Sunday, 27th 05 2018
17:24:35

Abbiamo 23 visitatori e nessun utente online

Header
  • Facebook Page: 526695580737775
  • Twitter: ilcalciolagente
  • YouTube: IlCalcioedellaGente
Sei qui:
11 Giu 2014, 12:06
Visite: 1937
Stampa
Email
Germania 2006 - Il cielo è azzurro sopra Berlino

 

manifesto 2006    campioni 2006

 

Campioni del mondo. Ventiquattro anni dopo Madrid. E in concomitanza con lo scandalo di “Calciopoli”. Chi l’avrebbe mai detto. Gli azzurri di Marcello Lippi si ricompattano nel momento più difficile e restituiscono una dimensione mondiale al nostro movimento proprio mentre nelle aule dei tribunali si discute sul futuro del calcio italiano. Il gol di Grosso al 119’ con la Germania, la testata di Zidane a Materazzi, i rigori con la Francia, le prestazioni monstre di capitan Cannavaro, la quarta Coppa del Mondo alzata nel cielo di Berlino. Queste le istantanee più belle del trionfo azzurro.

La bufera che scoppia alla vigilia del Campionato del Mondo, in seguito alle intercettazioni telefoniche predisposte dalla procura di Napoli, coinvolge i vertici della Federcalcio e personaggi illustri come i dirigenti della Juventus Luciano Moggi e Antonio Giraudo. Quello che viene fuori è un quadro inquietante che accerta l’esistenza di un “sistema Moggi” che prevede scambi di piaceri e cortesie tra giacchette nere e faccendieri per pilotare i sorteggi arbitrali e favorire le vittorie della squadra bianconera. Al ciclone si aggiunge una inchiesta della procura di Parma sulle scommesse, nella quale sarebbero coinvolti diversi calciatori, tra cui Gigi Buffon e un’altra indagine della procura di Roma sulla Gea World, l’agenzia di procuratori di Alessandro Moggi, figlio di “big” Luciano, iscritto insieme a tutti i componenti nel registro degli indagati il 6 maggio 2006. Lo scandalo ogni giorno si allarga e acquisisce nuovi elementi. L’8 maggio si dimette il presidente della FIGC Franco Carraro. Tra il 9 e il 10 maggio viene fuori che sarebbero indagati gli ex designatori Bergamo e Pairetto e l’arbitro De Santis. Moggi, insieme con Giraudo e Bettega, la triade bianconera, si dimette l’11 maggio. Il giorno dopo la procura di Napoli comunica i nomi delle squadre coinvolte: Juventus, Fiorentina, Lazio e Milan. La Federcalcio viene commissariata e viene affidata al giurista Guido Rossi che il 22 maggio nomina a capo dell’Ufficio Indagini Francesco Saverio Borrelli. Tra le persone da interrogare c’è Fabio Cannavaro. La Juventus vince il suo 29° scudetto a Bari sconfiggendo per 2-0 la Reggina, ma il titolo successivamente verrà revocato insieme con quello del 2005 e il club finirà per la prima volta in B. Il maxiprocesso a “Calciopoli” inizia il 29 giugno e poi viene aggiornato al 3 luglio, mentre l’Italia si prepara alla semifinale con la Germania.

Il ct Marcello Lippi, che sostituisce Trapattoni nel 2004 dopo la deludente esperienza agli Europei in Portogallo e il “biscotto” tra Svezia e Danimarca, si ritrova ad essere il nocchiero di una navicella completamente sbattuta dagli eventi. A Coverciano durante il ritiro prima della partenza per la Germania il clima è infuocato. Polemiche e critiche sono all’ordine del giorno. Non è raro che qualche tifoso insulti i calciatori durante le sedute di allenamento. Lippi, nato a Viareggio il 12 aprile del 1948, è sotto pressione. E’ legatissimo all’ambiente juventino per i suoi trascorsi. Sotto inchiesta per i rapporti con la Gea c’è anche suo figlio Davide. C’è il sospetto dell’esistenza di corsie preferenziali per le convocazioni in Nazionale in favore degli atleti della Gea. Ma se la magistratura indaga con calma, sui giornali si fanno in continuazione processi sommari e si va alla ricerca di colpevoli da sbattere in prima pagina. Si arriva a chiedere di togliere la fascia di capitano a Cannavaro. Tutto questo invece di demoralizzare gli azzurri finisce per cementare il gruppo. Un po’ come era accaduto in Spagna nel 1982. In fondo i successi in amichevole ad Amsterdam con l’Olanda il 12 novembre 2005 e a Firenze con i tedeschi il 1 marzo, demoliti per 4-1, avevano già dimostrato la bontà della nostra squadra.

Nel 4-4-1-1 base del selezionatore viareggino la difesa è il reparto migliore: davanti a Buffon, che nell’intera competizione subisce solo due reti, giocano Zambrotta, un immenso Cannavaro, Materazzi, che rileva contro la Repubblica Ceca il solito infortunato Nesta, e Fabio Grosso, l’uomo del destino del Palermo che si procura il rigore con l’Australia a tempo scaduto, risolve la semifinale con i panzer di Klinsmann e segna il rigore decisivo contro la Francia. A centrocampo nella linea a quattro Pirlo è il raffinato regista, Gattuso macina chilometri e randella, Camoranesi e Perrotta presidiano le fasce. In avanti Totti si piazza alle spalle di Toni. L’Italia è una cooperativa del gol: le punte titolari e quelle che sono impiegate meno o entrano dalla panchina a partita in corso, come Gilardino, Iaquinta, Inzaghi e Del Piero, segnano tutte.

Il cammino della Nazionale è positivo fin dal girone eliminatorio. All’esordio il 12 giugno ad Hannover superiamo il Ghana con le reti di Pirlo e Iaquinta. Il 17 giugno a Kaiserslautern pareggiamo 1-1 con gli Stati Uniti (Gilardino e autorete di Zaccardo) e il 22 giugno ad Amburgo battiamo 2-0 la Repubblica Ceca con i gol di Materazzi, che rileva lo sfortunato Nesta dopo 17 minuti, e di un indiavolato “super” Pippo Inzaghi. Unico neo l’espulsione contro gli States di De Rossi per una gomitata a McBride che gli costa quattro turni di squalifica. Rientrerà in finale e segnerà il terzo rigore della serie, quello più delicato dopo l’errore di Trezeguet.

Negli altri gironi avanzano senza problemi tutte le grandi: la Germania, spinta dalle reti di Klose, capocannoniere con 5 centri, l’Inghilterra di Eriksson, l’Argentina di Pekerman, l’Olanda di Van Basten, il Portogallo di Cristiano Ronaldo guidato dal campione del mondo del 2002 Scolari, il Brasile di Parreira, la Francia di Domenech e la Spagna di Aragones. Nel 4-1 al Giappone il “cariocaRonaldo realizza una doppietta che gli consente di raggiungere quota 14 nelle fasi finali della Coppa del Mondo, eguagliando Gerd Muller. Successivamente con il Ghana il “fenomeno” segnerà ancora un gol, stabilendo così un nuovo primato.

Negli ottavi il 26 giugno a Kaiserslautern ci tocca l’Australia di Hiddink che quattro anni prima sulla panchina della Corea del Sud ci aveva eliminati. La gara è tiratissima. Lippi all’inizio esclude Totti in favore di Del Piero e ripropone il tandem Toni-Gilardino. Al 50’ rimaniamo in dieci per l’espulsione di Materazzi. L’Australia avanza il baricentro e cerca il colpo gobbo. A pochi secondi dalla fine dell’ultimo minuto di recupero, Grosso, al termine di una caparbia azione personale, viene contrastato irregolarmente in area da Neill. L’arbitro, lo spagnolo Medina Cantalejo, indica il dischetto. Dagli undici metri Totti, entrato al 75’ per Del Piero, batte Schwarzer e ci fa esplodere di gioia. I fantasmi di Daejeon sono scacciati. Siamo ai quarti. Dove arrivano Germania, Argentina, Inghilterra, il Portogallo che fa fuori l’Olanda, Ucraina, Brasile e Francia. I transalpini, trascinati da una grandissima prestazione di Zidane, eliminano la Spagna con un netto 3-1.

Dopo il successo con gli australiani i nostri sembrano più sereni. Il giorno dopo purtroppo capita un altro episodio spiacevole che ci turba non poco. Mentre Fabio Cannavaro è impegnato in una distesa conferenza stampa, via cellulare arriva una tragica notizia. Gianluca Pessotto, terzino destro della Juventus dal 1995 al 2006 ed ora neo team manager, versa in gravi condizioni in un ospedale di Torino. L’ex calciatore si è lanciato dal tetto della sede bianconera. Sembra a causa della depressione. Del Piero, Zambrotta e Ciro Ferrara, uno degli assistenti di Lippi, ottengono il permesso per tornare in Piemonte. Fortunatamente Pessotto si salverà. A lui andrà il primo pensiero dopo ogni vittoria.

Il 30 giugno ad Amburgo ci attende la rivelazione Ucraina di Shevchenko. Dopo aver ruotato diversi uomini negli impegni precedenti, Lippi sceglie un nuovo schieramento tattico. L’Italia, che si presenta con il 4-4-1-1 con Totti alle spalle dell’unica punta Toni e Barzagli in difesa al posto dello squalificato Materazzi, dà immediatamente l’impressione di essere ben messa in campo. Zambrotta con un gran tiro dal limite al 6’ sigla l’1-0. Nella ripresa la doppietta di Toni fissa sul 3-0 un risultato che in verità non è mai stato in discussione. Le sfide tra Germania-Argentina e Inghilterra-Portogallo si concludono ai rigori. Gli argentini pagano gli errori di Ayala e Cambiasso e Pekerman, ex tassista di Buenos Aires, nonostante la sua squadra giochi il miglior calcio, deve dire addio ai sogni di gloria. Al termine della contesa si scatena una ignobile gazzarra tra alcuni elementi della Selecciòn, i tedeschi e il team manager Bierhoff. A nulla è servito l’arrivo in Germania di Diego Armando Maradona che segue le ultime tre partite in tribuna, ma per i rigori rimane in albergo. L’Inghilterra di Eriksson esce con la consapevolezza di essere di fronte ad un vero e proprio sortilegio. Dal 1990 è la quinta volta tra europei e mondiali che i leoni sono sbattuti fuori dopo i tiri dagli undici metri. Ricardo para le conclusioni di Lampard, Gerrard e Carragher. Segna solo Hargraeves. Il vero colpaccio lo mette a segno contro ogni pronostico la Francia che, come a Messico ’86, elimina il Brasile. Stavolta la rete decisiva è di Henry che infrange il sogno dei favoriti verdeoro di rivincere il titolo con in campo ben nove fuoriclasse tra cui Juninho, Kakà, Adriano, Zé Roberto, Robinho, Ronaldinho e Ronaldo. La punta del Real Madrid non è mobile come un tempo ed ha qualche chilo di troppo. Anche il presidente Lula si lamenta della pancia del “fenomeno” che per tutti è ormai “el gordo”.

Il 4 luglio a Dortmund al “Westfalenstadion”, dove i padroni di casa non hanno mai perso, è in programma la prima semifinale tra Germania e Italia. La vigilia è agitata dal caso Frings. La prova tv priva Klinsmann del centrocampista, sorpreso a tirare un pugno a Julio Cruz durante la rissa scoppiata al termine del match dei quarti. Alcuni giornali teutonici se la prendono con noi perché le immagini che inchiodano Frings vanno in onda su SkyItalia. “Arrivederci pizza”, scrive la “Bild”, appellandosi ai soliti luoghi comuni. Tra i 65.000 che affollano lo stadio la macchia azzurra è davvero esigua. Eppure l’Italia con coraggio si propone in avanti senza soffrire. Come nella semifinale dell’Azteca di trentasei anni prima in Messico le emozioni più belle arrivano nei supplementari. Lippi capisce che deve osare e, dopo il cambio al 74’ tra Toni e Gilardino, getta nella mischia nel primo extra-time Iaquinta per Camoranesi e Del Piero per Perrotta. Quando Gilardino e Zambrotta fanno tremare i legni della porta difesa da Lehmann si capisce che qualcosa sta per accadere in nostro favore. L’Italia non vuole arrivare ai rigori, attacca con le tre punte e viene premiata ad un minuto dal termine: sugli sviluppi di un corner, Pirlo pesca Grosso che di prima intenzione lascia partire un sinistro a giro che si insacca alle spalle del portiere. Mentre il terzino incredulo corre come un indiavolato inseguito dai compagni i tedeschi sono sotto shock. Il suo urlo sembra quello di Marco Tardelli al “Bernabeu”. Non passa neanche un minuto che arriva il kappaò definitivo. Un monumentale Cannavaro fa partire un contropiede ben orchestrato da Gilardino, il cui tocco smarca in area Del Piero. “Pinturicchio” arriva di gran carriera e di destro piazza il pallone dove Lehmann non può arrivare. E’ la fine per i presuntuosi panzer che quando ci incontrano ai Mondiali rimediano in sequenza batoste epiche. I tifosi dei ragazzi di Klinsmann piangono sugli spalti, noi siamo in finale e andremo a giocarci la Coppa a Berlino contro la Francia che doma il Portogallo con un rigore di Zidane. “La rivincita della pizza”, “Più forti di Moggiopoli”, titolano i giornali. Nel nostro paese riesplode completamente la passione per la Nazionale. Alla Germania rimane la magra soddisfazione di battere per 3-1 i portoghesi nella finalina di consolazione.

Se noi siamo la bestia nera dei tedeschi, i francesi che ci hanno battuto ed eliminato agli ottavi nel 1986 e ai quarti nel 1998 e nel 2000 nella finale degli Europei, decisa dal golden gol di Trezeguet all’ultimo respiro, sono il nostro spauracchio. All’Olympiastadion domenica 9 luglio ci sono 72mila spettatori. Circa 35 milioni di italiani si piazzano davanti alla tv o ai maxischermi nelle piazze. Lippi conferma il modulo ad una punta con Totti e Toni in avanti. Domenech si affida al 4-2-3-1 con Ribery, Zidane, già eletto miglior calciatore del torneo, e Malouda in appoggio ad Henry. Al 7’ passano i transalpini. Materazzi commette fallo su Malouda e l’arbitro argentino Elizondo concede il rigore: Zidane trasforma con un pallonetto che si insacca sotto la traversa. Al 19’ però Materazzi si fa perdonare e di testa su angolo di Pirlo pareggia. La Francia prende il pallino di gioco e non lo molla più. Buffon e la difesa sono costretti agli straordinari. Lippi inserisce forze fresche come De Rossi, Iaquinta e Del Piero per Totti, Perrotta e Camoranesi. Si va di nuovo ai supplementari. Zidane prima spaventa Buffon con un colpo di testa, quindi rifila una testata a Materazzi e viene espulso. La carriera di Zizou si chiude con questa macchia. L’immagine della sua uscita dal campo con sullo sfondo la Coppa è significativa. Il risultato non cambia, il destino del Campionato del Mondo verrà deciso ai rigori. Come nel 1994. E anche allora c’era l’Italia. Stavolta però ci va meglio. Noi siamo infallibili, Trezeguet sbaglia il secondo tiro colpendo la traversa. Il penalty decisivo è realizzato da Fabio Grosso, sempre lui. Palla da una parte e Barthez dall’altra. Siamo una squadra “fortissimi” come canta Checco Zalone. E siamo Campioni per la quarta volta. E’ tutto vero.

Nello stivale si canta e si balla fino all’alba sulle note di “Seven nation army”, la canzone dei White Stripes che è diventata il nostro tormentone. Il giorno dopo “La Gazzetta dello Sport” stabilisce il primato di ogni tempo con una tiratura di 2.302.088 copie. Gli eroi atterrano a Pratica di Mare e sono scortati da un milione di tifosi in giro per Roma sull’autobus scoperto fino al Circo Massimo dove è in programma la festa. Cannavaro mostra orgoglioso il trofeo al Presidente della Repubblica Napolitano, al Presidente del Consiglio Prodi, al mondo e ai detrattori che non lo volevano più in Nazionale per colpa di “Calciopoli”. Al “San Paolo” nel 1990, durante la semifinale tra Italia e Argentina, era soltanto un piccolo raccattapalle dietro la porta di Zenga. Lui, napoletano verace della Loggetta, rione popolare tra Fuorigrotta e Soccavo. Oggi è il capitano azzurro che trionfa in Germania, che sta per passare al Real Madrid dove raggiungerà Capello ed Emerson e che vincerà a novembre il Pallone d’Oro davanti a Buffon ed Henry. E scusate se è poco.

Fabrizio Prisco

 

 

La finale: Berlino, 9 luglio 2006

ITALIA – FRANCIA 5-3 ai rigori (1-1 dts)

ITALIA: Buffon, Zambrotta, Cannavaro (cap.), Materazzi, Grosso, Pirlo, Gattuso, Camoranesi (86’ Del Piero), Perrotta (61’ Iaquinta), Totti (61’ De Rossi), Toni. Allenatore: Lippi

FRANCIA: Barthez, Sagnol, Thuram, Gallas, Abidal, Vieira (56’ Diarra), Makelele, Ribery (100’ Trezeguet), Zidane (cap.), Malouda, Henry (197’ Wiltord). Allenatore: Domenech

ARBITRO: Elizondo (Argentina)

RETI: 7’ Zidane su rigore (F), 19’ Materazzi (I)

SEQUENZA RIGORI: Pirlo (I) gol, Wiltord (F) gol, Materazzi (I) gol, Trezeguet (F) traversa, De Rossi (I) gol, Abidal (F) gol, Del Piero (I), gol, Sagnol (F) gol, Grosso (I) gol

SPETTATORI: 72.000 circa

NOTE: espulso Zidane al 111’

Capocannoniere: Klose (Germania), 5 reti

 

Share