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Corea Giappone 2002 - La rivincita di Ronaldo

 

manifesto 2002  ronaldo 2002

 

Pelè ha sempre detto: “Felicità è vedere un pallone rimbalzare. Non c’è nulla di più triste di un pallone sgonfio”. Abbiamo lasciato Ronaldo alla fine dei mondiali di Francia mentre scendeva tremolante la scaletta dell’aereo che lo riportava a Rio. Sono passati quattro anni. Un periodo lunghissimo, una strada lastricata di delusioni, di infortuni e di sale operatorie. Il 21 novembre 1999 in un Inter-Lecce si lacera parzialmente il tendine rotuleo del ginocchio destro. Il professor Saillant lo opera a Parigi. Rientra dopo quattro mesi e mezzo nella finale di Coppa Italia a Roma contro la Lazio. Ma si rompe per la seconda volta dopo sei minuti. Il suo urlo di dolore squarcia la notte della Capitale. Il tendine operato si lacera stavolta completamente. Il 13 aprile del 2000 a Parigi è di nuovo sotto i ferri. La rieducazione è infinita. Torna a disposizione alla fine del 2001. Hector Cuper lo utilizza con il contagocce. Nella parte decisiva della stagione è titolare in pianta stabile. L’Inter è in testa al campionato. Lo stadio “Olimpico” di Roma il 5 maggio 2002 gli regala un’altra delusione. Una Lazio che non ha più nulla da chiedere supera per 4-2 i nerazzurri che vengono scavalcati in classifica dalla Juventus e perdono lo scudetto. La fotografia di Ronaldo seduto in panchina in lacrime fa il giro del mondo. In cinque anni a Milano gioca solo 68 partite. Il tecnico del Brasile Felipe Scolari nonostante tutto continua a credere in lui e lo porta al Mondiale che si disputa per la prima volta in due stati, Corea del Sud e Giappone. Sarà ampiamente ripagato.

 

La scelta della FIFA, ratificata il 31 maggio del 1996, di organizzare il Campionato del Mondo in Asia e per giunta contemporaneamente in due paesi così diversi è discutibile. Questa del 2002 è una delle edizioni meno credibili della storia. Lo spettacolo è di pessima qualità. Il torneo presenta fin da subito difficoltà logistiche (si gioca in venti stadi e gli spostamenti da una città all’altra non sono agevoli) e le lotte intestine all’interno della Federazione Internazionale in vista delle elezioni imminenti condizionano l’operato degli arbitri. La Corea del Sud, in particolare, arriva in semifinale grazie ai regali agli ottavi dell’ecuadoregno Byron Moreno e ai quarti dell’egiziano El Ghandour. Lo spettacolo è mediocre e le polemiche sono furiose. L’Italia e la Spagna sono le nazioni più penalizzate. Alla fine, dati alla mano, le prime quattro classificate, sono quelle che hanno i dirigenti più capaci e potenti. Il Brasile fa riferimento all’asse Havelange-Texeira, la Germania e la Turchia a Erzik e Roth, i due padroni della commissione arbitrale, e la Corea del Sud al vero factotum del Mondiale, il vice presidente della FIFA Chung. In uno scenario disgustoso Joseph Blatter indossa i panni di abile tessitore e sarà poi rieletto presidente della FIFA con i voti del Brasile e delle federazioni minori.

Le squadre iscritte alle qualificazioni sono 193. Alla fase finale arrivano 32 formazioni, divise in 8 gruppi. Ognuna può portare per la prima volta 23 giocatori e non 22. Tra le favorite vengono subito eliminate al primo turno la Francia campione del mondo, l’Argentina e il Portogallo. Privi di Zidane nelle prime due uscite i transalpini di Lemerre, tra l’altro campioni europei in carica con il golden gol di Trezeguet nella rocambolesca finale contro l’Italia, collezionano un solo punto con l’Uruguay e perdono per 1-0 nella gara inaugurale con il Senegal e 2-0 con la Danimarca. Alla fine passano agli ottavi proprio i danesi e gli africani e i bleus tornano a casa con zero gol fatti e tre subiti. Una autentica delusione. I lusitani si fanno battere dagli Stati Uniti, vincono con la Polonia, ma si arrendono davanti alla Corea del Sud. In questo match i portoghesi chiudono in nove per le espulsioni di Joao Pinto e Beto. La Selecciòn di Bielsa è inserita in un raggruppamento di ferro con Svezia, Inghilterra e Nigeria. Molti uomini determinanti come Crespo, Veron e Caniggia non sono in forma. Ecco così che dopo la vittoria all’esordio con la Nigeria arrivano la sconfitta con gli inglesi e il pareggio con la Svezia che qualifica gli scandinavi a pari punti con i leoni britannici. Beckham, che mette a segno contro gli albiceleste il rigore decretato da Pierluigi Collina, si prende una bella rivincita dopo le critiche subite per l’espulsione agli ottavi di Francia ’98 contro i sudamericani.

Tra le grandi avanzano a punteggio pieno la Spagna e il Brasile. Le furie rosse di Camacho regolano la Slovenia, il Paraguay di Cesare Maldini e Beppe Dossena e il Sudafrica. I verdeoro vincono con Turchia, Cina e Costarica. Il tridente Rivaldo, Ronaldinho, Ronaldo dà spettacolo. Il “fenomeno” timbra il cartellino in tutte e tre le prime partite. Anche i brasiliani sono  protetti dagli arbitri. La “longa manus” di Havelange funziona. Contro la Turchia il coreano Kim Young Joo (guarda un po’) concede un rigore alla Seleçao per un intervento nettamente fuori area di Alpay su Luizao, mentre una squallida simulazione di Rivaldo produce solo una pena pecuniaria per il fantasista. I turchi, che terminano in nove per le espulsioni di Alpay ed Hakan Unsal,protestano a lungo. Iniziano con il vento in poppa la Germania di Voeller del cannoniere Miro Klose e il Giappone di Nakata. I tedeschi partono a fari spenti e, dopo un sonoro 8-0 rifilato all’Arabia Saudita, vincono il girone agevolmente con 7 punti pareggiando con l’Irlanda e superando il Camerun. Anche il Giappone passa il turno con 7 punti in un raggruppamento che li vede opposti a Belgio, Russia e Tunisia.

L’Italia guidata da Giovanni Trapattoni comincia benissimo e finisce male. Il Trap, che ha sostituito sulla panchina della Nazionale Dino Zoff,dimessosi dopo la finale persa agli Europei del 2000 contro la Francia per le critiche di Berlusconi, è già nell’occhio del ciclone prima di partire perché rinuncia a Roberto Baggio. Il “divin codino” recupera a tempo di record (77 giorni) dall’ennesimo infortunio al ginocchio e trascina il Brescia verso la salvezza. La gente lo vuole al Mondiale, ma il tecnico di Cusano Milanino preferisce puntare sul 4-4-2 e su Totti e Del Piero e lascia a casa il fantasista di Caldogno. Baggio vestirà la maglia del Brescia per altri due anni e chiuderà la carriera in serie A il 16 maggio 2004 a “San Siro” con il Milan. La sua uscita dal campo a cinque minuti dalla fine viene accompagnata dagli applausi di tutto lo stadio. Il club lombardo ritirerà la maglia numero 10. Giocherà l’ultima partita in Nazionale il 28 aprile 2004 a Genova a 37 anni contro la Spagna. Una sorta di meritatissimo tributo per uno dei nostri campioni più forti e apprezzati di sempre.

Gli azzurri il 3 giugno a Sapporo battono per 2-0 l’Ecuador con una doppietta di Vieri al 7’ e al 27’. Perdono quindi l’8 giugno con la Croazia a Ibaraki per 2-1 (55’ Vieri, 73’ Olic e 76’ Rapaic) e raggiungono gli ottavi solo in virtù del pareggio in extremis il 13 giugno a Oita con il Messico e della contemporanea sconfitta della Croazia con l’Ecuador. Trapattoni, in linea con i suoi predecessori, si inventa l’ennesima staffetta, questa volta tra Totti e Del Piero. Il gol della qualificazione lo segna all’84’ proprio lo juventino, subentrato al romanista a dodici minuti dalla fine, con il Messico in vantaggio di 1-0 dal 34’ del primo tempo per la rete di Borgetti. L’Italia non gioca bene e paga un atteggiamento troppo rinunciatario. Non si può dimenticare però che contro la Croazia e il Messico ci vengono annullati quattro gol apparsi regolari a Vieri, Materazzi, Inzaghi e Montella per colpa di tre guardalinee, un danese, un malese e un brasiliano e di due arbitri, l’inglese Poll e il colombiano Simon.

Agli ottavi ci capita la Corea del Sud di Hiddink. Si gioca il 18 giugno a Daejeon davanti a 38.000 spettatori che esibiscono un enorme striscione “Again 1966”, in ricordo dell’1-0 dell’altra Corea, quella del Nord, in Inghilterra e della rete di Pak Doo-Ik. Dirige l’ecuadoregno Byron Moreno. E qui va in scena una delle farse più ignobili di tutti i tempi. Moreno pilota la partita a suo piacimento. Dopo 5 minuti Panucci trattiene in area Seol e il direttore di gara indica il dischetto: Buffon respinge il tiro di Ahn. Al 18’ Vieri di testa trova su angolo di Totti lo spiraglio giusto e ci porta in vantaggio. L’Italia controlla, il ct nella ripresa inserisce Gattuso e Di Livio per Del Piero e Zambrotta. A due minuti dalla fine purtroppo su un cross dalla destra Panucci e Iuliano scelgono male il tempo e si fanno beffare da Seol che fulmina Buffon. Vieri pochi istanti dopo ha la palla giusta, ma manda alto da meno di un metro. Si va ai supplementari. Moreno sale in cattedra e diventa l’assoluto protagonista. Prima espelle Totti (il giallorosso cade in area, ma l’arbitro, invece di assegnare il penalty, gli mostra il giallo per simulazione e lo manda sotto la doccia per doppia ammonizione), poi annulla la rete di Tommasi al 103’ per fuorigioco inesistente. Trapattoni in panchina inveisce contro il responsabile tecnico della FIFA, Walter Gagg, protetto per fortuna da una copertura in plexiglass. Al 117’ il perugino Ahn di testa anticipa Maldini e sigla il golden gol che fissa il punteggio sul 2-1 per la Corea, scatenando le ire del suo presidente Gaucci. La vergogna è compiuta. Byron ce l’ha fatta. Negli spogliatoi si cerca di ricostruire da dove sia stato ordito il complotto ai nostri danni. Tutti hanno visto, lo scandalo è palese ed è andato in onda in mondovisione. I nostri sono calmati a fatica dal capodelegazione Raffaele Ranucci. Vorrebbero sfasciare tutto. Mentre in tribuna il presidente della FIGC Franco Carraro litiga con la segretaria di Matarrese, Licia Pellegrino, addetta al protocollo FIFA.  “Vergogna” (“La Gazzetta dello Sport”), “Ladri” (“Corriere dello Sport”), “Basta” (“Tuttosport”), “Scandalo Mondiale” (“Il Messaggero”), “Una tragedia ridicola” (“Libero”), il giorno dopo titolano i giornali. Nel mirino l’ineffabile Moreno, la debolezza di Carraro e le scelte tattiche del Trap.

L’Italia è odiata a livello internazionale e paga i giochi e le guerre di potere che vedono coinvolti i suoi uomini in giacca e cravatta. La FIFA apre un’inchiesta, tuttavia nessun illecito viene dimostrato. E ci mancherebbe. Byron Moreno parteciperà, dietro pagamento di un lauto compenso, anche a qualche trasmissione televisiva sulle nostre reti prima di essere squalificato dalla sua Federazione nel 2003 e arrestato per traffico di droga nel 2010 all’aeroporto JFK di New York mentre cercherà di entrare negli USA con 6 kg circa di eroina. Per Paolo Maldini è l’addio più amaro al Mondiale. Lascia la rassegna con la sua 23°esima presenza, record per un italiano e secondo calciatore “all time” dietro Matthaus (fermo a 25), e la maglia della Nazionale dopo 126 partite.

Ai quarti la Corea a Gwangju il 22 giugno con lo stesso sistema fa fuori pure la Spagna. Il killer delle furie rosse stavolta è l’egiziano El Ghandour che, in collaborazione con i due guardalinee di Trinidad e dell’Uganda, annulla due gol regolarissimi a Baraja, all’inizio del secondo tempo, e nei tempi supplementari a Morientes (sarebbe stato il golden gol) e ferma Luis Enrique lanciato a rete davanti al portiere per un discutibile offside. Gli asiatici vincono ai calci di rigore e si qualificano alle semifinali per la prima volta. Dagli undici metri l’errore decisivo è di Joaquin. La Spagna si sente derubata. Sembra di assistere al film “Totòtruffa” più che ad un Campionato del Mondo.

Lo stesso Brasile negli ottavi viene aiutato dall’arbitro giamaicano Prendergast che annulla nel primo tempo una rete ai belgi di Wilmots per presunta spinta su Roque Junior, prima dei due gol nella ripresa di Rivaldo e Ronaldo. Si capisce che in questo modo è davvero difficile parlare di calcio. Tutto passa in secondo piano di fronte a uno squallore simile. La Germania avanza a piccoli passi e con due 1-0 contro il Paraguay di Cesare Maldini e gli Stati Uniti accede alle semifinali. Al penultimo atto del torneo arrivano il Brasile che supera l’Inghilterra per 2-1 con una punizione di Ronaldinho che inganna Seaman, e la Turchia che batte il Senegal nei tempi supplementari con un golden gol di Mansiz al 94’. Per Corea del Sud-Germania e Brasile-Turchia, di nuovo di fronte dopo la prima fase, Blatter sceglie due arbitri europei, lo svizzero Meier e il danese Milton Nielsen, e i veri valori vengono a galla. Ballack e Ronaldo portano le rispettive squadre alla finale di Yokohama. Il tedesco, ammonito dopo un fallo su Lee Chun-Soo, è costretto a saltare la sfida con la Seleçao. Nella finale per il terzo posto vinta dalla Turchia per 3-2 Hakan Sukur dopo 10,8 secondi segna il gol più rapido della storia dei mondiali.

Il 30 giugno è il nostro Pierluigi Collina a dirigere l’ultimo atto della manifestazione. Per noi, ancora impegnati nelle proteste contro la FIFA, è una piccola consolazione. Brasile-Germania è un incontro inedito. Le due compagini non si sono mai affrontate in una gara valida per la Coppa del Mondo. I panzer di Voeller sfiorano il vantaggio nella ripresa al 49’ con un palo colpito da Neuville da trenta metri, poi il portiere Kahn, finora impeccabile, al 68’ si lascia sfuggire un facile rasoterra di Rivaldo e Ronaldo lo punisce. Al 79’ il “fenomeno” concede il bis. Il Brasile è campione per la quinta volta e il capitano Cafu, alla terza finale consecutiva dopo Usa ’94 e Francia ’98, può alzare il trofeo. Ronaldo vince la sua seconda Coppa dopo il viaggio studio in USA nel 1994 e il titolo di capocannoniere con 8 reti. Saint Denis e il malessere di Francia ’98 sono lontani. L’Inter esulta, finalmente ha ritrovato il suo campione. Al termine dell’estate invece l’attaccante saluterà i nerazzurri per passare al Real Madrid. Tra mille rimpianti. L’amore con la famiglia Moratti finirà nel peggiore dei modi. Proprio quando Ronaldo è tornato decide di andare a dispensare altrove le sue magie. Inutile dire che a Milano, dopo averlo aspettato tanto a causa dei problemi fisici, non la prendono per nulla bene.

I verdeoro festeggiano il quinto titolo. Non hanno impressionato, ma si sono dimostrati terribilmente pratici, vincendo con la classe del loro tridente Rivaldo-Ronaldo-Ronaldinho e la potenza dei mediani Kleberson e Gilberto Silva, bravi a distruggere il gioco degli avversari e a coprire le avanzate sulle fasce di Cafu e Roberto Carlos. In difesa l’affiatamento dei tre centrali Lucio, Edmilson e Roque Junior davanti al portiere Marcos ha fatto il resto. Una sintesi tra la scuola europea e quella sudamericana che è riuscita a Scolari laddove i suoi predecessori avevano fallito. La Germania ha giocato meglio, il Brasile ha prevalso con i suoi assi. Il calcio in ogni caso grazie a Blatter e ai suoi "inciuci" esce con le ossa rotta dal primo mondiale asiatico. Due anni dopo la Football Association Board abolirà da tutte le competizioni ufficiali l’assurda regola del golden gol, introdotta a partire dal 1994. L’impressione comunque è che il peggio in un football sempre più orientato verso il business debba ancora venire.

Fabrizio Prisco

 

 

La finale: Yokohama, 30 giugno 2002

BRASILE – GERMANIA 2-0

BRASILE: Marcos, Cafu (cap.), Lucio, Roque Junior, Roberto Carlos, Edmilson, Kleberson, Gilberto Silva, Ronaldinho (85’ Juninho), Ronaldo (90’ Denilson), Rivaldo. Allenatore: Scolari

GERMANIA: Kahn (cap.), Frings, Linke, Ramelow, Metzelder, Schneider, Jeremies (77’ Asamoah), Hamann, Bode (84’ Ziege), Neuville, Klose (74’ Bierhoff). Allenatore: Voeller

ARBITRO: Pierluigi Collina (Italia)

RETI: 68’ e 79’ Ronaldo (B)

SPETTATORI: 69.029

Capocannoniere: Ronaldo (Brasile), 8 reti 

 

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