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11 Giu 2014, 18:54
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Album dei Mondiali - Francia '98

 

 

francobollo mondialiQui il calcio si diffonde fin dalle sue origini e trova subito grande seguito, condividendo col rugby il ruolo di sport più popolare. Il campionato francese data addirittura 1894 e la Coppa di Francia 1917, mentre il fondatore della Fédération Française de Football è stato niente meno che Jules Rimet, padre della Coppa del Mondo. Fino all'anno di cui parliamo, la nazionale francese ha collezionato ai mondiali la miseria di due terzi e un quarto posto, pur essendo, a partire dagli anni 80, regolarmente tra le grandi favorite.zinedine zidane

Hanno avuto, prima di quell'anno, un altro momento di grande auge, incarnato dalla classe e dalla personalità di Michel Platini, ma hanno regolarmente mancato di un soffio (vedi semifinale persa ai rigori nell'82) o clamorosamente fallito gli obiettivi. Quella di fine anni 90 si presenta come la loro seconda grande stagione, in cui una generazione di campioni trova voce in uno dei più dei più grandi fuoriclasse della storia calcistica transalpina: Zinedine Zidane.

la Francia campione del mondoIn occasione del mondiale casalingo, intorno a lui si coagula un gruppo di grandi giocatori. Lilian Thuram, Marcel Desailly, Didier Deschamps, Laurent Blanc, Christian Karembeu, Youri Djorkaeff, Patrick Vieira, Alain Boghossian, Thierry Henry, David Trezeguet formavano un team di livello assoluto che, nel 1998, giocò un Mondiale da predestinati.

All’interno di un cammino trionfale ebbero, com’è naturale, qualche momento di incertezza, ma l’unica circostanza in cui rischiarono veramente di cadere, andando incontro all’ennesimo flop, fu nei quarti di finale quando incontrarono l’Italia.

È l’ennesimo capitolo del lungo romanzo dei confronti tra Italia e Francia, inaugurati addirittura nel 1910, prima uscita ufficiale della nazionale italiana.

La rivalità con i transalpini travalica di gran lunga i limiti del rettangolo diItali a Francia 98 gioco. Nasce dalle profonde similitudini caratteriali tra i due popoli latini e dall’insofferenza italiana per quel senso di superiorità che i francesi tendono a manifestare nei confronti del mondo intero (che, in verità, per lunghi periodi della storia, hanno dominato in lungo e in largo). Una rivalità sviluppatasi attraverso le tantissime occasioni di confronto. Solo ai mondiali, prima di allora, avevamo giocato già tre volte: la prima quando li eliminammo nei quarti del mondiale francese del ’38, secondo consecutivo vinto dall’Italia; la seconda volta fu nella partita d’esordio di Argentina ’78, quella del gol fulminante di Lacombe dopo 44 secondi, del sorgere dell’astro di Pablito Rossi e della genesi della squadra che si laureerà campione quattro anni dopo; la terza fu a Mexico ’86, quando negli ottavi incontrammo Platini e soci, campioni d’Europa in carica e tra i favoriti per la vittoria finale: finì 2-0 per loro senza discussioni.

A Francia ‘98 la prospettiva di incontrare gli azzurri determinava una certa inquietudine nei cugini transalpini. I nostri, affidati alla guida di Cesare Maldini, arrivavano avendo vinto, fino ad allora, tutte le partite ad eccezione del pareggio all’esordio, schieravano come terminale d’attacco Bobo Vieri che aveva segnato 5 gol in 4 partite e avevano una difesa di ferro imperniata sui già esperti Paolo Maldini, Beppe Bergomi e Billy Costacurta e sul quasi esordiente ma già affidabilissimo Fabio Cannavaro. Fu proprio sulla difesa che il nostro Cesarone impostò la tattica di gara, commettendo probabilmente il grave errore di sottovalutare le nostre potenzialità offensive. BaggioCome fu imputabile al nostro CT la pecca di non dare fiducia a Roberto Baggio.

È una specie di maledizione che si è portato dietro per tutta la carriera uno dei giocatori italiani di maggior talento. Dopo aver lasciato la Juve, dove aveva vinto uno scudetto, una Coppa Italia, una Coppa UEFA e il Pallone d’Oro (nel ’93), fu sballottato tra Milan, Parma (dove l’allenatore Ancelotti si oppose all’ingaggio) e Bologna (ancora contro il parere dell’allenatore Ulivieri); dopo il mondiale vagò ancora ramingo all’Inter e quindi al Brescia. Grazie alla sua spettacolare stagione bolognese, con 22 gol in 30 partite, il CT fu quasi costretto a convocarlo, ma non fu mai convinto che potesse veramente essere funzionale alla squadra, preferendogli sempre il più giovane Alessandro Del Piero.

L’elenco dei giocatori di classe eccelsa che hanno avuto rapporti difficili con la Nazionale è lunghissimo: da Gianni Rivera, che dovette troppo spesso alternarsi con Sandro Mazzola nell’ormai mitica staffetta, a Claudio Sala, il “poeta del gol”, sempre snobbato e portato ai mondiali di Argentina come turista; da Roberto Mancini, ben presto dimenticato persino dai suoi mentori e anche lui a Italia ’90 per fare tappezzeria, fino a Gianfranco Zola, sempre ai margini, al punto da cercare fortuna in Inghilterra, al Chelsea, e trovarne tanta da guadagnarsi il titolo di Ufficiale dell'Ordine dell'Impero Britannico ed essere eletto “miglior giocatore del Chelsea di tutti i tempi”.

La storia di Roby Baggio ha dell’inconcepibile se si tiene conto, oltre che delle ineguagliabili doti tecniche, anche della riconosciuta mitezza e accondiscendenza del suo carattere (è nota la sua fede buddhista). In nazionale, la sua coesistenza con gli allenatori è sempre stata molto problematica: con Vicini, che dopo averlo lanciato non esitò a riportarlo in panchina nella partita decisiva; con Sacchi che non lo amò mai fino in fondo, nonostante tutto; con Maldini, che gli preferì sempre Del Piero; con Trapattoni, che nel 2002 lo lasciò a casa, malgrado una stagione in cui dette tutto se stesso anche per superare i diversi infortuni di cui fu vittima.

In quel quarto di finale in cui ci giocavamo tutto, Cesarone Maldini lo tenne in panchina troppo a lungo, in attesa del risveglio di Del Piero che non avvenne mai, mentre la nostra squadra vacillava sotto gli attacchi francesi. A metà ripresa il CT si convinse e lo mandò in campo. Ironia della sorte, la miglior occasione della partita se la guadagna proprio lui, con un gran tiro al volo su perfetto lancio di Albertini, che dà l’illusione, ma purtroppo solo l’illusione, del gol.

i rigori contro la Francia nel '98Si va ancora ai rigori. Per il terzo mondiale di fila. E la musica non cambia. Sbaglia prima Albertini, emulando il francese Lizarazu. L’ultimo rigore, quello decisivo, è affidato a Gigi Di Biagio, uno che, di norma, non sbagliava. La foto emblematica dell’album di Francia ’98 è proprio quella del suo errore dal dischetto. Ma, più dell’immagine, ciò che è rimasto impresso nella memoria è un suono, il rumore sordo della traversa colpita dal nostro ultimo rigorista, una traversa che, allo Stade de France di Saint-Denis, sta ancora vibrando.

Dopo aver battuto l’Italia la Francia superò la sorprendente Croazia, finita poi terza, e attendeva in finale il temutissimo Brasile.

Dell’epilogo del mondiale, più della partita, è rimasta impressa la foto del mistero di Ronaldo.

Ci furono accadimenti poco chiari che videro protagonista il fenomeno prima,Ronaldo in Francia 98 durante e dopo la finale. Si disse che, nel pomeriggio prima dell’incontro, fu colpito da un malore con conseguente ricovero ospedaliero. Si disse che fu dimesso solo un’ora e mezza prima della finale. Si disse che il CT Zagallo fosse contrario a schierarlo, tanto che il suo nome non era inserito nelle formazioni comunicate alla stampa, ma che poi qualcosa determinò un ripensamento.

Ciò che è certo è quella sera Ronaldo era tra gli undici, ma in campo scese solo il suo ectoplasma; è certo che quello visto scendere la scaletta dell’aereo, al ritorno in Brasile, non era un atleta ma un ragazzotto dall’aria smarrita che non stava in piedi da solo.

Il mistero non è mai stato risolto. Si è parlato di crisi epilettica che avrebbe messo a repentaglio addirittura la sua vita; si è fatta l’ipotesi che non di epilessia si fosse trattato ma di problema cardiaco; si è detto che la sua presenza in campo sia stata imposta dalla Nike, potentissimo sponsor del campione; si è detto che fu lui stesso a chiedere di giocare. Solo voci. Un fatto acclarato è che il Parlamento brasiliano propose un’inchiesta per chiarire i rapporti tra la Federcalcio e la Nike.

Un altro fatto è che quella attesa finale non ebbe storia: ci fu una sola squadra in campo, la Francia, che alla fine riuscì a coronare il suo sogno. 3-0 con due gol di Zinedine Zidane, il fuoriclasse allora all’acme di una carriera, che sarà ancora prodiga di successi, ma che, come tutti sanno, si concluderà, qualche anno dopo, in maniera del tutto ingloriosa.

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