74’ per un fallo di reazione su Bilic e deve saltare la finale. Sarà sostituito da Leboeuf. I croati si accontentano del terzo posto battendo a Parigi al “Parco dei Principi” l’Olanda per 2-1. Per loro è stato ugualmente un grande Campionato del Mondo. Suker con sei reti davanti a Batistuta e Vieri fermi a cinque sarà il capocannoniere.

Zidane e Ronaldo si ritrovano l’uno di fronte all’altro il 12 luglio a Saint Denis. In palio la gloria. Negli occhi del “fenomeno”  tuttavia c’è qualcosa che non va. Nel pomeriggio nel ritiro del Brasile un malore lo coglie mentre è in camera verso le due con Roberto Carlos. Sembra abbia delle convulsioni. Per trenta lunghissimi secondi gli manca il respiro, la lingua si rovescia, arriva in gola, ha la bava alla bocca. Scoppia il caos. Si precipitano tutti i compagni. Il primo ad entrare e a soccorrerlo è Edmundo. Mario Zagallo dorme. Nessuno lo sveglia. Il campione viene caricato in tutta fretta su una macchina e trasportato alla clinica Les Lilas. Gli fanno delle analisi, una Tac, un elettroencefalogramma, un elettrocardiogramma. Tutto negativo. Alla cinque il medico brasiliano Lidio Toledo bussa alla porta del ct e gli racconta tutto. Ronaldo sta meglio, ha superato la crisi, ma contro i transalpini per difendere il titolo non può giocare. Dall’inizio del torneo non è in forma. Colpa di un dolore al tendine del ginocchio destro e di un malanno alla caviglia sinistra. Troppe infiltrazioni, troppe medicine, troppo stress. Se sei il migliore devi sempre giocare meglio degli altri. Non puoi permetterti stecche. O flessioni. Chissà davvero cosa è accaduto quel pomeriggio. Sta di fatto che alle 20 allo “Stade de France” vengono distribuite le formazioni in sala stampa. Il numero nove non c’è. Un’ora dopo quando le squadre escono dagli spogliatoi per le foto di rito è regolarmente al suo posto. Chi ha deciso di rischiare? Zagallo? Lui stesso? Chi si è preso una responsabilità simile? Gli sponsor? Non lo sapremo mai. L’attaccante è a pezzi e si vede. Si trascina. E’ un fantasma. Forse è sotto l’effetto del Valium. Calcia dalle parti di Barthez una volta sola. La Francia ne approfitta.

Nella serata più importante sale in cattedra l’altro fenomeno, Zizou. Davanti al primo arbitro africano a dirigere una finale, il marocchino Said Belqola, 41 anni, sposato con 4 figli, ispettore di dogana a Fez. Davanti al suo estimatore Michel Platini che lo coccola con lo sguardo dalla tribuna d’onore. Davanti al Presidente della Repubblica Jacques Chirac. Che agita una maglia con il numero 23 che non appartiene a nessuno e che simboleggia la passione di un paese intero. Due angoli battuti da Petit e da Djorkaeff, due colpi di testa, due gol. Due stilettate al cuore di Ronaldo. Che non risponde. Semplicemente perché non c’è. Al 68’ Desailly viene espulso per doppia ammonizione, ma non cambia nulla. In dieci arriva pure il terzo gol di Petit in contropiede nei minuti di recupero. 3-0. Chapeau. Zidane è riuscito a condurre la Francia lì dove nemmeno Le Roi Michel era riuscito. Eppure al suo arrivo a Torino l’Avvocato Agnelli lo aveva definito in una di quelle chiacchierate che facevano impazzire i cronisti “più divertente che utile”. Se Baggio per Platini era un “nove e mezzo”, per la difficoltà di trovare una posizione adatta al suo talento, Zidane è un numero 10 completo. Regista, trequartista, rifinitore, interno, goleador. Raffinato. Come impone la grandeur.

La Nazionale padrona di casa ha vinto. Come nel 1930, nel 1934, nel 1966, nel 1974 e nel 1978. E’ un successo straordinario. Senza polemiche. Non c’è il gol fantasma di Hurst. Non ci sono le recriminazioni dell’Arancia Meccanica in Germania e nell’Argentina dei generali. Stavolta ha vinto la squadra più forte. E il capitano Deschamps può alzare la Coppa, la prima dei galletti. Ronaldo è deluso. Il re ha abdicato e osserva in silenzio i rivoluzionari francesi che salgono al potere. Il giorno dopo, quando l’aereo che trasporta i verdeoro atterra a Rio, non sta ancora bene. Barcolla, trema, si appoggia alla balaustra. Alcuni deputati brasiliani chiedono di aprire un’inchiesta. La festa vera nel frattempo in Francia si sposta agli Champs Elysèes. Dove il 14 luglio un fiume umano di due milioni di persone celebra il 200esimo anniversario della Presa della Bastiglia. E la truppa campione di Jacquet, novello Bearzot, che sfila sul torpedone scoperto con il trofeo. L’Arco di Trionfo è solo a Parigi.

Fabrizio Prisco

 

 

La finale: Parigi, 12 luglio 1998

FRANCIA – BRASILE 3-0

FRANCIA: Barthez, Thuram, Desailly, Lebouef, Lizarazu, Petit, Deschamps (cap.), Karembeu (58’ Boghossian), Djorkaeff (74’ Vieira), Zidane, Guivarc’h (66’ Dugarry). Allenatore: Jacquet

BRASILE: Taffarel, Cafu, Junior Baiano, Aldair, Roberto Carlos, Leonardo (45’ Denilson), Cesar Sampaio (75’ Edmundo), Dunga (cap.), Rivaldo, Ronaldo, Bebeto. Allenatore: Zagallo

ARBITRO: Said Belqola (Marocco)

RETI: 27’ e 45’ Zidane (F), 89’ Petit (F)

SPETTATORI: 80.000 circa

NOTE: Espulso Desailly (F) al 68’

Capocannoniere: Suker (Croazia), 6 reti

 

 

 

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