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Sogno Mundial

Sogno Mundial (21)

Lunedì, 20 Aprile 2020 20:31

Il "Sogno Mundial" di Fabrizio Prisco

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copertina del libro di Fabrizio Prisco

Di seguito il comunicato relativa alla presentazione del libro di Fabrizio Prisco "Sogno Mundial".

Per questo sito e per l'associazione Sogno Cavese che sostiene "Il Calcio è della Gente!" è davvero un piacere dare questa notizia, visto che tutto è partito da una chiacchierata tra amici, la pubblicazione della rubrica Sogno Mundial, i video realizzati e le curiosità narrate in quel periodo d'estate che ...si ripete ogni quattro anni.

A domenica.

manifesto 2010  Spagna 2010 

C’era una squadra che non vinceva mai. Stiamo parlando della Spagna. Nel corso del Novecento tanti campioni hanno vestito la casacca della Roja: da Pichichi a Zamora, da Di Stefano a Suarez, da Kubala a Puskas, da Amancio a Gento, da Santillana a Butragueno. Eppure fino a poco tempo fa nella bacheca delle furie rosse c’era un solo trofeo: la Coppa Europa vinta nel 1964 battendo per 2-1 a Madrid l’URSS di Jascin con un gol di Marcelino a sei minuti dal termine e con Josè Villalonga in cabina di pilotaggio. Nel 1984 sempre nella finale dell’Europeo la truppa di Munoz si era arresa alla Francia di Platini. Nel 1982 anche il Mondiale organizzato in casa era stato un fiasco. La cosa è ancora più assurda se si pensa che mentre la Nazionale stentava, i due club più importanti, il Real Madrid e il Barcellona, fin dagli anni cinquanta venivano considerati un modello in campo internazionale, specialmente le merengues.

Lunedì, 20 Aprile 2020 20:28

Germania 2006 - Il cielo è azzurro sopra Berlino

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manifesto 2006    campioni 2006

Campioni del mondo. Ventiquattro anni dopo Madrid. E in concomitanza con lo scandalo di “Calciopoli”. Chi l’avrebbe mai detto. Gli azzurri di Marcello Lippi si ricompattano nel momento più difficile e restituiscono una dimensione mondiale al nostro movimento proprio mentre nelle aule dei tribunali si discute sul futuro del calcio italiano. Il gol di Grosso al 119’ con la Germania, la testata di Zidane a Materazzi, i rigori con la Francia, le prestazioni monstre di capitan Cannavaro, la quarta Coppa del Mondo alzata nel cielo di Berlino. Queste le istantanee più belle del trionfo azzurro.

 

Lunedì, 20 Aprile 2020 20:27

Corea Giappone 2002 - La rivincita di Ronaldo

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manifesto 2002  ronaldo 2002

Pelè ha sempre detto: “Felicità è vedere un pallone rimbalzare. Non c’è nulla di più triste di un pallone sgonfio”. Abbiamo lasciato Ronaldo alla fine dei mondiali di Francia mentre scendeva tremolante la scaletta dell’aereo che lo riportava a Rio. Sono passati quattro anni. Un periodo lunghissimo, una strada lastricata di delusioni, di infortuni e di sale operatorie. Il 21 novembre 1999 in un Inter-Lecce si lacera parzialmente il tendine rotuleo del ginocchio destro. Il professor Saillant lo opera a Parigi. Rientra dopo quattro mesi e mezzo nella finale di Coppa Italia a Roma contro la Lazio. Ma si rompe per la seconda volta dopo sei minuti. Il suo urlo di dolore squarcia la notte della Capitale. Il tendine operato si lacera stavolta completamente. Il 13 aprile del 2000 a Parigi è di nuovo sotto i ferri. La rieducazione è infinita. Torna a disposizione alla fine del 2001. Hector Cuper lo utilizza con il contagocce. Nella parte decisiva della stagione è titolare in pianta stabile. L’Inter è in testa al campionato. Lo stadio “Olimpico” di Roma il 5 maggio 2002 gli regala un’altra delusione. Una Lazio che non ha più nulla da chiedere supera per 4-2 i nerazzurri che vengono scavalcati in classifica dalla Juventus e perdono lo scudetto. La fotografia di Ronaldo seduto in panchina in lacrime fa il giro del mondo. In cinque anni a Milano gioca solo 68 partite. Il tecnico del Brasile Felipe Scolari nonostante tutto continua a credere in lui e lo porta al Mondiale che si disputa per la prima volta in due stati, Corea del Sud e Giappone. Sarà ampiamente ripagato.

Lunedì, 20 Aprile 2020 20:26

Francia 98 - Zizou, il Fenomeno sei tu

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manifesto 98 francia campione 

Spagna, 1982. Sono passati 24 anni dall’ultima grande Francia, quella di Kopa e Just Fontaine, che arriva terza ai mondiali in Svezia. Con la maglia dei transalpini c’è un 27enne numero 10 che incanta. E’ Michel Platini. Si arrenderà in semifinale allo strapotere della Germania Ovest. La stessa cosa accadrà in Messico quattro anni dopo. In mezzo la vittoria agli Europei del 1984 in casa e davanti ad un pubblico in estasi per i suoi 9 gol. Il primo vero e unico trionfo in campo internazionale della storia dei bleus. Mentre a Bilbao, Valladolid, Madrid, Siviglia e Alicante nel 1982 Platini semina sprazzi della sua classe, ad ammirarlo davanti alla tv a Marsiglia c’è un ragazzino di dieci anni, Zinedine Zidane. Viene dal quartiere popolare di La Castellane e indossa anche lui la maglia numero 10 del Saint-Henri. La sua famiglia è originaria della Cabilia, una regione berbera dell’Algeria, ed è emigrata in Francia nel periodo della guerra civile. In verità il suo primo idolo calcistico è l’uruguaiano Enzo Francescoli. Ma le strade di Platini, tre volte Pallone d’Oro nel 1983, 1984 e 1985, e di Zidane sono destinate molto presto ad incrociarsi.

Lunedì, 20 Aprile 2020 20:25

USA 94 - Sacchi, Baggio e il sogno americano

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manifesto 94  Baggio Usa 94 

Gli Stati Uniti e il soccer. Un binomio non certo vincente. Gli USA sono la patria del baseball, del basket, dell’hockey e del football, quello che si gioca con la palla ovale. Il calcio ha comunque ugualmente tradizioni antichissime: una prima Federazione risale al 1884, nel 1913 avviene l’affiliazione alla FIFA. La Nazionale a stelle e strisce partecipa alla fase finale del Mondiale nel 1930, nel 1934 e nel 1950. In Uruguay si classifica al terzo posto, in Italia viene eliminata dagli azzurri agli ottavi e in Brasile si toglie almeno la soddisfazione di battere l’Inghilterra. Quindi un lungo oblio fino ad Italia ’90. Il movimento calcistico vive una certa popolarità tra gli anni settanta e ottanta quando un pool di imprenditori costituisce una lega, la North American Soccer League (NASL), fatta di squadre spettacolari come il Cosmos di New York gestito dalla potente Warner che ingaggia addirittura Pelè, Giorgio ChinagliaCarlos Alberto, Franz Beckenbauer e Neeskens. I dollari americani attirano una parata di stelle da ogni parte del pianeta. Calcano i campi in sintetico statunitensi pure Gerd Muller, Rudi Krol, Johan CruijffRensenbrink, George BestEusebio e Roberto Bettega. L’adattamento ad una mentalità che privilegia il lato esteriore e commerciale a quello sportivo non risulta tanto facile. I club non hanno radici e un seguito di pubblico sedimentato nel tempo, cambiano sede a seconda dei passaggi del pacchetto azionario. Ecco che così, una volta esauritasi la curiosità iniziale, il soccer entra in crisi profonda. Nel 1984, quando il business non è più remunerativo, la NASL si scioglie. E la rappresentativa nazionale rimane sempre nel limbo di un improduttivo dilettantismo.

Lunedì, 20 Aprile 2020 20:24

Italia 90 - Le notti magiche di Totò

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manifesto 90  Schillaci 

E’ il mese di maggio del 1984 quando l’Italia ottiene il prestigioso incarico di ospitare nuovamente una fase finale del Campionato del Mondo. Sono passati 56 anni dalla seconda edizione della Coppa Rimet e dalla prima affermazione dei ragazzi di Pozzo. A capo del comitato organizzatore che si mette in moto nel febbraio del 1986 c’è il trentanovenne manager Luca Cordero di Montezemolo, con trascorsi in Ferrari. Il lavoro del COL è enorme. Il Mondiale che si tiene nella nostra penisola dall’8 giugno all’8 luglio 1990 non è bellissimo dal punto di vista del gioco e dello spettacolo, ma all’estero ci fa fare un figurone. Un po’ come era successo per le Olimpiadi romane del 1960. Si gioca in dodici città, vengono ristrutturati tutti gli stadi; due, il “Delle Alpi” di Torino e il “San Nicola” di Bari, vengono costruiti ex novo. Qualche polemica c’è sui grandi interventi urbanistici finanziati in zone del paese dove non è in programma nessuna partita. Non sempre nei cantieri viene garantita la sicurezza sul lavoro. Alla fine si conteranno ben 24 morti tra gli operai impegnati nel rifacimento dei campi sportivi. Le tecnologie informatiche e di comunicazione dei centri stampa e della cittadella televisiva IBC invece sono all’avanguardia. Le 52 partite sono seguite da oltre 40.000 giornalisti accreditati e da 28 miliardi di contatti televisivi. La Rai fa la parte del leone con un impiego di mezzi e di risorse senza precedenti. La colonna sonora è la canzone scritta da Giorgio Moroder ed interpretata da Gianna Nannini ed Edoardo Bennato, “Un’estate italiana”. La mascotte dell’evento, Ciao, la stilizzazione di un calciatore composta da elementi bianchi, rossi e verdi, è ovunque. Sui giornali, sui manifesti, negli impianti.

Lunedì, 20 Aprile 2020 20:22

Messico 86 - La mano de Dios e l'aquilone cosmico

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manifesto 86  maradona-19862 

 Fuga per la vittoria” è un film del 1981 diretto da John Huston, liberamente ispirato alla “partita della morte” che si tenne a Kiev il 9 agosto 1942 tra una mista di calciatori della Dynamo e della Lokomotiv e una squadra composta da ufficiali dell'aviazione tedesca Luftwaffe. E’ la storia di un incontro disputato a Parigi allo stadio di “Colombes” nel 1941 durante la Seconda Guerra Mondiale tra una selezione di calciatori alleati e la squadra sportiva di una base tedesca. La pellicola, una delle più belle mai realizzate sul calcio, è famosa per la presenza al fianco di celebri attori come Sylvester Stallone e Michael Caine di grandi stelle del football dell’epoca, come l’argentino Ardiles, il polacco Deyna, gli inglesi Moore e Summerbee, lo scozzese Wark, il belga Van Himst e il brasiliano Pelè. La partita termina 4-4 e Pelè, che interpreta un prigioniero originario di Trinidad Luis Fernandez, sigla il punto del pareggio con una spettacolare rovesciata prima che Stallone pari un calcio di rigore al nazista Baumann. Davanti ad un gesto atletico così perfetto si alza in piedi per applaudire l’organizzatore della partita, il maggiore tedesco Von Steiner, in passato calciatore della Nazionale tedesca, interpretato da Max Von Sydow. La prodezza di Pelè-Fernandez che mette d’accordo nemici e sportivi divisi dalla crudeltà della guerra è una delle perle del film. Ma “Fuga per la vittoria” e la rovesciata di “O Rei” fanno parte della finzione cinematografica. Quello che realizza Diego Armando Maradona nel 1986 in Messico durante la tredicesima edizione della Coppa del Mondo è invece realtà. “La mano de dios”, “il gol del secolo” non sono parte di un racconto o di un favola, accadono sul serio. Come autentici capolavori d’arte portano la firma del numero 10 dell’Argentina, il “pibe de oro”, il calciatore più forte di sempre. Insieme con Pelè. Qualcuno sostiene più dello stesso Pelè che proprio in Messico allo stadio “Azteca” 16 anni prima aveva sollevato la sua terza Coppa Rimet.

Lunedì, 20 Aprile 2020 20:21

Spagna 82 - Il Mundial di Pablito e Bearzot

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manifesto 82  italia mundial 

Dai fantasmi di Vigo agli eroi di Madrid. Dalle polemiche di Pontevedra alla gioia del “Bernabeu”, passando per la rinascita di Barcellona. Il trionfo dei ragazzi di Bearzot al Mondiale che si gioca in Spagna nel 1982 è un crescendo rossiniano. E’ una delle pagine più belle di tutta la storia dello sport italiano. In un mese si passa dalla rabbia, dalla frustrazione alla esaltazione totale. Tutti sono coinvolti. Dai calciatori ai tifosi. Dagli addetti ai lavori ai politici e ai dirigenti della Federcalcio. Quello che realizzano gli azzurri è qualcosa di fantastico. Che merita di essere raccontato ai nipotini. Proprio perché inaspettato è ancora più bello.

Lunedì, 20 Aprile 2020 20:19

Argentina 78 - Il tango insanguinato di Menotti

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manifesto 78  argentina 1978

Il mondiale del 1978 si svolge in un clima particolare. Non è solo colpa del tiepido inverno sudamericano. Al comando in Argentina da un paio di anni c’è una giunta militare con a capo il generale Jorge Rafael Videla che ha preso il potere con un colpo di stato il 24 marzo 1976 dopo aver destituito Isabelita Peron, la moglie del compianto Juan Domingo Peron, morto nel 1974. E’ una vera e propria dittatura. Chi non è con il regime è considerato un nemico e viene ridotto al silenzio. Videla dal 1976 al 1981 sarà responsabile della sparizione, della tortura, della detenzione in campi di concentramento e dell’omicidio di oltre 32.000 persone (i “desaparecidos”) tra politici, comunisti, sindacalisti, cattolici, intellettuali, sportivi e semplici oppositori. Come era accaduto per Mussolini in occasione della rassegna iridata del 1934 giocata in Italia, la manifestazione diventa il migliore spot pubblicitario per il suo governo. La FIFA che aveva promesso di portare la kermesse in Argentina già nel congresso di Londra del 1966 è preoccupata, ma il paese risponde alla grande e gli impianti di Buenos Aires, Mar del Plata, Rosario, Cordoba e Mendoza sono gioielli all’avanguardia. Per il Campionato del Mondo Videla stanzia ben 700 milioni di dollari.

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