Sunday, 18th 11 2018
22:14:16

Abbiamo 34 visitatori e nessun utente online

Header
  • Facebook Page: 526695580737775
  • Twitter: ilcalciolagente
  • YouTube: IlCalcioedellaGente
Sei qui:
02 Giu 2014, 19:42
Visite: 2937
Stampa
Email
Album dei Mondiali - Mexico '86

lo scugnizzo MaradonaL’album di Mexico ’86 si apre ancora una volta con una gigantografia.

È quella di un piccolo uomo con la faccia da scugnizzo, che dal barrio di Villa Fiorito, a Buenos Aires, è giunto sul gradino più alto del mondo, passando proprio dalla città crogiuolo di tutte le inquietudini, di tutti i mali, di tutta la genialità e i sentimenti del mondo: Napoli.

 

Colui che la città partenopea aveva adottato come suo figlio prediletto da bambino aveva confidato a un giornalista di avere due sogni: giocare la Coppa del Mondo e vincerla. In quel 1986, a Città del Messico, ci riuscì praticamente da solo, caricandosi sulle spalle una squadra di onesti comprimari e trasformandola in un team all’altezza dei più forti, Germania e Francia su tutti.maradona in azione

Dopo due delusioni consecutive, quella del ’78 in cui il diciottenne Maradona venne scartato da Menotti che lo ritenne troppo acerbo, e quello dell’82, in cui era già leader di una squadra Campione in carica ma in parabola discendente, in quel 1986 si prenderà un bel po’ di rivincite, disputando un Mondiale strepitoso, illuminato da giocate che resteranno come purissimi diamanti nel firmamento di questo sport.

L’Argentina affronta, di volta in volta, l’Italia campione in carica, poi Uruguay, Inghilterra, Belgio. In finale si trova di fronte l’immarcescibile Germania, la formazione dell'argentina campione del mondoche giungeva a quell’appuntamento come vittima designata. Ma i tedeschi, come al solito vendono cara la pelle: all’inizio del 2° tempo sono al tappeto, sotto di due gol, col conteggio dell’arbitro che procede inesorabile; si rialzano, si rimettono in guardia, iniziano a tirare colpi disperati e, al di là di ogni logica previsione, recuperano il match. Ma, sul 2-2, coi supplementari alle porte, l’ennesimo lampo del genietto rimette l’Argentina sul vetta del Mondo.

Ma la vera impresa sarà nei quarti, quando i biancocelesti incrociano gli acerrimi nemici di Albione[1], i sudditi di Sua Maestà Britannica a cui avevano giurato vendetta.

Perché quello non poteva essere solo un incontro di calcio; era un’altra rivincita, di un popolo, della storia, le conseguenza dell’ennesima, indebita ingerenza della politica nel mondo del calcio, dell’uso irresponsabile dello sport come arma per la conquista del consenso, con inevitabili tragiche conseguenze.

La prossima foto ritrae due isolotti dispersi nell’oceano. Nel marzo del 1982 le isole falkland contese tra Inghilterra e Argentinala giunta militare argentina si trovò a fronteggiare una gravissima crisi economica che ne minava gravemente la stabilità. La necessità di recuperare credibilità interna, portò la giunta a giocare prima la carta della sostituzione del sanguinario Jorge Rafael Videla con il meno compromesso generale Leopoldo Galtieri, quindi a tentare un disperato colpo di mano propagandistico: l’invasione delle Isole Falkland (per gli argentini, Malvinas), due isole nel Pacifico, di fronte alla costa meridionale argentina, lungamente contese nel corso delle guerre coloniali e passate definitivamente sotto il dominio britannico dal 1833. Nel passato, l’interesse per l’arcipelago era legato al ruolo economico e strategico nel Pacifico e verso l’Antartide, ma, alle soglie del XXI secolo, si trattava di due lembi di terra semideserta, cui l’Argentina era legata solo per motivi patriottici e la Gran Bretagna difendeva esclusivamente per motivi di principio. Quale spunto migliore per risvegliare il sopito amor patrio e l’argentinità nella scoraggiata e affamata popolazione?

La guerra, come si sa, si rivelerà un disastro per i sudamericani, che, a prezzo di immani perdite umane, si libereranno definitivamente della vergognosa e disastrosa dittatura militare. Ma la ferita negli animi è aperta e brucia ancora.

Cosa decide, allora, il destino cinico e baro? Di inscenare la rivincita della guerra delle Falkland/Malvinas tra due eserciti in mutande che si affrontano su un campo verde. I quarti di Mexico ’86 vedono di fronte le compagini dei due nemici giurati che si affronteranno a colpi di dribbling, colpi di testa, calci di punizione e anche qualche cannonata, ma da fuori area. Al Capitano Diego, Comandante della brigata partigiana albiceleste, il compito di lavare l’onta e recuperare la dignità perduta.

Il palcoscenico è troppo importante, l’occasione è troppo ghiotta perché il Capitano, che è anche il Principe dei Guitti, se la lasci sfuggire.la rivincita tra Argentina e Inghilterra

È la nostra prossima foto: Città del Messico, Stadio Azteca (quello di Italia-Germania 4-3, ricordate?), ore 12.00 locali, spettatori 115.000, arbitro il tunisino Ali Bennaceur, si gioca Argentina – Inghilterra, “la rivincita”.

L’Inghilterra è una squadra ostica, rinforzata da un attaccante di classe, quel Gary Lineker che sarà capocannoniere del Mundial.

Il primo tempo fila via senza soverchie emozioni. Ma nella ripresa il Principe dei Guitti presenta il meglio del meglio del suo repertorio.

Minuto 51. Maradona tenta una triangolazione con Valdano, si avventa sul pallone per colpirlo di testa, ma il portiere inglese Shilton è in vantaggio. Miracolosamente Diego anticipa l’avversario e la palla rotola lentamente in rete. L’arbitro indica il centro del campo, il suo assistente conferma. 1-0. la mano de DiosLa nostra foto (come tutte le moviole) svela il mistero: a deviare la palla in rete non è stata la testa di Maradona, ma “la Mano de Dios”, che ha voluto aiutare il popolo argentino per risarcirlo, almeno in parte, del torto subito dalla “Perfida Albione”.

Onta, scandalo, vergogna! Come si permette quel pagliaccio di prendersi gioco degli avversari, dell’arbitro, del Mondo intero? Il Re dei Guitti fa un inchino e ringrazia Dio e il suo pubblico.

Ma il “suo” pubblico non è tutto il pubblico. E allora il capolavoro: parte dalla sua trequarti, percorre 60 metri col pallone incollato al piede seminando cinque avversari, entra in area, dribbla anche il portiere e depone la palla nella porta avversaria. Viene definito il “gol del secolo”. È sicuramente un gesto sublime e indimenticabile. Il mondo si inchina ai suoi piedi e persino i fieri e combattivi inglesi cedono le armi.

l'onta delle Falkland

Non sappiamo se l’onta delle Falkland sia stata lavata. Sicuramente nessuno ha più dubbi sul fatto che Diego Armando Maradona sia sul trono del Mondo!



[1] Albione è l’antico nome, di origine gaelica, della Gran Bretagna. La locuzione “Perfida Albione” nacque in Francia al tempo della guerra dei conflitti anglofrancesi del 6-700 e fu ripresa da Mussolini come slogan per la sua propaganda anti-britannica.

Share