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27 Mag 2014, 11:28
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L'album dei Mondiali - Argentina '78

 


la folla argentina in tripudio argentina 78

 

La prima foto di questi Mondiali è, in verità, un poco inquietante.

 

Raffigura i Campioni, la Coppa, la folla in tripudio; ma, sullo sfondo campeggia un’immagine sinistra, quella di un fantasma che aleggia sui vincitori e sull’intera manifestazione, che ha steso la sua nera mano su tutta l’Argentina, prima e durante il Mondiale.

 

L’Argentina che si laurea campione nell’edizione del ’78 è la stessa che vede al potere da poco più di 2 anni la più cieca e sanguinaria delle dittature. La giunta militare di Jorge Rafael Videla si era macchiata di migliaia e migliaia di sequestri, torture, omicidi; e continuerà durante e dopo la kermesse.

 

le madri di plaza de MayoSul mondiale il regime aveva fatto un enorme investimento di immagine e propaganda; per il suo svolgimento aveva stanziato una cifra enorme, mentre la gente comune era ridotta letteralmente alla fame. Nel paese delle “Madres de Plaza de Mayo”, negli stessi stadi dei ”desaparecidos” si giocavano gli infuocati match che porteranno l’Argentina alla vittoria.

Furono definiti i Mondiali del disonore, e realmente vergognose furono le prese di posizione di personaggi del calibro di João Havelange, Presidente FIFA, che dichiarò:«Finalmente il mondo può vedere l'immagine vera dell'Argentina».

Ma questo appartiene alla Storia con la S maiuscola. Qui invece raccontiamo la piccola storia, quella vista con gli occhi della gente comune, magari di un ragazzo di vent’anni. La foto successiva dell’album lo ritrae, infatti, davanti alla TV mentre assiste a una partita dei mondiali.

È un ragazzo della generazione dell’immediato post sessantotto, che aveva appena vissuto la seconda contestazione studentesca, quella del ’76, quella degli “Anni di Piombo”; la generazione che, dopo la “fantasia al potere”, in anni dominati dalla cupezza della “strategia della tensione”, aveva portato in auge la seriosità ad ogni costo.

In questo clima, in cui era bandito tutto ciò che non fosse “impegnato”, in cui i giudizi erano tagliati con l’accetta e quasi mai frutto di proprie convinzioni ma mutuati dagli eletti “Maestri del Pensiero” (che facilmente scivolavano sulla china dei “Cattivi Maestri”), in un periodo in cui non potevi appassionarti alla futilità, pena l’ostracismo culturale, il calcio era ovviamente in cima alla “lista di prescrizione”.

Tanti come me hanno subito questa condanna passata in giudicato. A me personalmente hanno dato 4 anni: dal Mondiale del ’74 a quello del ’78. Non ricordo nulla, ad esempio, dell’Europeo del ’76, tra l’altro vinto dalla Cecoslovacchia, evento non da poco.

Nel ’78 non sono uscito per aver scontato la pena. Sono letteralmente evaso! Basti dire che seppi della rocambolesca vittoria dell’Italia nell’esordio con la Francia da amici in casa dei quali mi trovai a partita finita. Fu quella notizia, insieme alla visione casuale del secondo incontro dell’Italia, vinto a mani basse con l’Ungheria, a farmi progettare l’evasione, che misi in pratica immediatamente.

La liberazione del calcio trascinò lo sdoganamento della disco music, dei cantautori confidenziali, del cinema delle superproduzioni, dei fumetti d’avventura e di tutto quanto di disimpegnato ci era stato “vietato”. Di questo devo ringraziare proprio la Nazionale italiana in Argentina, il suo gioco spumeggiante, il suo entusiasmo, i risultati che seppe mietere, specie nella fase di avvio.

L’Italia più bella di sempre, l’ha definita qualcuno. Sicuramente una squadra che praticava un gioco che non si vedeva da tanto tempo, una squadra ricca di giovani talenti, assemblata con tanta pazienza e un po’ di avventatezza da quel Padre della Patria che è stato Enzo Bearzot.

la formazione italiana per argentina 78Quell’Italia non aveva nulla di rivoluzionario da un punto di vista tattico. Giocava come tutte le squadre italiane da molti anni a questa parte: una rocciosa difesa rigidamente a uomo, un centrocampo basato su un mix di arcigni incontristi e calligrafici costruttori di gioco, rinforzato da un difensore che attacca e un attaccante laterale che torna, due punte sapientemente assortite, una di manovra e una di area. Una squadra piuttosto tradizionale, ma animata da uno spirito, una spregiudicatezza, un entusiasmo giovanile finora ignoti, a cui si aggiungeva l’azzardo di Papà Enzo, che proprio alla vigilia, inopinatamente, tirò fuori dal cilindro un ragazzino di vent’anni che spingeva sulla fascia con classe ed energia e un centravanti ventiduenne che aveva dimostrato doti di opportunismo e di rapidità non comuni; erano entrambi completamente digiuni dei palcoscenici internazionali ma risulteranno, alla fine, due autentici punti di forza degli Azzurri: Antonio Cabrini e Paolo Rossi.

Chiuderemo il girone della prima fase a punteggio pieno, punendo anche la supponenza dei padroni di casa. Nel girone della seconda fase, la sfortunata partita con la Germania e il finale boccheggiante con l’Olanda ci relegheranno al secondo posto e alla finalina, persa anche quella con un modesto Brasile.

Quella Nazionale finirà quindi quarta, ma sarà ricordata per il suo gioco sbarazzino, per l’emergere del fenomeno Paolorossi, di cui si sentirà ancora parlare, per quel nobile signore del calcio che fu Gaetano Scirea, per gli “Angeli dalla faccia sporca” Cabrini, Tardelli, Gentile. In pratica la stessa ossatura del gruppo che parteciperà a Spagna ’82 e di cui ci ricorderemo a lungo.

la formazione argentina campione del mondo del 78Non vinciamo per quei figli di puttana, vinciamo per alleviare il dolore del popolo”. Questa frase, con cui il CT Menotti pare abbia apostrofato i suoi giocatori al momento di scendere in campo per la finale, potremmo usarla come didascalia per la prossima foto, quella dell’Argentina Campione.

Certo, se sull’establishment del calcio mondiale ricade la responsabilità di aver voltato la faccia, fingendo di non vedere la tragedia, sull’Albiceleste insiste l’ombra di un’affermazione sporcata da arbitraggi fin troppo compiacenti e in alcuni casi scandalosi, nonché da una clamorosa combine, confermata poi dalle dichiarazioni degli stessi protagonisti, che determinò l’accesso alla finale dei padroni di casa e l’eliminazione degli storici rivali brasiliani.Cesar Lui Menotti detto El Flaco

Ma l’Argentina era indubbiamente una squadra molto forte, composta da giocatori che erano un mix di piedi e buoni e facce poco raccomandabili. Una formazione compatta e grintosa, con alcuni campioni, il difensore centrale Passarella, il regista Ardiles, e soprattutto Mario Kempes, attaccante tecnico e potente, molto versatile, che alla fine risulterà capocannoniere del torneo con 6 reti. Il tutto mixato e assemblato dal già citato César Luís Menotti detto “El Flaco” (in pratica “Il secco e lungo”), un personaggio complesso e difficile da interpretare, colto e raffinato, che predicava il bel gioco ed aveva come suo riferimento il Che Guevara, che era vicino agli oppositori del regime e che, per uno strano caso del destino, venne individuato come la persona più adatta a conseguire lo scopo ineludibile: vincere la Copa Mundial, per forza.

E alla fine questa coppa la vinceranno, ai danni ancora una volta dell’Olanda, ancora una volta bella e perdente.

gli orange dell'Olanda ai mondiali del 78Certo gli Orange non erano gli stessi di 4 anni prima. C’erano ancora fior di campioni, Krol e Neeskens guidavano ancora la squadra. Ma erano orfani in panchina di Rinus Michels, il padre del “calcio totale”, e soprattutto in campo non c’era il Grande Condottiero. Johan Cruijff aveva lasciato la Nazionale da qualche mese e stava progettando di abbandonare i grandi palcoscenici calcistici mondiali. Piacque molto alimentare la leggenda del campione che si era rifiutato di far comparire la propria immagine accanto a quella della feroce giunta militare; questo aspetto forse ebbe un piccolo peso sulla decisione, che però era mossa soprattutto dal trauma conseguente al tentativo di rapimento subito a Barcellona e dalla volontà di cominciare a vivere una vita normale.

L’esito della finale fu sicuramente condizionato da un clima pesantemente intimidatorio e da un arbitraggio ancora una volta di marca chiaramente casalinga. La conclusione non poteva essere che: Argentina Campione della Vergogna e Olanda Campione d’Orgoglio, coi suoi giocatori che si rifiutano di partecipare alla premiazione e di stringere la mano insanguinata del dittatore.

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