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05 Giu 2014, 14:56
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Album dei Mondiali - Italia '90

 

Polemiche, scandali, grandi e inutili opere mal realizzate, mai finite, o addirittura mai inziate…

 

canzone notti magicheIl primo ricordo di Italia ’90 è, però, quello di un tormentone e la prima immagine è la copertina di un disco (forse allora c’erano ancora i 45 giri in vinile).

Le notti magiche inseguendo un gol. Forse è stata la prima volta che un Campionato del Mondo ha avuto la sua “canzone ufficiale”; questa è stata scritta da Giorgio Moroder ed interpretata da Gianna Nannini e Edoardo Bennato, autori anche delle parole e dell’arrangiamento definitivo. Al prima ascolto ti sembrava anche gradevole; a lungo andare veniva voglia di spaccare la radio…logo Italia 90

E insieme alle notti magiche, un’altra immagine turba i ricordi di quella Estate italiana: l’orrendo sgorbioche ha accompagnato quella stagione e che ha lasciato strascichi sbrindellati per molti, molti mesi ancora. Ciao, il pupazzo ideato da un grafico pubblicitario di nome Lucio Boscardin e adottato quale “emblema ufficiale” di Italia ’90: la più brutta mascotte della storia delle grandi manifestazioni sportive di tutti i tempi.

La domanda sorge spontanea: ma è mai possibile che per un evento di portata mondiale, il paese organizzatore, noto per essere la patria degli stilisti, del design, del buon gusto, possa scegliere quale elemento emblematico una cosa così brutta? Eppure è andata così. Non a caso noi italiani siamo noti anche per essere quelli delle “missioni impossibili”: le cose facili non ci attirano, ma riusciamo in imprese che per altri sarebbero impensabili…

A Italia ’90 si è comunque anche giocato al calcio e la prima immagine sportiva del nostro album è un’altra gigantografia di colui che aveva caratterizzato l’edizione precedente.

Maradona ad Italia 90Il viso non è più quello dello scugnizzo impertinente; dai suoi lineamenti traspaiono il contrasto, le lacerazioni interiori. Certamente non era nelle condizioni psicofisiche di quattro anni prima; come si vedrà poi, la sua carriera di calciatore volgeva oramai al termine; la squadra che si trovò al fianco era molto più modesta di quella di Mexico ’86. Ma, nonostante tutto ciò, la sua personalità, il suo carisma, la sua ineguagliabile intelligenza calcistica riuscirono a tesaurizzare le poche risorse disponibili e, viaggiando costantemente sull’orlo del precipizio, riuscì a portare la sua Argentina a risultati di molto oltre le aspettative di tutti e le sue reali possibilità.

Definire accidentato il cammino dell’albiceleste sarebbe un eufemismo. L’esordio rappresenta una di quelle circostanze che rendono ineguagliabile il mondiale. I Campioni giocano la partita inaugurale con il Camerun (la prossima immagine è quella dei “Leoni Indomabili d’Africa”),i leoni d'Africa che avevano fatto una comparsa, più che altro come curiosità, a Spagna ’82, ma qui lasceranno una traccia ben diversa. L’Argentina, ovviamente predestinata alla vittoria, attaccherà con costanza ma con poca convinzione senza riuscire a segnare. A metà della ripresa accade l’imponderabile: François Omam-Biyik stacca altissimo di testa e batte l'estremo difensore avversario. L’Argentina ha una reazione rabbiosa ma inconcludente e i Leoni Indomabili, malgrado ridotti in nove per due espulsioni, resistono battendo i Campioni del Mondo in carica e conquistano la gloria imperitura.

La truppa biancoceleste supera il girone eliminatorio per il rotto della cuffia e affronta negli ottavi il Brasile, ovviamente tra le favorite, con l’atteggiamento della vittima designata; subisce per tutto l’incontro, rischiando mille volte di affondare, ma, a 10’ dalla fine, il Mago Diego, che aveva tenuto faticosamente a galla la nave fino a quel momento, tira fuori il coniglio dal cilindro: prende palla nella sua metà campo, dribbla mezza dozzina di avversari e serve a Caniggia un pallone d’oro, che il biondo attaccante, dopo aver saltato in scioltezza il portiere, deve solo spingere in rete.

Dopo aver superato ai rigori una solida Jugoslavia, in semifinale arriva un’altra sfida della vita: contro i padroni di casa dell’Italia nello stadio di Maradona, il San Paolo di Napoli. L’Argentina soffre per tutto il primo tempo e soccombe al 17’; nella ripresa, mentre l’Italia si smarrisce, Diego riprende a tessere la tela e, dopo il gol del pareggio di Caniggia, tiene insieme la brigata fino al 120’ senza eccessivi patemi. Ancora rigori; il portiere argentino Goycochea ipnotizzerà i nostri Donadoni e Serena, mentre Maradona e i suoi non batteranno ciglio e la modesta Argentina è di nuovo in finale.

Le due foto successive ritraggono proprio l’imprevedibile Caniggia e il pararigori Goycochea, tra gli artefici principali dell’impresa, insieme ovviamente al Mago Diego.

CaniggiaGoicochea

Si ripete così la finale dell’86, ma a parti invertite: l’Argentina è la vittima designata e la Germania la favorita d’obbligo, forte di una compagine solida tatticamente e robusta atleticamente, arricchita da giocatori di classe vera.

La prossima immagine è dedicata all’unico protagonista della finale più brutta, noiosa e inutile della storia dei mondiali, il mediocre arbitro messicano Edgardo Codesal Mendez. Ma dietro il burattino si scorgevano le mani dei veri burattinai, i poteri forti (o, se preferite, la “Mafia”) del calcio mondiale, la cui sapiente regia avrà un unico scopo: la finale germania argentina e il rigore fantasmamettere in condizione l’Argentina e Diego Maradona, dopo i successi di Mexico ’86, di farsi da parte, per lasciare spazio a soggetti più graditi all’establishment, a facce più presentabili. Quindi, con mezzi leciti o illeciti, allora come in seguito, dovranno essere ammansiti e messi in condizione di non nuocere.

La partita si riduce, in pratica a un unico episodio. Dopo quasi 90 minuti di nulla, in cui ancora Diego tiene insieme la baracca e la squadra riesce a far argine puntando decisamente ai rigori; quando tutti, tedeschi inclusi, sono già rassegnati al pareggio, il prode Codesal si inventa un rigore inesistente, per un regolarissimo intervento sul pallone in area, riuscendo con mirabile abilità in un duplice intento: privare i più deboli della possibilità di giocarsi ad armi pari l’incontro e offuscare la vittoria dei più forti.

E l’Italia? Partiva tra le favorite in quanto padrona di casa, ma era una squadra giovane, conformazione Italia 90 indubbie qualità, ma con una guida tecnica dalle idee un po’ confuse. Il CT Vicini, infatti, trovò la quadratura cammin facendo in maniera piuttosto casuale, con qualche trovata risolutiva che salvò la baracca.

Il primo asso che cava dalla manica si chiama Salvatore Schillaci, per tutti Totò, un attaccante palermitano che la Juventus aveva prelevato quell’anno dal Messina in serie B schillacie che aveva dimostrato subito una rara capacità di far gol. L’idea primigenia era che dovesse fare panchina, ma, mandato in campo nel secondo tempo di una partita d’esordio che gli azzurri non riuscivano a sbloccare, segna subito, regala all’Italia la prima vittoria ed entra per sempre nel cuore dei tifosi. Alla fine risulterà il capocannoniere e verrà votato miglior giocatore del mondiale.

In un’edizione tutto sommato sfortunata, l’Italia si fermerà alla semifinale, sconfitta ai rigori e con un solo gol subito. Ma quelli di Italia ’90 resteranno per sempre legati all’immagine di Totò Schillaci e dei suoi occhi, in cui potevi leggere tutta la sua rabbia, la sua voglia di rivalsa, la sua fame agonistica.schillaci e baggio

Il secondo asso nella manica è un ragazzo di 23 anni, con la testa piena di ricci e un’eleganza nelle movenze, nel tocco di palla, nel dribbling che raramente si era vista fino ad allora.

Anche Roberto Baggio è lì per far panchina. Alla terza partita va in campo contro la Cecoslovacchia per far rifiatare Gianluca Vialli: sarà uno dei migliori, segnando anche un gol memorabile. Finché sarà in campo da titolare l’Italia continuerà a vincere e l’unica sconfitta coinciderà col suo ritorno in panchina.

In fondo, il bilancio di quel Mondiale sfortunato potrà dirsi, tutto sommato, attivo per l’Italia: abbiamo trovato un nuovo eroe nazionale e un grande fuoriclasse.

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